L’ELEFANTE E I ROMANI ANTICHI

di Morena Ottaviani

È tornato Settembre, un anno è passato e …….. nulla è cambiato!

All’incirca un anno fa di questi tempi mi sono affacciata su questa pagine con la pubblicazione di un articolo che nasceva da una mail. In quelle righe esprimevo tutta la mia rabbia e frustrazione nel dover constatare una pericolosa indifferenza da parte della nostra stessa categoria e la cecità che tutela e tollera la presenza dei sempre più numerosi ambulatori realizzati e gestiti da fisioterapisti senza la presenza del Fisiatra, strutture che sono camuffate dietro la facciata di uno “studio professionale” e che tuttavia possiedono attrezzature che vanno ben oltre questa definizione.

Questa mail ha inizialmente attirato l’attenzione di tutti gli organi cui era stata indirizzata, i cui rappresentanti mi hanno contattata chiedendomi di pazientare, perché eravamo a ridosso del Congresso Nazionale di Bari e, come se non bastasse, c’era anche aperta la questione dei nuovi LEA. Così ho pazientato. Ho pazientato anche perché nel frattempo ho scoperto che nel corso del Congresso Nazionale dell’Ottobre 2017 avrebbero avuto luogo le elezioni per il rinnovo dei direttivi di SIMFER e SIMMFIR e quindi, tanto valeva aspettare in modo di avere degli interlocutori con i quali iniziare e continuare il discorso.

Anche altri colleghi però hanno udito il mio grido di allarme e mi hanno contattata esprimendo unanimemente solidarietà; ho così avuto l’opportunità di conoscere persone veramente interessanti, quel tipo di persona che ti fa capire che non sei da sola e che ti consente di sviluppare un pensiero latente e strisciante che non hai mai espresso veramente perché……non c’è un perché: semplicemente non lo hai mai espresso.

Ma il tempo passa implacabile: il Nazionale di Bari si è svolto (anzi, ormai siamo alla porte del nuovo Congresso di Genova), i LEA sono stati pubblicati (e per fortuna che non sono stata fonte di distrazione durante la loro elaborazione, altrimenti mi domando cosa ne sarebbe sortito!!!) e ……. tutto tace. Nessuno degli organi che avevo contattato si è più fatto sentire.

Il mio caro “vecchio” Primario era solito dirmi che ero come un mastino in quanto a tenacia ed accanimento nel perseguire un obiettivo. Be’ gli anni non hanno cambiato queste mie caratteristiche, anzi….

In numerose occasioni, anche tra le pagine di questo sito, è emerso che la nostra è una disciplina “sulle righe”: non è strettamente chirurgica ma anzi ci impone una considerazione del paziente a 360° e non solamente settoriale. Per noi il paziente non rappresenta un organo fallato, ma è un sistema con una disfunzione che bisogna cercare di superare o contenere in ogni modo possibile.

Noi siamo un po’ come quei cuochi che, di fronte all’emergenza di un “fuori programma”, aprono la dispensa, valutano rapidamente le risorse a disposizione e creano dei pranzi al di là di ogni aspettativa. Noi in realtà valutiamo il nostro paziente e tutto quello che ci può mettere a disposizione la sua condizione; poi, su questa base di partenza, iniziamo a costruire un Progetto che porti al miglior risultato possibile. Quante volte si sente il Chirurgo affermare “L’intervento è perfettamente riuscito”…. Il Fisiatra invece, molto più spesso di quanto vorrebbe, è costretto a concludere un percorso dicendo “abbiamo raggiunto il miglior risultato possibile”. L’umiltà di riconoscere un limite, non significa però che il limite è nostro e che siamo noi quelli incapaci di raggiungere la perfezione. Ma poi, che perfezione?!? Che incomincino anche i chirurghi a considerare tutto il paziente e non solo il “pezzo” anatomico su cui sono intervenuti: vediamo poi se “L’intervento” continua ad essere sempre “perfettamente riuscito”, anche se magari il paziente continua ad avere lo stesso problema! In questi ultimi anni sono sempre più frequenti le Linee Guida che supportano questa mie considerazioni. Mi sorge però spontanea una domanda: dove sono le Linee Guida che dimostrano l’ottusità e la miopia di chi cassa con un colpo di spugna le Terapie Fisiche dal Nomenclatore? Perché questa Società Scientifica cui appartengo non ha prodotto nulla dopo i primi LEA, che dimostrasse l’importanza di alcune prestazioni che da sempre fanno la storia della nostra disciplina e che, di conseguenza, potesse impedire lo scempio che è stato fatto coi nuovi LEA?

