Osteopatia e chiropratica: un problema tutto italiano

di Valeria Coco

Dopo aver letto tanti articoli e commenti a volte sensati a volte deliranti, ho provato a resettare e a ripartire da zero nell’esaminare la questione osteopatia e chiropratica. In Italia esistono qualche centinaio di chiropratici, e di questi tanti stranieri che probabilmente hanno conseguito il titolo di studio all’Estero, mentre non si riesce a capire quanti siano gli osteopati ( secondo alcune associazioni circa 6000). E’ bene fare un passo indietro e ricordare che osteopatia e chiropratica nascono negli USA in un periodo storico nel quale la medicina convenzionale era impotente di fronte a moltissime condizioni patologiche ( polmoniti, meningiti, infarti, ecc …) con lo scopo di guarire le persone attraverso l’elaborazione di teorie sicuramente suggestive ma spesso fantasiose. Per l’osteopatia e la chiropratica i riferimenti culturali della loro nascita risalgono all’America rurale di fine 800, quando la medicina si rifaceva alle conoscenze mediche del tempo, che erano ancora povere dei più comuni rudimenti della medicina moderna ( antibiotici ed antiinfiammatori così come la diagnostica radiologica risalgono alla prima metà del secolo scorso). In quel contesto culturale e sociale, povero di conoscenze mediche, l’osteopatia e la chiropratica, per come pensate dai precursori Still e Palmer, nascono come branche monoterapeutiche che hanno cominciato ad utilizzare trattamenti terapeutici manuali ( massaggi, mobilizzazioni, manipolazioni).

In Italia la questione chiropratica nasce negli anni ’80 quando, per regolamentare l’attività dei chiropratici che avevano conseguito il titolo di studio all’estero, lo Stato, tramite il Ministero della Sanità, produsse alcune circolari dirimenti la questione, stabilendo i requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi delle strutture all’interno delle quali il chiropratico avrebbe potuto operare. Si deve arrivare alla Legge Finanziaria del 2008 ( governo Prodi ) che, per aggirare l’ostacolo di un serio percorso formativo, istituisce un fantomatico “registro” dei “dottori in chiropratica” presso il Ministero della Salute, forse utile solo per poter sostenere in futuro che il suo riconoscimento per legge possa da solo bastare a provare l’esistenza di una professione sanitaria. Il DDL Lorenzin complica ancor di più la questione perché, pur riconoscendo la figura professionale del chiropratico, ne abolisce il registro ( mai nato) senza prevedere la creazione di un albo professionale come invece fa con le altre professioni. Forse l’intento di raggiungere interessi specifici non consentiti dal titolo di studio non vale per i pochi chiropratici ma solo per i molti e ben organizzati osteopati.

La storia del riconoscimento della professione dell’osteopatia non è mai andata oltre svariate proposte di legge volte a superare l’articolo 348 del codice penale, cioè l’esercizio abusivo di professione sanitaria. Ad una prima lettura potrebbe sembrare un’affermazione eccessiva, ma non lo è …. una volta tanto e’ bene essere chiari: in base alle attuali Leggi Italiane coloro che si dichiarano osteopati o che si fregiano del titolo di D.O., in realtà sono solo degli abusivi che , nella maggior parte dei casi, hanno fatto corsi di qualche centinaia di ore spalmati in 5 anni.

La confusione, a mio giudizio creata ad arte, riguarda diversi punti.

Il primo è che si fa riferimento all’osteopatia made USA che lì viene seriamente insegnata nei Collegi di Medicina Osteopatica , che sono però delle Scuole Mediche, equiparate ai Medical College tradizionali, ma a più basso costo e quindi più accessibili a coloro i quali vogliono diventare medici. Infatti i laureati di questi college esercitano, nella stragrande maggioranza dei casi, la medicina ufficiale e non l’osteopatia ed hanno proseguito il percorso formativo conseguendo anche specializzazione mediche e chirurgiche, quali ginecologia, ortopedia e altro ancora. Probabilmente ci si è resi conto anche in America che, da un punto di vista medico – scientifico ed alla luce delle moderne conoscenze medico specialistiche, l’osteopatia non ha in sé gli strumenti culturali per potere identificare le reali esigenze terapeutiche del paziente e le reali indicazioni al trattamento, cosa che invece poteva essere valida nelle campagne di Kirksville nel 1874. Il secondo è l’affermazione che in Italia i corsi di studio di osteopatia durano 5 anni. Si… vero, ma di solito l’impegno e’ di 7 – 8 week end l’anno per 5 anni. Proprio un serio percorso formativo… Il terzo e’ che si fanno chiamare Dottori, generando confusione, se non inganno, nello sprovveduto paziente che pensa di avere davanti un medico, cioè un laureato in medicina e chirurgia che ha alle spalle una formazione ottenuta con 6 anni completi di studi universitari, il superamento di un esame statale di abilitazione professionale e spesso una specializzazione di ulteriori 4- 5 anni. Ma non è così.

