Tempo libero “utile “ (7aprile)

Casella di testo: TORNA anche nel 2018 CINEMADAYS a 3 € Dopo il successo delle edizioni precedenti torna Cinemadays: l'iniziativa che prevede il biglietto d'ingresso nelle sale cinematografiche a soli 3 euro. L’iniziativa prevede l’ingresso scontato a tre euro in tutti i cinema d’Italia aderenti in tre diversi periodi: dal 9 al 12 aprile, dal 9 al 15 luglio e dal 24 al 27 settembre. E poi dal 9 al 15 agosto per sette giorni nelle sale si terranno proiezioni di anteprime della nuova stagione cinematografica. L’iniziativa è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in collaborazione con ANICA- Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali e i produttori, i distributori e gli esercenti cinematografici al fine di portare sempre più persone al cinema, specie nei mesi estivi. Tutte le informazioni riguardo i cinema aderenti saranno disponibili sul sito internet dedicato, realizzato dal Ministero David A. Fletzer

 

Giudizio Universale. Michelangelo and the secrets of the Sistine Chapel

 

Dal 15 marzo all’Auditorium di via della Conciliazione (realizzato dai famosi architetti Piacentini e Calza-Bini nel 1948-50) di 1750 posti a Roma è in scena il nuovo spettacolo di Marco Balich (già curatore dello spettacolo di inizio delle Olimpiadi invernali di Torino del 2006 e delle Olimpiadi di Rio del 2016) su Michelangelo.

Uno spettacolo stile nord-americano, tipo quelli dei famosi parchi divertimento statunitensi, che certamente affascina per la tecnologia usata con proiezioni a 270°, immersività e proiezioni di luci veramente spettacolari. Spettacolo in italiano od inglese a secondo dei giorni di proiezioni con però la possibilità per turisti di altri paesi di prendere audioguide in otto altre lingue. Quindi uno spettacolo rivolto al pubblico italiano ma specialmente alle comitive straniere che vengono a visitare la capitale e che certamente restano affascinati dalle bellezze del nostro Rinascimento.

Lo spettacolo tratta della vita artistica di Michelangelo e parte proprio dalla scelta dei marmi per il suo David, conservato all’Accademia di Firenze, e riguarda principalmente i desideri di Papa Giulio II di lasciare alla umanità una bellezza indescrivibile ovvero la CAPPELLA SISTINA, voluta da Sisto IV della Rovere, con gli affreschi di Michelangelo per la volta fino ad arrivare a Clemente VII che commissionò proprio a Michelangelo nel 1536 l’enorme affresco del Giudizio universale.

Lo spettacolo molto stelle e striscie, come dicevamo e nel senso migliore della parola, con un budget di 9 milioni di euro ha un Dream Team con Metcalfe alle musiche, Vacis alla supervisione teatrale, Halle per il video design, Nikolau alle coreografie, la Helbek come co-regista, con Favino che presta la voce a Michelangelo e tema musicale principale di Sting.

Ma se la parte spettacolare è stata molto curata, non da meno è stata presa in considerazione la consulenza scientifica affidata ai Musei vaticani che hanno potuto fornire immagini ad altissima risoluzione della cappella SISTINA. Questa collaborazione è iniziata con il precedente Direttore, Antonio Paolucci, già 3 anni fa e continuata con l’attuale Direttrice Barbara Jatta, e che ha visto anche l’intervento di Mons. Nicolini e di Mons. Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione del Vaticano.

Uno spettacolo, con 40 mila prevendite e 15 mila studenti prenotati ancora prima del debutto, che certamente sarà nella storia degli eventi nazionali e che negli anni farà dire IO L’HO VISTO e che comunque ha il merito di far risaltare uno dei principali capolavori della storia artistica umana e che certamente incoraggerà ancora di più a far percorrere allo spettatore quel chilometro che separa l’auditorium con la Cappella ricostruita elettronicamente dalla vera Cappella Sistina.

