Il 21 si discute al Ministero di appropriatezza in Riabilitazione, ma dubbi e preoccupazioni crescono

 Ce ne siamo già occupati lo scorso anno ed avevamo  dubbi che il lavoro sull’appropriatezza in riabilitazione potessi diventare, per come era stato condotto nel trienniodella presidenza  precedente della società scientifica, un boomerang contro la disciplina. Adesso i dubbi si sono fugati e sono diventati una certezza. Il giorno 21 si riunisce infatti al Ministero una mega riunione di società scientifiche, mediche e non mediche, per discutere di appropriatezza in riabilitazione. L’occasione sarebbe stata utile per mettere appunto criteri di accesso, percorsi e reti  ispirati ai principi cardine della Riabilitatazione, nella logica e nella prospettiva biopsicosociale, ormai universalmente riconosciuta e condivisa  in tutti paesi  evoluti e dagli organismi internazionali . Sembra invece emergere, nelle bozze in discussione, un tentativo di superare il concetto di disabilità e di  arretrarlo a quello di menomazione, così da riportare indietro la visione della riabilitazione ad una prospettiva di organo. Chi ha seguito i lavori in questi anni per conto della società scientifica? Possibile che  l’opera certosina di presenza nei corridoi  ministeriali degli anni recenti abbia portato a niente altro se non  ai risultati che emergono dalle bozze in circolazione?

Lo abbbiamo scritto tempo fa in altri  nostri articoli (es. vedi qua ), ma crediamo ora che il rischio di uno smembramento della disciplina, a livello ospedaliero, sia molto alto.

Serve una iniziativa forte ed urgente, che non puó essere demandata ai pifferai magici di antiche frequentazioni ministeriali. Bisogna coinvolgere i colleghi e le Associazioni delle Persone con disabilitá, che sarebbero i primi a soffrire di questo arretramento culturale e di prospettiva individuale.

Se le bozze restano csí come sono state fatte crescere in questi anni e  le abbiamo lette noi e che mettiamo a disposizione dei lettori che ce le chiederanno, esiste una solo possibilitá di risposta: riscrivere tutto .

 

 

Un commento:

  1. renato avesani

    Ho partecipato, non come membro di società scientifiche ,verso le quali nutro una non celata disaffezione, ma come rappresentante di strutture che erogano larga parte della riabilitazione in Italia all’incontro del 21 novembre. Non posso che condividere che la centralità del fisiatra sia stata messa in discussione da piu’ società scientifiche che rivendicano , appunto, uno smembramento del sistema. Mi stupisce poi che stimati colleghi abbiano potuto avvallare un documento ancora oggi pieno di errori e che, nel nome dell’appropriatezza ( inappropriati sarebbero sempre i soliti mariuoli) si stiano smantellando percorsi faticosamente costruiti negli anni . Penso per citarne due, alle GCA e mielolesioni, che, così come impostati i documenti, rischiano di finire nel calderone unico della riabilitazione intensiva. E’ vero che è piu’ facile essere critici che costruttivi. Ma è altrettanto vero che forse piu’ voci possono contribuire a migliorare una situazione da tutti ritenuta degna di rinnovamento. Il problema sta nell’arroccamento che contraddistingue molte società scientifiche compresa la SIMFER che ritiene di essere la sola depositaria di certezze . Non è così cari colleghi. Ognuno certamente difende il proprio territorio ( ed anche il pubblico lo fa e tali documenti sono fatti ad hoc) , ma esistono onestà di giudizio, capacità professionali, capacità di leggere la realtà e capacità di progettazione che sono trasversali e riscontrabili nelle varie parti coinvolte. A tutti sta a cuore la riabilitazione in Italia, specie in un periodo nel quale aumentano i problemi e riducendosi le risorse, si rischia veramente di passare ad una rieducazione mordi e fuggi . A tutti ( e non a singole parti) viene chiesto di rivedere il proprio operato per entrare in sinergia con gli altri e per dare valore al nostro agire nei confronti dei pazienti.
    Creare paletti di codici ICD9CM svilisce l’agire riabilitativo; pensare che la complessità dei pazienti sia data da una somma di codici non rende ragione né a chi lavora né a chi la vive sulla sua pelle. Sono d’accordo, se il sistema riabilitativo è da riformare.. che lo si faccia con coraggio con il contributo di tutti e avendo davanti come scenario il futuro sia economico che epidemiologico.
    Diversamente.. fatti i codici…trovato l’inganno, avvelenati i rapporti, e smembrata la riabilitazione. Non era proprio quello cui si mirava.

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