Il Consiglio di Stato, la Sardegna e…qualche “imbecille” sul web

di Morena Ottaviani

Poche sono le verità assolute, tutto è discutibile. Una verità assoluta però è il fatto che il lavoro del Fisiatra e comunque del “Riabilitatore”, per raggiungere elevati livelli di qualità, deve avvenire in equipe. Premesso ciò, alcune osservazioni a un commento a dir  poco delirante che ho appena letto sbirciando qua e là sul web, in merito agli adeguamenti che la Regione Sardegna avrebbe in essere, quale risposta alla famosa (o famigerata?) sentenza della Consulta circa l’organizzazione degli studi professionali dei fisioterapisti.

  1. A parte il fatto che le normative che regolamentano ad esempio le modalità di accreditamento nella maggior parte del territorio italico richiedono esplicitamente che la Direzione Sanitaria di un ambulatorio di riabilitazione privato venga affidata solo ed esclusivamente al Medico Specializzato in Fisiatria, forse chi si accinge a scrivere ed a criticare, farebbe meglio ad informarsi (anche semplicemente leggendo su queste pagine) prima di delirare su responsabilità di chi prescrive e di chi esegue, dal momento che esistono numerose sentenze della Cassazione che ben chiariscono quella che viene definita la responsabilità in equipe: tutti coloro che vi fanno parte sono parimenti responsabili, quindi non solo l’esecutore o il prescrittore.
  2. Il fisioterapista ha indubbiamente molte competenze, che acquisisce durante il corso di laurea oltre che, ovviamente, con l’esperienza. Tuttavia è fuori discussione che effettuare una diagnosi, una prescrizione terapeutica (farmacologica, ma anche un Progetto Riabilitativo Individuale è una prescrizione terapeutica) o una prescrizione di indagine diagnostica richiedono competenze Mediche (e non da sltro professionista quale il fisioterapista è), che solo una formazione universitaria di 6 anni (6, non 3 o tutt’al più 5 anni) può insegnare. Se poi vogliamo aggiungere nello specifico che il Fisiatra, per essere tale, impiega ulteriori 4 o 5 anni di università, occorre forse altro per capire che il tipo di formazione e, quindi, di competenze è per forza differente? Non credo. Quando anche ciò non bastasse, ricordo che il Codice Penale ben definisce questi dettagli. Cito testualmente: 

Integra “il fumus comissi delicti”, relativamente al reato di esercizio abusivo della professione medica, la condotta del fisioterapista che, in assenza di prescrizione, ponga in essere trattamenti sanitari, atteso che la laurea in fisioterapia non abilita ad alcuna attività di diagnosi consentendo al fisioterapista il solo svolgimento, anche in autonomia, di attività esecutiva della prescrizione medica.