Ci dicono che dobbiamo risparmiare. Allora qualcuno può spiegarmi per quale strano ed assurdo motivo ci lasciamo “scippare” dal Ministero tutte le prestazioni di terapia fisica ma continuiamo a prescrivere esami inutili (e, ovviamente, costosi), continuiamo a imbottire di farmaci i pazienti e, soprattutto, continuiamo a tacere di fronte all’ostinazione di una chirurgia che determina costi sia “chirurgici” sia spesso riabilitativi (per non parlare dei costi sociali che provoca un lavoratore che non è attivo), senza produrre risultati significativamente diversi rispetto ad un approccio conservativo?

Mi sono iscritta al SIMFER quando ancora ero in Scuola di Specializzazione, perché credevo fosse importante avere un punto di riferimento per la categoria. Mi sono specializzata nel 1998. Sono quindi ormai 20 anni che respiro quest’aria , ma purtroppo devo ammettere che in questi ultimi anni si sta verificando una certa carenza di ossigeno. A parte alcune rare (troppo rare) eccezioni, tutto quello che ho recentemente visto sono magnifiche vittorie degne di Pirro: ho sentito tante, ma veramente tante parole che cercavano di camuffare meste sconfitte in grandiose conquiste. Ma se c’è una cosa che mi fa arrabbiare, è quando si reca offesa all’intelligenza altrui. Troppo spesso mi è sembrato di assistere ai tentativi di quelle antiche Signore d’annata, che cercano pateticamente di nascondere le rughe e la decadenza del fisico sotto strati di trucco nel tentativo (miseramente fallito) di dimostrare 20 anni in meno. Non è più tempo di tollerare questa miopia.

Parlo con tanti amici e colleghi, persone che addirittura da studentessa mi hanno introdotto proprio nella SIMFER e che adesso mi dicono di non essere loro più iscritti da tempo, perché ormai non si sentivano più rappresentati. Credo che sia ora di fare veramente qualcosa, a partire proprio dall’interno della nostra Società, per crescere e migliorare tutti insieme collaborando, smettendo di involverci su noi stessi senza cambiare nulla se non in senso peggiorativo. Ci siamo scelti una professione medica in cui il lavoro di equipe è determinante per i risultati, eppure non riusciamo a collaborare nemmeno tra di noi Fisiatri. Non ho parole!!!

Credo che il vento possa cambiare. Credo che se tutti uniti lavoreremo per dare forza alla nostra disciplina in tutti i poliedrici aspetti che la rappresentano, potremo contribuire in modo significativo anche a questa dilagante (ma sicuramente necessaria) “fame” di risparmio, pur mantenendo elevato lo standard di qualità di vita per i nostri assistiti. Credo che si possa e si debba fare. Nel semplice rispetto reciproco del ruolo che rappresenta il Fisiatria e dell’ambiente in cui opera. Lasciamo le Serie A e B ai campionati sportivi e riappropriamoci di una dignità che da troppo tempo lasciamo che venga calpestata dall’interesse di pochi a discapito di troppi. Credo SIMFER e SIMMFIR possano e debbano farlo. E’ ora di muoversi. Non c’è più molto tempo ormai.

Credo che quello degli studi professionali finti sia solo uno degli argomenti sui quali ci sia e ci debba essere margine di intervento. Credo fermamente che sia giunto il momento per i Fisiatri di ottenere la giusta collocazione che spetta loro nel contesto della Medicina a livello nazionale e che la Fisiatria ambulatoriale debba ottenere un riconoscimento adeguato, in modo da potersi appropriatamente integrare con la riabilitazione in ambito ospedaliero.

Ad Ottobre sarò presente a Genova e parteciperò attivamente all’elezione dei nuovi vertici societari e sindacali. Non so cosa accadrà né quali risultati emergeranno dalle votazioni, ma in ogni caso preparatevi, perché il mastino non molla: io sono come gli elefanti e non dimentico. Quindi, da novembre in poi partirò alla carica: non sarò più disposta ad accettare di essere ignorata e batterò il tamburo finché non avrò risposte. Romperò le scatole, in ogni caso.

E’ giunta l’ora di trasformare le buone intenzioni in azioni e concretizzare le tante parole dette. La dialettica, che ha reso famoso in tutto il mondo il Senato Romano, nel 2017 deve prevedere una fase di realizzazione. In fin dei conti, anche gli antichi romani prima predisponevano una strategia, che poi veniva realizzata andando in battaglia. E allora che battaglia sia!

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