È’ molto grave quindi che con questo DDL si punti a far diventare professionisti sanitari soggetti che spesso hanno nel loro background professionale solo un diploma di scuola media superiore.

Allora mi chiedo: ma io affiderei mia figlia invece che alla sua pediatra ad un tecnico industriale che ha deciso di “studiare” osteopatia per qualche fine settimana ? La mia risposta è fin troppo scontata.

La risposta di altri potrebbe essere che questo DDL punta a formare nelle sedi opportune , forse nelle Università, questi professionisti. Forse in futuro potrà essere così… speriamo ! Ma con i 6000 esistenti come la mettiamo ?? Secondo me la verità è che questo DDL punta soprattutto a risolvere l’incredibile problema degli osteopati, mettendo in atto l’ ennesima sanatoria italiana che mira a creare dei professionisti sanitari senza che questi abbiano avuto una formazione adeguata ad occuparsi della salute dei cittadini.

Ecco perché per i pochi chiropratici non si pone neanche il problema della mancanza dell’albo professionale.

Il tutto e’ solo un problema politico legato alla massiccia presenza sul territorio nazionale degli osteopati, nella maggior parte dei casi sfornati e non formati da pseudo scuole private che, solo per puro business ( già!… ho dimenticato di dire che questi corsi costano fior di quattrini), hanno finora immesso ogni anno sul mercato del lavoro centinaia di persone non adeguatamente qualificate alla cura dell’essere umano. Così non s’e’ fatto altro che indurre un cittadino poco avveduto a riporre male una speranza di cura. Esistono già professionisti sanitari come medici e fisioterapisti che, ognuno con competenze diverse, i primi di diagnosi e terapia, i secondi di terapia , possono assicurare un trattamento appropriato e soprattutto scientificamente validato ( cosa che l’osteopatia stenta a dimostrare di avere, diversamente da altre medicine, quale ad esempio la medicina manuale che negli studi di Robert Maigne ha fondato la sua valenza scientifica).

In pratica, per risolvere questo brutto pasticcio, qualcuno ha pensato di eludere leggi e regole fatte apposta per tutelare la salute dei cittadini saltando a pie’ pari il percorso tecnico / amministrativo per l’individuazione di nuovi profili professionali creando così anche sovrapposizioni e frammentazioni di competenze professionali ( vedi Legge 42/2006) che nulla hanno a che vedere con il bisogno di salute di ogni cittadino.

Il mio auspicio è che il Governo, alla luce delle tante criticità emerse durante l’iter legislativo del DDL possa rivederlo con l’opportuna attenzione ed obiettività, ascoltando le ragioni di tutte le parti coinvolte, nel rispetto delle Leggi che lo Stato si è dato finora a garanzia della salute pubblica e delle professionalità sanitarie presenti sul territorio nazionale.

La proposta è continuare la strada intrapresa dalla FNOMCeO nella delibera di Terni del 18 maggio 2002 quando annoverava osteopatia e chiropratica tra le medicine non convenzionali e come tali da ascriversi alla diretta ed esclusiva competenza medica secondo il principio che nessuna attività diagnostica e prescrittiva può competere a chi non è abilitato all’esercizio della professione medica.

Valeria Coco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3 commenti:

  1. claudio puglisi

    Mi piace, Collega!
    È una battaglia quotidiana quella di cui Tu parli. Speriamo e cerchiamo di vincerla con la continua informazione che diamo ogni giorno ai nostri Pazienti.
    Ciao

  2. fabio trecate

    Bisognerebbe raggiungere i mezzi di informazione e chiarire…invece, succede che gli osteopati e i chiropratici siano intervistati su questioni che dovrebbero essere di pertinenza medica…Un abbraccio

    • David Antonio Fletzer

      Hai ragione e certamente chi lo puó fare lo farà sicuramente ma anche con questo sito cerchiamo di mettere in rete e quindi di far circolare queste idee. Abbiamo esempi concreti di come la rete puó facilitare rivoluzioni o cambiamenti politici. L’importante è crederci e fare passa parola lasciando da parte la convinzione che non si possa fare nulla. Da soli non si va da nessuna parte ma se ci facciamo sentire forse arriviamo anche ai mass media.
      Un caro saluto
      David

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