ATTENTI ALLE SCELTE ODIERNE, IN QUANTO A VOLTE IL PREZZO SI PAGA DOPO ANNI

Cari Fisiatri,

in questi giorni stiamo seguendo con particolare attenzione il percorso di riordino dell’assistenza ospedaliera in acuzie e post acuzie (lungodegenza e  riabilitazione) e della specialistica ambulatoriale proposto dal Ministero della Salute.

Autorevoli colleghi e Associazioni hanno già espresso il loro pensiero sul sito, con l’intento di fare chiarezza e di sottolineare i limiti  di un simile intervento. Parliamo in particolare della osteopatia,  del Piano della cronicità, dei nuovi LEA, comprensivi delle protesi ed ausili, e dell’aggiornamento delle tariffe delle prestazioni di riabilitazione della specialistica ambulatoriale, settore a noi particolarmente caro.

Quindi, se da un lato crediamo che il metodo proposto dal Ministero, basato su un forte rapporto con le Società Scientifiche, possa migliorare i livelli assistenziali per le persone con disabilità, dall’altro siamo preoccupati che questa occasione non venga spesa nel modo corretto e  che possa rappresentare un arretramento rispetto alla tutela del diritto alla salute che sempre deve orientare i nostri comportamenti di fisiatri, ahimè questo ci insegna la storia.

Celebrare e portare ad esempio le eccellenze regionali in ambito sanitario è sicuramente un atto dovuto, ma dobbiamo essere consapevoli che il territorio dell’Italia è molto variegato negli aspetti organizzativi e geopolitici e che spesso le ricette di Regioni efficienti possono generare effetti disastrosi in altre zone. Ricordiamoci che tali risultati sono stati ottenuti con importanti investimenti, che ormai rappresentano un sogno in molte zone del nostro Paese. É come per i DRG, importati dagli USA, e di cui si stanno finalmente vedendo i grandi limiti. Insomma, uno dei principali vizi italiani è pensare che l’erba del vicino sia sempre più verde!

Ricordiamoci ad esempio che una SDO riabilitativa si utilizza, in questa Italia gattopardesca, da quasi un ventennio nel Lazio. Finalmente gli organismi nazionali scopriranno che è impossibile monitorare i ricoveri riabilitativi con una scheda nata e fatta unicamente per i ricoveri per patologie acute.

Ci fa piacere, ma non ci appaga, apprendere che per determinare le future tariffe ambulatoriali si terrà in considerazione, all’interno di una nuova prestazione, della  terapia fisica strumentale; ma erogata con quale tecnologia? Ahimè, le apparecchiature non sono equivalenti nella funzione terapeutica e, ancor meno, nei costi. E che dire della tele-riabilitazione, della realtà virtuale e della robotica a bassa e media tecnologia? E poi, perché la robotica è solo quella per disabilità da patologia del SNC? Oltre ai fisiatri di serie B esistono anche i pazienti di serie B?

Vorremmo che queste possibili evoluzioni fossero chiare per tutti; perché la nostra esperienza ci ha insegnato che spesso si “cade dal pero” per timore di apparire a certi tavoli intransigenti, pensando poco alla chiarezza delle proprie posizioni.

C’è poi, in questo panorama, la convinzione, anche di alcuni prestigiosi colleghi, che non ci dovremmo più interessare, in particolare per i ricoveri, della riabilitazione da disabilità da patologie traumatologiche-ortopediche. Il pericolo, a forza di dirlo, potrebbe essere di delegittimare questo lavoro, come è stato per la terapia fisica nel 2001, per scoprire solo successivamente che su di essa vi è un’ampia letteratura che valida proprio questo tipo di riabilitazione. Non sempre una persona con frattura di femore è meno disabile di una con ictus. É vero che in molte strutture ci sono stati abusi, specialmente in Regioni con piani di rientro, ma la soluzione non è demonizzare intere categorie di pazienti e di professionisti, ma piuttosto attivare adeguati controlli da parte di personale esperto e prevedere adeguate penalizzazioni.

Leggendo la recente intervista del Presidente dell’AIFI, ormai siamo sempre più convinti che solo i Fisiatri lavorino per consolidare l’importanza, peraltro universalmente e scientificamente riconosciuta, del lavoro in team. Per questo il rischio incombente è che si ceda, in ambito politico, alla forza numerica di certe categorie lavorative piuttosto che al buon senso e alla stessa evidenza scientifica, facilitando un caos organizzativo di cui il paziente sarà, nel tempo, l’unica vittima.

Perché ricordiamo tutto questo? Perché immaginiamo questo futuro, ipoteticamente, non positivo?

Perché la vicenda della terapia fisica strumentale dei LEA del 2001 ci deve insegnare qualcosa: le decisioni prese oggi arriveranno sul territorio fra 3-5 anni ed allora, come è già successo a suo tempo per la terapia fisica e non solo, sarà troppo tardi per lamentarsi.

Speriamo ovviamente di avere torto ma, nel caso fosse vero il detto che a “pensare male si fa peccato ma ci si azzecca”, vorremmo evitare di sentire lamentele fra 3-5 anni (il tempo perché le decisioni ministeriali arrivino nelle singole AASSLL andando ad impattare sulla organizzazione routinaria) e vorremmo dire “adesso” a tutti i colleghi: VIGILATE ORA (e forse siamo già in ritardo) sensibilizzando le proprie aggregazioni (Associazioni, Sindacati, Società, ecc…) e in particolare e i loro rappresentati che si siederanno intorno ai vari tavoli ministeriali (e non solo) per evitare questa eventuale prospettiva, chiedendo loro di mostrare con orgoglio e forza caratteriale le proprie convinzioni, spesso basate su chiare evidenze e su risultati ottenuti negli anni, per tutelare non noi, ma i futuri pazienti. E se non riusciremo a convincere i nostri interlocutori, allora bisognerà ricorrere alla Magistratura per sanare un “errore” e agli organi di comunicazione per ottenere ragione e per informare i cittadini.

“El sueño de la razón produce monstruos” (vedi l’acquaforte-acquatinta di Goya del 1797).

E dobbiamo dire che abbiamo riscontrato che spesso i giudici sono più convinti della bontà del nostro lavoro rispetto a certi eminenti colleghi, che hanno spesso mediato solo al ribasso per preservare il presente e perdendo il futuro.

fisiatriaitaliana.it

 

 

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