I LEA, LA TERAPIA FISICA STRUMENTALE E LA SALAMA DA SUGO

 

 

Come tutti ormai sanno, il testo dei nuovi LEA è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale N. n.65 del 18-3-2017 – Suppl. Ordinario n. 15. Numerose note e commenti hanno inondato le caselle postali dei Fisiatri, sopratttutto nel nobile  tentativo di dimostrare quanto  grande  fosse stato l’impegno profuso in questa battaglia. Un passaggio è sicuramente importante ed è quello in cui si cita testualmente…..….”L’individuazione del setting appropriato di ricovero è conseguente alla valutazione del medico specialista in riabilitazione che predispone il progetto riabilitativo e definisce gli obiettivi, le modalità e i tempi di completamento del trattamento…”
Assai piú in dubbio siamo se decidere di festeggiare con un calice di bollicine  o meno quando si dice che….. , relativamente  all’assistenza domiciliare ,  …Le cure domiciliari di primo livello richiedono la valutazione multidimensionale, la «presa in carico» della persona e la definizione di un «Progetto di assistenza individuale» (PAI) ovvero di un «Progetto riabilitativo individuale» (PRI)….

Abbiamo anche raccolto una serie di interventi da parte delle Associazioni delle Persone con disabilitá , spesso critiche o fortemente critiche, ma la cosa che ci lascia piú perplessi ( scusateci ma con gli anni ne abbiamo viste tante di belle e di brutte) è ancora il ruolo che si è deciso di far assumere  alla Terapia Fisica Strumentale.

Ieri mattina, valutando una Persona che era stata in cura riabilitativa per una epicondilite e con ottimi risultati, tanto da non necessitare di alcun altro tipo di supporto, ci siamo chiesti: ma con i nuovi LEA sará possibile ancoa tutto questo?  No, si dovrá prescrivere una bella rieducazione motoria e poi a contorno, come un bel piatto di insalata, si aggiungerá la terapia fisica strumentale. Come dire: bisognerá prescrivere quello che non è utile e magari è controindicato, per poter poi praticare quello che invece realmente è utile al paziente in quel momento terapeutico.

Ci dirá qualcuno: quante storie ragazzi abbiamo salvato la terapia fisica, altrimenti  avrebbero continuato a tenerla fuori, meglio dire che è utile solo di contorno, i funzionari sono stati contenti di sentirlo dire da noi. Forse sbagliamo, ma siamo convinti che invece noi  abbiamo l’obbligo culturale, scientifico e professionale di lavorare quotidianamente per la valorizzazione di tutti gli strumenti diagnostici  terapeutici, che appartengono alla nostra disciplina ed alla nostra storia. Storia ricca sempre piú di prove di efficacia e di risultati condivisi.

Ben diverso sarebbe stato dire che il Fisiatra redige e condivide il Progetto Riabilitativo Individuale, ed all’interno di esso, stabilisce quali  strumenti terapeutici utilizzare, in funzione degli obiettivi da raggiungere, all’interno di un tempo stabilito ed un corrispettivo economico  per la prestazione. Si sarebbero valorizzati , allora si, tuttti gli operatori e tutte i mezzi terapeutici  disponibili in ogni Centro ambulatorialr, sia pubblico che privato.

E cosí ci viene in mente quello che accadde con i LEA del  2001 , quando un manipolo di fisiatri, marciando su Roma con in tasca un panino con la salama, riusci a dividere le persone con disabilitá in buoni e cattivi e le terapie fisiche strumentali in merce senza efficacia, su cui risparmiare un pó.

Quello che accade oggi è il frutto di quelle ricette che sono state utili unicamente a qualcuno per finanziare meglio le proprie attivitá,” colte e progressive .

In un precedente articolo David Fletzer (link) ammoniva alla massima attenzione alle scelte di oggi, perché possono portare gravi conseguenze in futuro. E, aggiungiamo noi:  non basteranno ottime campagne comunicative  per cambiare le la sostanza reale delle cose ed il menú a quel punto resterá sempre lo stesso. Ma per fortuna a noi la salama da sugo non piaceva allora e non piace oggi, noi referiamo i cavatelli, magari con un sughetto fresco fresco al pomodoro e basilico.

 

La Gazzetta Ufficiale con i LEA

2 commenti:

  1. alessandro giustini

    Tutto vero : decisioni sostenute solo per mostrare una “qualità professionale e scientifica” di chi le propugnava molto migliore rispetto alla restante massa della Disciplina. Una vera e propria offerta in sacrificio di una parte fondamentale della Fisiatria sull’altare delle colleganze governative . In realtà non è servita a nulla ma oggi la Disciplina nel suo complesso paga un prezzo crescente in termini di possibilità di lavoro, di credibilità medica specie per i giovani che escono dalle Specializzazioni .
    Si diceva che la base di queste decisioni fosse la mancanza di evidenza scientifica: non era vero e le evidenze di efficacia peraltro sono in continua crescita proprio da studi di altri Paesi dove le Terapie con mezzi fisici si stanno diffondendo più di recente .Una interpretazione così restrittiva ed ottusa delle “evidenze” come si sposa con la richiesta di prescrivere la rieducazione motoria e funzionale (e i mezzi fisici solo come aggiuntivi ) per le quali il medesimo criterio di “evidenza” è ancora più carente ? E come si sposa con la richiesta di inserire nei LEA le attività di trattamento con apparecchiature robotiche dove pure le evidenze riabilitative sono tutte ancora da definire ? Il solito metodo (il Marchese del Grillo docet) che gli amici miei hanno ragione a prescindere e gli altri invece hanno sempre torto ?
    L’unica risposta seria a questo problema della evidenza in Riabilitazione è che deve esser fondata sui dati complessivi di efficacia rispetto al problema piccolo o grande che la Persona propone, e sulla competenza e responsabilità dello specialista Fisiatra che deve poter decidere quale sia il trattamento più appropriato alla luce della propria formazione ed esperienza clinica, e può rispondere di queste decisioni verso il Paziente ed il SSN con i dati dei risultati ottenuti e non solo della letteratura. Spetta poi a tutti noi ed alla Società di impegnarsi a raccogliere e se necessario implementare i dati di efficacia di ogni forma di trattamento propri della nostra Disciplina.

  2. David Antonio Fletzer

    Te piace ‘o presepe?
    Vi ricordate le famose battute di Eduardo? Il post di Domenico mi ha fatto ricordare, se la memoria mi assiste, le battute di un prestigioso universitario, al corso nazionale del 23-25 giugno 2008 a Napoli, che esprimeva simpaticamente il proprio parere sull’argomento dibattuto, in occasione della tavola rotonda sulla bozza dei LEA predisposta allora e che fra l’altro, sempre se la memoria mi aiuta, aveva l’ipotesi di prescrivere terapia fisica solo insieme alla rieducazione motoria. Il professore ricordava la battuta di Luca De Filippo “A me non mi piace.” “Ma il presepio non mi piace!”
    Allora a me piace chiudere questo commento con le parole di Concetta, la moglie del protagonista teatrale, che si confida con il portiere “Vedete se é possibile che un uomo alla sua età si mette a fare il presepio? So’ juta pe’ le dicere: Ma che ‘o ffaie a fá? Sapete che mi ha risposto: O faccio pe’ me, ci voglio scherzare io!” GRANDE EDOARDO”
    David A. Fletzer

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