Cassazione penale sez. VI, 08/03/2018, n.29667

  • Sono un po’ fissata con le parole e con la sintassi (concedetemelo, data la formazione da Liceo Classico), quindi tanto per incominciare, consentitemi di affermare con certezza che un titolo universitario si “consegue” e normalmente non viene “perseguito”, ma forse nel caso specifico in cui sono inciampata scorrazzando nel web le cose sono andate diversamente e questo spiegherebbe tutto. Comunque, alla fine del delirio di questo punto, in cui il posturologo di turno disserta sulle caratteristiche di studi professionali e sul valore dei titoli di studio di chi esercita in essi, su una cosa concordiamo assolutamente: la regolamentazione delle caratteristiche degli ambienti sanitari non dovrebbe differire nelle varie regioni, ed è per questo che la Sentenza della Consulta è così importante, perché dice agli amici sardi che non possono fare a loro piacimento nell’attribuire del denaro pubblico (perché ricordiamolo che il budget assegnato ad un ambulatorio accreditato è denaro pubblico) a chi vogliono loro, senza che vi sia nemmeno uno straccio di Medico a rappresentare una Direzione Sanitaria che, in tutto il resto d’Italia, è una “conditio sine qua non” per ottenere l’accreditamento istituzionale. Cosa ben diversa è invece lo studio professionale, dove il fisioterapista può eseguire in libertà un programma terapeutico che tuttavia, ahimè, anche in questo caso deve provenire dal Medico e, in particolare, dal Fisiatra, che è sempre lo stesso di prima: quello che per fare quel piano terapeutico ha impiegato 10 o 11 anni di univesità (e non certo perché il fisioterapista sia più “smart” – come dicono gli anglosassoni- e riesca in massimo 5 anni a imparare tutto lo scibile della Medicina Riabilitativa), quello cui competono diagnosi e prescrizioni.
  • Infine, e qui viene fuori il meglio, dato per accertato (ma altrettanto discutibile) che questo personaggio ritenga inutile la figura del Fisiatra, che almeno ci dica dove trovare le famose lobby mediche e potenti politici che, a dir suo, ci “sopporterebbero” (ma forse intendeva “supporterebbero”? la classicista continua a venire fuori….), perché sino ad ora (e dal momento che mi sono specializzata nel 1994 ma lavoro in ambito riabilitativo dal 1993 almeno, un pochino di esperienza sul campo credo di averla acquisita) ho solo trovato delle grandi categorie di colleghi specialisti differenti dai quali negli anni ci siamo dovuti difendere e difendere le nostre competenze. Se il “commentatore incompetente” ritiene così inutile la figura del Fisiatra, allora l’infermiere riterrà inutile la figura del Medico Internista ed il Tecnico radiologo si metterà a refertare la diagnostica di immagini perché a che servirà mai il Medico Radiologo? Tuttavia, quando ci sarà la denuncia, ci sarà sempre un Medico (Fisiatra, o Internista, o Radiologo) in prima linea a supportare il resto di una equipe, perché questo fa parte del pacchetto di responsabilità di un Leader: esserci sempre e rispondere in prima persona delle accuse che gli vengono rivolte, vere o pretestuose che siano. Il Fisiatra non ha mai preteso di essere il solo ed unico depositario dell’arte riabilitativa, proprio perché, come dicevo all’inizio, il nostro è e deve essere un lavoro di equipe. Stupido è il Fisiatra che pensa di poter fare tutto da solo (del resto, si sa: nessuna categoria è purtroppo esentata dalla presenza di imbecilli tra le sue fila). A propro qui sta il difficile: affinchè una equipe possa lavorare bene e produrre risultati occorre essere competenti, conoscere e rispettare i reciproci ruoli e saper collaborare senza desideri di rivalsa o di prevaricazione. 

La Riabilitazione non è un lavoro per solisti, e nemmeno per frustrati insoddisfatti con deliri di onnipotenza. A volte basta poco per capirlo, altre volte non bastano 30 anni. Mi rammarico per coloro che vivono il lavoro del riabilitatore come certi personaggi: sono sicuramente uno spreco di potenzialità per concretizzare quello che reputo essere uno dei lavori più belli in assoluto, perché ti consente di operare insieme ad altri professionisti per cercare di migliorare la vita della persona che hai davanti.

3 commenti:

  1. Alberto Puddu

    Fantastica Morena!
    Sono con te in assoluto!

  2. Stefano Faraci

    Complimenti, sono pienamente d’accordo!
    Prendendo in prestito il titolo di un famoso film (“ritorno al futuro”), direi che l’attuale emergenza sanitaria ci stia dando, ancora una volta, la dimostrazione di quanto sia necessario un “ritorno alle competenze” in ogni settore!
    Il lavoro di equipe di cui ci fregiamo, purtroppo, troppo spesso rimane soltanto teoria chiusa nel cassetto, lasciando spazio alla realtà, soprattutto in ambito privato, che è ben diversa e frutto di prevaricazioni sia da una parte che dall’altra.
    Fin quando il legislatore non sarà netto nella regolamentazione degli studi professionali e univoco su tutto il territorio nazionale, questa problematica è destinata a persistere, soprattutto nelle realtà cittadine più piccole e meno abbienti.

  3. accursio miraglia

    D’accordo su tutta la linea!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.