Insomma se capitate a Roma andate a vederlo

 

David A. Fletzer

 

TORNA anche nel 2018 CINEMADAYS a 3 €

Dopo il successo delle edizioni precedenti torna Cinemadays: l’iniziativa che prevede il biglietto d’ingresso nelle sale cinematografiche a soli 3 euro. L’iniziativa prevede l’ingresso scontato a tre euro in tutti i cinema d’Italia aderenti in tre diversi periodi: dal 9 al 12 aprile, dal 9 al 15 luglio e dal 24 al 27 settembre. E poi  dal 9 al 15 agosto per sette giorni nelle sale si terranno proiezioni di anteprime della nuova stagione cinematografica. L’iniziativa è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in collaborazione con ANICA- Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali e i produttori, i distributori e gli esercenti cinematografici al fine di portare sempre più persone al cinema, specie nei mesi estivi. Tutte le informazioni riguardo i cinema aderenti saranno disponibili sul sito internet dedicato, realizzato dal Ministero

 

MOSTRA HUMANA+ IL FUTURO DELLA NOSTRA SPECIE

Palazzo delle Esposizioni Roma

Dal 27 febbraio al 1 luglio al Palazzo delle Esposizioni (via Nazionale 194, non lontano dalla stazione Termini) vi è una interessante mostra sul futuro dell’umanità divisa in 5 sezioni:

 

  • CAPACITÀ AUMENTATE Quale superpoteri ti piacerebbe avere?
  • INCONTRARE GLI ALTRI La realtà virtuale diventerà la nuova realtà ?
  • ESSERE ARTEFICI DEL PROPRIO AMBIENTE Modificando l’ambiente, dovremo cambiare anche noi per adattarci?
  • I LIMITI DELLA VITA Chi avrà la proprietà dei materiali genetici nel futuro?
  • UMANO, SOVRAUMANO? Io esisto perché penso dice il robot di Asimov in Reason.

 

Come saremo fra 100 anni in un mondo sempre più tecnologico? La mostra cerca di farci vedere i possibili percorsi futuri dell’umanità ed il segno + indica un orientamento positivo per il nostro futuro che vedrà sempre più l’integrazione fra la biotecnologia, la robotica e l’intelligenza artificiale. La mostra mette in evidenza anche possibili provocazioni (come per esempio le nuove definizioni della nascita e della morte ed i loro limiti in continuo mutamento) che ci pongono inevitabilmente problemi di etica. La scienza e la tecnologia progrediscono rapidamente: dobbiamo accettare che la nostra mente, il nostro corpo e la nostra vita quotidiana vengano modificati oppure esistono limiti che non andrebbero superati? In modo consapevole o meno stiamo delineando il nostro futuro e ogni disciplina avrà un ruolo in questo percorso

La mostra inizia con la registrazione di 22’ per TEDMED del 2009 su “L’opportunità delle avversità” della atleta statunitense di Aimee Mullins (atleta paralimpica, attrice e modella statunitense, conosciuta per le sue prestazioni atletiche, nonostante abbia subito l’amputazione di entrambe le gambe quando aveva un anno e sopranominata “gambe da ghepardo” con le protesi che indossa) che parla splendidamente di disabilità e che ognuno di noi dovrebbe vedere (https://ted.com/talks/aimee_mullins_the_opportunity_of_adversity?utm_source=tedcomshare&utm_medium=email&utm_campaign=tedspread) perché è una splendida lezione sul valore della medicina riabilitativa, intesa nel senso dei presupposti culturali all’ICF. La Mullins nel 1996, ai Giochi paralimpici di Atlanta, stabilì il record personale nei 100 metri piani, con il tempo di 17″01, e nel salto in lungo, con la misura di 3,14 m.

Gli uomini hanno sempre costruito strumenti per mantenere, un tempo, od ora anche accrescere le proprie capacità e così le protesi esterne, usate all’inizio per sostituire parti del corpo, a volte sono divenute strumenti per amplificare a volte anche le funzioni fisiologiche, rischiando di trasformarci in cyborg interessati solo alle prestazioni. La prima sezione della mostra presenta una serie di metodi fisici, chimici e biologici per potenziare la mente e il corpo e viene presentato il progetto per ARTI ALTERNATIVI del 2011/15 di Sophie De Oliveira Barata.

La mostra prevede anche 9 conferenze, i giovedì alle 18.30, che vedono coinvolti importanti personaggi del mondo scientifico e culturale e che termineranno il 17 maggio con Rino Falcone dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR che tratterà “la dimensione artificiale del futuro: la cognizione alla prova delle tecnologie intelligenti”.

La mostra è certamente interessante e stimolante e merita di andarla a vedere in compagnia perché molte cose esposte meritano discussioni, chiarimenti, confronti.

Non so se mi piace il futuro prospettato perché la tecnologia evolve ma i valori umani, restando fortunatamente sempre uguali (come la memoria, la riconoscenza, l’amicizia, l’amore, l’onestá, la meritocrazia ecc….), rischiano degli aggiornamenti spesso ambigui.

