SALVIAMO IL PANDA!

di Morena Ottaviani

Sono trascorsi già 4 mesi da quando mi sono rivolta attraverso questo sito a colleghi che non conosco personalmente ma che speravo potessero condividere il mio sdegno (nota bene “sdegno” non frustrazione) e la mia rabbia (non umiliazione) per una usurpazione di ruolo che stiamo subendo in modo strisciante da parte di Tecnici della riabilitazione che sono convinti di possedere una formazione “medica” tale da poter prevaricare la figura del Medico Fisiatra. Cercavo conforto, sostegno morale, ma confidavo anche in un risveglio vero e proprio con una ferma presa di posizione che, speravo, potesse crescere passo dopo passo, avviandosi verso una correzione di tiro del legislatore. Un chiarimento, per noi che esercitiamo questa meravigliosa professione, ma anche (in un certo senso, soprattutto) per gli assisiti, affinchè possano distinguere chi si occupa delle loro patologie. In realtà il risveglio che ho ottenuto non è stato più lungo di quelli indotti da Oliver Sacks. Dopo il congresso nazionale, ho letto con orrore della proposta che i signori dell’AIFI hanno presentato relativa l’accesso diretto degli assistiti alle cure, by-passando quindi il Medico Fisiatra: in fondo poteva essere prevedibile, anche se ammetto che la sede ed il momento che hanno scelto per presentare il manifesto….. be’, complimenti per l’ardire! Tuttavia il mio orrore, in verità, è scaturito dalla notizia che nessuno dei Colleghi che erano presenti e che hanno avuto il microfono tra le mani ha detto nulla. Una domanda sorge spontanea: perché? Forse ho paura della riposta che potrei ricevere….. Adesso sono usciti i nuovi LEA. Ovviamente, a livello nazionale nessun TG ha speso una sola parola circa le novità in Medicina Fisica e Riabilitazione. Tutte le parole sono state spese per i vaccini e le malattie rare incluse ……. Allora pazientemente vado a cercare tra le informazioni sul sito SIMFER…. ma non trovo nulla. Pertanto cerco tra le varie newsletter che ogni mattino intasano la mia casella di posta elettronica, e, nelle pagine di Quotidiano Sanità, finalmente scovo l’elenco di tutte le prestazioni: il nuovo Nomenclatore Tariffario, anche se di “tariffario” non c’è ancora nulla. E vado a cercare i codici di riabilitazione……con pazienza infinita, perché sono diventati merce rara. E quando li trovo, scopro che il mazzo è stato ulteriormente sfoltito. A conferma delle linee già inizialmente delineate quando uscirono i primi LEA, anche quel poco di terapia fisica che era rimasto è stato camuffato e buttato nel calderone della rieducazione motoria. Dopo tanto parlare di “pacchetti terapeutici”, paventando una soluzione che sarebbe potuta essere geniale e, al tempo stesso, economica, hanno liquidato tutto con un codice che prevede una seduta di rieducazione motoria da 30 minuti e altri 15 minuti da impiegare con “ciò-che- più-ti-piace”. Purtroppo tanta ironia maschera una seria preoccupazione per il mio ruolo professionale e, conseguentemente, per il ruolo di tanti colleghi che, come me, esercitano in ambulatori privati ed accreditati, e che pertanto non si trovano tutelati nell’ambito dalla struttura ospedaliera. Mi sento una specie in via di estinzione….. Però, attenzione, perché la Dignità della categoria è unica: non deve esserci una differenza tale per cui qualcuno è in campo protetto solo da uno scudo e qualcun altro invece sta in un carro armato. E penso anche che non è servito a nulla combattere affinchè in ogni ambulatorio di riabilitazione ci fosse la direzione sanitaria di un fisiatra, bloccando e rigettando tutte le specialità equipollenti, se poi al portone accanto il primo laureato in fisioterapia si apre il proprio studio in 5 minuti, semplicemente facendo domanda in Comune e presentando la propria laurea triennale. Se, in aggiunta, si considera che alla fine l’assistito dovrà comunque pagarsi le prestazioni, dal momento che il SSN non le riconosce più in gran parte, mi domando: quale porta varcherà il paziente? Mi spiace, ma non ci sto. Amo troppo la mia professione per lasciarmela scippare senza combattere. Forse servirebbe prendere atto che gli specialisti ambulatoriali, che comunque rappresentano una cospicua fetta dei Fisiatri, continuano ad essere considerati in modo molto relativo dai piani alti e non vengono mai consultati per problematiche che non possono essere note a chi esercita in ambito ospedaliero. Però ricordiamoci che la soluzione ad un problema è tanto più difficile quanto meno conosciuto è il problema stesso: basterebbe chiedere a chi vive ogni giorno sulla propria pelle le difficoltà, per trovare facilmente una soluzione. Almeno proviamoci

