LA RIABILITAZIONE OSPEDALIERA: UNA REALTA’ ANCORA POCO VALORIZZATA

 

di Raffaele Mazzocco

 

La metodologia per la definizione dei criteri/parametri di appropriatezza ed efficienza dei ricoveri di riabilitazione ospedaliera” è stata messa a punto un Tavolo tecnico multidisciplinare istituito presso il Ministero della salute e coordinato dal Siveas al termine di un percorso di analisi lungo e complesso.

La metodologia si basa sulla ricostruzione del “percorso del paziente” di riabilitazione, distinguendo tra pazienti di riabilitazione che hanno avuto un evento acuto precedente dagli altri pazienti, e individua per le quattro principali tipologie di riabilitazione (sistema nervoso, apparato respiratorio, apparato cardio-circolatorio e sistema muscolo scheletrico) i seguenti criteri:

potenziale inappropriatezza clinica, con riferimento alla numerosità di ricoveri

potenziale inappropriatezza organizzativa e potenziale inefficienza, con riferimento alla durata dei ricoveri.

L’analisi della Riabilitazione ospedaliera condotta con la nuova metodologia ha dato i seguenti risultati:

la potenziale inappropriatezza è maggiormente concentrata nei ricoveri di riabilitazione che non provengono da un evento acuto

il numero di ricoveri potenzialmente inappropriati dal punto di vista clinico è più elevato nelle strutture private (67% privato – 33% pubblico), cosi come le giornate di degenza potenzialmente inefficienti (79% privato – 21% pubblico), mentre la potenziale inappropriatezza organizzativa è quasi equamente distribuita (52% privato – 48% pubblico)

l’assistenza riabilitativa ospedaliera in regime diurno risulta particolarmente critica e necessita di criteri puntuali di standardizzazione organizzativa e gestionale

spesso l’eccessivo ricorso all’assistenza ospedaliera dei ricoveri di riabilitazione è determinato dalla carenza di soluzioni territoriali alternative all’ospedale, che consentano di evitare l’utilizzo dell’ospedale stesso da ricoveri ad elevato rischio di in appropriatezza

la difformità delle soluzioni e delle risposte assistenziali regionali, genera, oltre che uno sbilanciamento dei volumi di attività e della distribuzione dei servizi fra le Regioni, anche una difficoltà di lettura del dato, di interpretazione dello stesso e, quindi, di puntuale descrizione del fenomeno.

La maggior parte di queste criticità possono essere superate solo attraverso un deciso intervento del mondo della riabilitazione, soprattutto la nostra Società Scientifica.

Infatti, senza campanilismi e soluzioni di comodo, si potrebbero proporre soluzioni che dovrebbero interessare tutte le Regioni e tutte le Aziende sanitarie.

Una SDO specifica per la Riabilitazione, considerato il diverso sistema di tariffazione e remunerazione (giornate secondo MDC e non tariffe secondo DRG),

schede di budget per i reparti di riabilitazione condivise e proposte su tutto il territorio nazionale dove vengono valorizzati i criteri e le specificità delle attività riabilitative (degenza media, tasso di occupazione dei posti letto e valore della giornata di degenza in primis),

la proposta di una specifica sezione dell’ ICDH con codici specifici per la riabilitazione o il superamento dello stesso attraverso l’ utilizzo dell’ ICF o dei core-set già individuati per la maggior parte delle  limitazioni e restrizioni.

Continuo a ritenere, come già scritto in precedenti articoli, che solo attraverso percorsi riabilitativi unici e standardizzati che superino le differenze e le diversità fra regioni, che altro non sono che la rappresentazione di differenti modi di concepire la riabilitazione ospedaliera, il suo ruolo, e le sue reali possibilità di far fronte in modo qualificato alle necessità assistenziali nelle varie situazioni, si può realmente pensare di dare il giusto valore alla riabilitazione in generale ed a quella ospedaliera in particolare

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