Un viaggio nella nostra storia

SENZA BARIERE Antonio Maglio e il sogno delle Paralimpiadi di Luca Saitto editore INAI

All’ultima edizione del Salone di Libro di Torino (per me da sempre l’unico vero appuntamento nazionale con i libri) è stato presentato l’ultimo libro dell’INAIL dedicato alla vita di Antonio Maglio, di cui ho spesso parlato in questo sito, avendone vissuto la memoria da quando sono andato al Centro Paraplegici di Ostia (CPO), aperto da lui nel 1957 come Direttore e Responsabile clinico e gestito magnificamente per oltre 10 anni.

Essendo stato il Direttore della UOC Centro Spinale del CPO per 17 anni ho avuto il grande piacere di rivivere la nascita e la crescita del Centro, decaduto dopo il passaggio dall’INAIL alla USL, innamorandomi della figura carismatica di questo grande Medico. Penso comunque che questo libro sia una piacevole lettura non solo per chi conosce il CPO ma anche per tutti noi fisiatri in quanto vi è raccontata, con la storia del prof. Maglio, la nascita del primo Centro italiano per la riabilitazione della persona con lesione midollare, di come l’attività sportiva è diventata uno strumento importante nel trattamento riabilitativo e di come sono nate le prime moderne Paralimpiadi nel 1960.

Questo libro scritto dal dr. Saitta è stato realizzato dalla Direzione centrale pianificazione e comunicazione dell’INAIL e raccoglie le testimonianze oltre che della vedova anche di molti collaboratori del professore, da Tovaglia a Castellano, e di suoi pazienti, da Ruschioni a Venturi ecc… .

Il professore Maglio nasce al Cairo l’8 luglio 1912 in quanto il padre era un importante diplomatico, attaché presso la corte di Re Fuad I, che aveva passato la sua gioventù nel nostro Paese. Dopo aver conseguito la maturità Maglio torna in Italia a Bari dove si laurea in Medicina, creando una profonda amicizia con Aldo Moro che mantenne fino alla tragica fine dello statista nel 1978 per mano delle brigate rosse. Assunto dall’Inail nel 1938 fu destinato alla consulenza medica di Trieste e con la scoppio della 2 guerra mondiale vi partecipò come tenente medico sul fronte balcanico.

Ma il libro tratta anche della vita parallela di Sir Ludwig Guttmann, neurologo ebreo nato in Slesia nel 1899 e che espatriò in Gran Bretagna per sfuggire alle persecuzioni del regime nazista, vero mentore di Maglio.

Guttmann, con il supporto del grande neurologo Riddoch e sul modello delle unità spinali nate in USA nel 1943 a cura di Donald Munro, crea nel 1944 il famoso Centro di Stoke Mandeville nella periferia di Londra, per la cura dei soldati con lesioni midollari ed il 28 luglio 1948, in occasione dell’apertura dei XIV giochi olimpici di Londra, organizza i primi Giochi per disabili di Stoke Mandeville dove si sfidarono 16 inglesi, affetti da paraplegia, nel tiro con l’arco. I Giochi di Stoke Mandeville si svolsero anche negli anni successivi, aumentando il numero dei partecipanti e delle squadre estere (l’Italia vi partecipò per la prima volta nel 1956 con una squadra di fioretto preparata dal professore) e nel 58 Maglio propose a Guttmann di far svolgere i IX Giochi internazionali di Stoke Mandeville a Roma nel 1960 in coda alle XVII Olimpiadi (150 competizioni in 17 discipline con 5538 atleti provenienti da 83 nazioni) e così nacquero le moderne Paralimpiadi che appunto si tennero dal 18 al 25 settembre nella capitale italiana e dove parteciparono 400 atleti da 23 Paesi che disputarono 57 gare in otto discipline (atletica leggera,biliardo, nuoto,pallacanestro e scherma in carrozzina,tennis da tavolo, tiro del dardo e tiro con l’arco). La squadra italiana, che indossava la tuta dell’INAIL, risultò prima nel medagliere con 80 medaglie (29 d’oro, 28 d’argento e 23 di bronzo) superando il team inglese che si fermò a 55 trofei ed al terzo posto arrivò la Germania dell’ovest (altri tempi ovvero un periodo in cui l’incremento del PIL italiano era all’8,35%) con 30 medaglie. E Guttmann chiuse i giochi dicendo: “Sono ormai diversi anni che la squadra, capeggiata dal dottor Maglio, prende parte ai Giochi. Se c’è una nazione che ha dimostrato il valore dello sport come uno dei più importanti mezzi di riabilitazione dei paraplegici, questa è la squadra italiana del Centro Paraplegici INAIL di Ostia. Ciò, naturalmente, non sarebbe stato possibile senza la devozione e l’entusiasmo dell’amico Maglio”.