2 commenti:

  1. Maria Chiara garetti

    Carissima Collega,
    condivido tutto ciò che hai scritto e apprezzo la tua abilità nel sintetizzare così bene situazione e sentimenti. Anch’io provo questo sdegno e preoccupazione che nasce dal veder distorgere una professione che conosciamo e amiamo , proposta e praticata in modo ingannevole , sicuramente amputata di parti essenziali e conseguentemente avvilita nelle sue potenzialità .
    Neppure io sopporto questa direzione e per ora l’unica azione, realizzabile immediatamente e personalmente, è l’ impegno a divulgare al massimo e ad ogni occasione, in modo obiettivo e sintetico una sorta di “glossario” che definisca i personaggi “sul palco” della Riabilitazione. Forse a livello societario si potrebbe stilare una brochure informativa con ruoli e iter di formazione dei singoli operatori. Leggo dal “Tabloid di ortopedia” che del problema se ne sta occupando anche il segretario nazionale Simmfir che purtroppo conferma che poco interessa ad uno Stato, che da anni penalizza chi si è impegnato nei cicli di studio più lunghi e sul mercato favorisce …. il “taroccato”. Certamente è necessario che la DIGNITA’ DELLA CATEGORIA venga riconosciuta ufficialmente in quanto reale risorsa sociale.Nel frattempo la nostra passione per una meravigliosa professione , assieme a informazione e trasparenza possono promuovere la giusta cultura e convincere nella scelta . Generalmente chi deve compiere una scelta è contento di essere informato e lo constato quotidianamente negli occhi del Pz./parenti quando spiego l’articolato mondo della riabilitazione. Io credo che dobbiamo davvero “erudire “ Pz. e familiari per allontanarli da fonti inattendibili e tendenziose .
    Insomma, per” salvare il panda” , proprio a noi tocca ….. RIABILITARE IL FISIATRA !!

  2. Cara Ottaviani, credo che tu abbia messo il dito nella piaga ed é una piaga che puzza non poco, perché ormai é datata all’anno 2001, quando un manipolo di soloni ben valorizzati da sempre dalla propria parte politica, contrabbandó la terapia fisica con una riallocazione di risorse su altri settori della riabilitazione. Quali? Quelli di cui si occupavano e si continuano ad occupare loro. Da lí nacque quella distinzione tra fissarti di serie A e fisiatri di serie B. Da lí nasce anche il voler considerare la utilità della terapia fisica strumentale solo se associata alla cinesiterapia.Una idiozia bestiale, diceva qualcuno E siamo arrivati al giorno d’oggi, quando soltanto su un sito come il nostro si possono ascoltare voci libere come quella che tu esprimi e che riesce a dare una scossa al cloroformizzato mondo dei fisiatri di oggi e che, soprattutto, interpretano un diffuso e crescente malcontento. É un momento di grande criticità per la riabilitazione, dove si stanno vivendo arretramenti importanti come delibere regionali che smantellano o cercano di smantellare un architettura funzionale basata su rforti contenuti scientifici e di inclusione reali. Date un occhiata alla delibera del Veneto sui Dipartimenti o a quella del Piemonte sulla rete. E nel frattempo c’é chi ritiene ancora di essere 2.0………

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