David A. Fletzer

 

4 OSCAR alla FORMA DELL’ACQUA

di David A. Fletzer

In una giornata come il 5 marzo dove i commenti politici sui risultati elettorali (ottima la frequenza elettorale e complimenti ma anche un grande in bocca al lupo a Di Maio ed a Salvini) hanno ovviamente rappresentato il monopolio dei programmi televisivi e delle notizie giornalistiche, che logicamente hanno riguardato anche la tristissima notizia della morte del capitano della Fiorentina (e da tifoso dei Viola la notizia mi ha colpito ancora di più), voglio invece affrontare la notte della 90° edizione degli Oscar e specificatamente la vittoria di Guillermo del Toro e cioè di THE SHAPE OF WATER.

Un film bello anche se con scene a volte molto “forti” e certamente un film molto particolare che però ha per me l’indiscusso merito di affrontare in modo onirico il problema della DIVERSITÀ. Un film fantasy, dark che si svolge negli USA degli anni ‘60 ovvero in una America maccartista di guerra fredda fra i due blocchi.

Ma il film, che ha numerosi richiami a film cult e che certamente apprezzano i cinefili, ha il merito di capire che la diversità è una ricchezza e non può essere vissuto come un pericolo.

Opinioni diverse e posizioni intellettuali differenti sono un modo per crescere e guai al sistema che ama governare senza sentire le diversità o la base. Ma la diversità sta anche nell’origine messicana di del Toro e nell’oscar al film Coco, miglior film d’animazione e canzone originale, che si svolge nella caratteristica festa messicana dei morti e non penso siano eventi casuali in una nazione come gli Stati Uniti guidati dal Presidente Trump, che vorrebbe costruire un muro fra gli States ed il Messico.

Il film di del Toro è certamente una bella favola che vede una storia d’amore fra la protagonista muta ed un mostro acquatico su cui si concentrano le attenzioni degli apparati militari americani e dell’Unione sovietica, che lo vorrebbero far sparire e che poi si salverà per merito appunto della protagonista ma anche di uno scienziato russo, che rappresenta appunto la neutralità del mondo scientifico dagli apparati statali e che apprezza appunto lo studiare, senza colori e senza ideologie, ciò che è diverso. E’ un film secondo me non sempre affascinante in alcune parti ma certamente non è un film dove ci si addormenta e certamente questo è un merito del regista.

Colgo per segnalare anche uno spettacolo teatrale che sta girando nei nostri teatri ovvero “VINCENT VAN GOGH l’odore assordante del bianco” di Stefano Massini regia di Alessandro Maggi e con un bravissimo e per me sorprendente Alessandro Preziosi. Una piece teatrale sull’ultimo periodo di vita (1989) di Van Gogh, ovvero il tempo del grande pittore olandese nel manicomio di Saint Paul, e sul suo rapporto con il fratello Theo. Quindi un altro lavoro sulla diversità che si chiami genialità o follia e quindi sul contrasto fra il bianco dell’ambiente sanitario rispetto al colore dei quadri e della mente del maestro olandese, dal giallo accecante al blu luminoso. I dialoghi che Vincent ha con il fratello, con il Direttore del nosocomio e con i suoi “aguzzini sanitari” sono molto stimolanti, specie per i medici, come noi, che di norma si confrontano con la diversità.

Insomma tanti stimoli per la nostra crescita culturale che è indispensabile per la nostra professionalità oltre ovviamente alla formazion

COCO: un film Disney sul mondo dei morti secondo la tradizione messicana

di David Antonio Fletzer

Ai primi dell’anno sono stati comunicati i risultati del box office dei cinema nel 2017. Meno spettatori nelle sale e meno soldi in cassa: i cinema italiani hanno chiuso il 2017 con uno dei risultati peggiori degli ultimi cinque anni. E questo per effetto soprattutto del calo dei film made in Italy. Secondo i dati dell’Associazione nazionale industrie cinematografiche, audiovisive e multimediali, l’anno scorso le pellicole italiane hanno perso il 46,35% del box office e il 44,21% dei biglietti rispetto al 2016. E questi risultati nonostante il successo dei mercoledì a 2€ introdotti per iniziativa del Ministero competente. La “colpa” sarebbe specialmente dovuta all’assenza lo scorso anno di un film di Checco Zalone, che nel 2016 aveva sbancato i botteghini. Mi dispiace molto per la cinematografia italiana perché nel 2017 sono usciti 2 splendidi film, che pur essendo stati i primi per incassi, ovvero PERFETTI SCONOSCIUTI di Paolo Genovese e L’ORA LEGALE di Ficarra e Picone non hanno avuto il successo economico di QUO VADO? Comunque se qualcuno non li avesse visti consiglio vivamente di comprare i dvd perché sono due splendidi film, uno su la dipendenza ormai che abbiamo dai nostri cellulari, diventati scrigni dei nostri segreti o delle doppie vite e l’altro sulle comuni abitudini illegali della nostra quotidianità per cui amiamo la legalità esercitata solo dagli altri.