Ma il professore ebbe tanti meriti nella vita del CPO fra cui far modificare una barca da pesca creando uno scivolo per le carrozzine ed un sistema di “gru” per calare i pazienti in mare, ed un autobus per far entrare da dietro, tramite sempre uno scivolo le carrozzine o la nascita del complesso musicale del Centro, seguita dal Maestro Carlo Colato che compose anche la “Marcia dei Paraplegici”. 725 ricoveri dal 1957 con totale assenza di insorgenza di ulcere da pressione, anche tramite la regola ferrea della rotazione dei pazienti da parte del personale assistenziale.

Naturalmente tutto questo fu possibile in quanto l’Inail fu determinante e dette gli strumenti al professore in questa impresa e mi riferisco non solo alle Paralimpiadi ma anche alla nascita ed alla crescita del CPO e quindi vorrei ricordare la lungimiranza del Presidente dell’Istituto on. Renato Morelli e dei Direttori Generali dottori Martini e Bertagnolio. Ma l’INAIL è stato determinante nella crescita della riabilitazione italiana (dell’Istituto erano 15 CTO, 228 ambulatori, 10 posti di soccorso in miniera, 11 sezioni traumatologiche, 4 centri di rieducazione funzionale, 1 centro medico sociale e 5 centri di riqualificazione e addestramento oltre alla struttura del litorale romano) e purtroppo se la riforma sanitaria è stata un grande passo in avanti del nostro Paese, è stata però miope nel togliere all’Istituto la rete di eccellenze sanitarie, trasformandolo, secondo me, più che in una struttura per il recupero dopo l’infortunio in un ente assicuratore a valenza predominante nella medicina legale.

Maglio divenne, alla fine della sua carriera, Sovraintendente medico generale nel 71 e Vice Direttore dal 18 luglio 1972, andando in pensione il 1 gennaio del 1977 e morendo a Roma 11 anni dopo.

Il libro ha anche una ricca iconografia di 46 pagine dove è possibile rivivere, tramite quelle belle immagini, quella epoca pionieristica.

Forse l’unica pecca è che in tutto il libro non si trova mai la parola fisiatra, sostituita dal termine, che non amo, “riabilitatore”, anche se il prof. Maglio, pur iniziando il suo percorso da neurologo con competenze in neuropsichiatria, ha dedicato una vita alla Riabilitazione e quindi oggi sarebbe tranquillamente nella schiera della élite del mondo dei Fisiatri, ovvero di chi si interessa a tempo pieno di riabilitazione e non solo per un opportunismo carrieristico.

E vorrei concludere con le parole del Presidente Mattarella che il 22 giugno 2016, in occasione della cerimonia di consegna della bandiera agli atleti italiani in partenza per i Giochi Olimpici e Paralimpici di Rio de Janeiro, disse: “Le Olimpiadi di Roma del 1960 hanno lasciato un segno ulteriore, importante nella comunità internazionale: le prime Paralimpiadi. Tutti gli altri Giochi hanno poi seguito quell’esempio e le Paralimpiadi sono ora una realtà ufficiale, attesa. Ma quella del 1960, dovuta ad Antonio Maglio, fu una scelta da precursore, da avanguardia”.

David A. Fletzer

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