Logi, urgi e iatri : quale medico specialista per quale sanità?

Riceviamo e pubblichiamo questo interessante contributo di Luigi Tesio, pubblicato su L’Arco di Giano

Tesio Logi urgi e iatri

4 commenti:

  1. Alessandro Giustini

    Luigi Tesio è ancora una volta particolarmente profondo ma anche molto gradevole negli stimoli intellegenti che propone :e se gli Atri “buoni ma meno bravi” potessero dare risposte terapeutiche molto superiori di tutti gli altri specialisti alle grandi sofferenze della vita ( la disabilita’ e la limitazione del funzionamento per quato ci riguarda come Fisiatri) ??E proprio perché non frammentano per malattie,organi,apparati o cellule ma si “piegano”verso la persona nella sua complessità ed unicità facendo tesoro in questo prendersi cura di tutta la loro cultura medica biologica e “fisica”( come sempre Tesio e Franchignoni ci hanno ben ricordato).

  2. Marco Scocchi

    Articolo ‘alto’ e colto . Come sempre , quando la penna è quella di Luigi Tesio .
    ‘ Lo “iatra” sembra una figura professionale generica o quanto meno nebulosa . All’uomo della strada non è ben chiaro di che cosa egli si occupi ……….Chiedete all’uomo della strada “chi è il fisiatra ? ” e otterrete risposte imbarazzate e discordanti . Addirittura riesce difficile riconoscerne la natura di medico specialista ….’ . Tutto vero . E , a volte , anche un po’ frustrante . Il gap , rispetto ad altre specialità mediche , inerente la validazione scientifica di quello che operativamente facciamo , ci ha sicuramente penalizzato negli anni ( anche perché non è proprio tutta cosi facilmente ‘misurabile’ la nostra attvità…) . Ma l’uomo della strada capisce solo parzialmente chi siamo , anche ( e soprattutto ) perché molti di noi si sono concentrati esclusivamente sul suffisso ‘iatra’ nell’interpretare la professione…Dimenticandosi ( a volte totalmente ) del suffisso ‘urgo’ …Anche noi siamo in grado di riparare con le mani ! Non certo di riparare parti , o organi . Ma di ‘riparare’ funzioni . Con le mani . Ed in prima persona !…invece di delegare sistematicamente buona parte del recupero funzionale dei nostri pazienti a chi utilizza il suffisso ‘ista’..

  3. fabio trecate

    E’ sempre bello e stimolante leggere ed ascoltare il Prof. Tesio, la sua ultima fatica “I bravi e i buoni” mi ha fatto riflettere sulla nostra professione, in questi anni abbiamo forse troppo “delegato” ad altri, troppo spesso abbiamo visitato al “computer”, guidati forse da una visione eccessivamente biomeccanica della medicina, l’invito è proprio riscoprire nell’ambito di ogni specializzazione la nostra vocazione principalmente clinica, lavorando non da monospecialisti, ma da superspecialisti, privilelegiando la compenetrazione delle diverse competenze a noi afferenti e da “gestire” in modo mirato a favore del nostro paziente. Un dottore Medico.

  4. renato avesani

    Ho letto l’articolo e ho meditato prima di aggiungere un modesto commento. Non c’è dubbio, l’articolo è bello, colto, affascinante nel suo procedere alla ricerca di dare un senso compiuto alla vita degli “iatri” ( perchè il lavoro è tanta vita spesa). La mia breve meditazione riguarda proprio il senso da dare al lavoro. Questo senso ci viene attribuito dalla formazione avuta, dai maestri incontrati ( ce ne sono?), dai pazienti, dalle scelte politiche che possono innalzare od abbattere gettandoci ( come medici specialisti intendo) dall’altare alla polvere. Ci viene attribuito o tolto dai colleghi di altre specialità anche loro spesso, ahimè, guidati come burattini in un teatrino che sempre meno rappresenta la salute.
    Ho trovato interessanti anche la “pars construens”dell’articolo. Ai suoi suggerimenti aggiungerei ( construens o destruens?) che forse da molti anni abbiamo una società scientifica che bada piu’ a rincorrere la forma che a difendere la formazione ed il prestigio dei fisiatri. Un po’ smarrita. Temo , ahimé, che anche tra molti fisiatri della strada ( destinati a scomparire) se chiedessimo chi è la SIMFER, avremmo delle difficoltà ad avere risposte univoche ed incoraggianti. Ci sarà un congresso a breve. Non so se ne farò parte dopo molti anni. Si abbia il coraggio di uscire dalle logiche di potere e di “spartizione rappresentativa” per guardare in faccia alla difficile realtà.
    Grazie per l’ospitalità

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