In ogni caso la riduzione nel 2017 degli incassi contrasta con la diffusione capillare dei film sui nostri dispositivi elettronici (chi non passa le ore di un viaggio in treno guardandosi un film nel proprio pc, chi ormai non ha abbonamenti per il proprio televisore ad aziende che programmano 24 ore su 24 film) a conferma dell’importanza dell’arte cinematografica che ci aiuta, come la lettura, a vivere esperienze che mai vivremmo nella nostra realtà. Tornatore ha raccontato magnificamente come un bambino può sognare davanti al grande schermo del NUOVO CINEMA PARADISO e mi insospettiscono coloro che non vogliono sognare leggendo un libro, ascoltando della musica, guardando un film o ammirando un quadro o una scultura.

A parte questi discorsi mi piace segnalarvi un film della Disney da vedere assolutamente ovvero COCO. Dire che è un film per bambini mi sembra assolutamente riduttivo o lo è come il vecchio FANTASIA (un capolavoro appunto della fantasia e con una straordinaria colonna sonora). Coco è il trionfo dei colori ed è la storia di un bambino messicano, amante della musica, che per la festa dei morti va a cercare nel mondo dei trapassati un parente che è stato un grosso musicista.

E qui da medico mi sono posto, dopo aver visto il film, il problema di come noi viviamo la morte dei nostri pazienti. La mia esperienza è che non siamo stati per niente formati su come gestire questa tappa fisiologica della vita e quindi viviamo la morte di chi ci si affida professionalmente come una sconfitta ed il nostro istinto in queste circostanze è di fuggire, delegando ad altre figure, tipo la caposala, anche la comunicazione ai parenti, che vengono spesso abbandonati. Pensiamo che con la morte il nostro compito sia finito, non pensando ai figli o ai/alle consorti. Partecipiamo alle nascite e non capiamo che la morte è un’ inevitabile fisiologica fase della vita di tutti e che necessita quei comportamenti di dignità per chi non c’è più e contemporaneamente di vicinanza per i parenti rimasti soli.

Vedere Coco mi ha aiutato a capire come i messicani vivono senza drammi la morte dei loro congiunti e di come il 1 novembre può essere vissuta come una grande festa, per niente triste.

Ho ricordato l’importanza, con un altro post, del valore che assegno alla MEMORIA e penso che ricordare chi non c’è più sia uno dei doveri di chi rimane ma il film disneyano mi ha aiutato a vivere questa memoria con allegria piuttosto che con quella tristezza che possiamo percepire nei nostri cimiteri, specie nei primi giorni di novembre.

Ma oltre a Coco consiglio di vedere anche NAPOLI VELATA di Ozpetek e THE PLACE di Genovese. Andate o vedeteli, quando esce il dvd, a casa però in compagnia perché sono film i cui finali meritano una discussione ed un confronto fra le interpretazioni possibili.

Per gli amanti della storia segnalo due altri film L’ORA PIÙ BUIA su Churchill, subentrato nel 1940 al pavido Neville Chamberlain, e l’ironico MORTO STALIN, SE NE FA UN ALTRO che tratta una pagina dell’Europa sovietica.

LINEA VERTICALE, FICTION SU RAI 3 – uno spaccato sugli ospedali

di David Antonio Fletzer

 

Da poche settimane Rai 3 trasmette il sabato sera la nuova fiction napoletana LINEA VERTICALE con il bravissimo Valerio Mastandrea, Babak Karimi, Greta Scarano, Giorgio Tirabassi, Paolo Calabresi, Ninni Bruschetta ed Antonio Catania per la regia di Mattia Torre e che si svolge totalmente in un ospedale. La storia inizia con una improvvisa ematuria da parte del protagonista e con la successiva diagnosi di tumore vescicale che richiede il ricovero in ospedale (urologia oncologica) per l’intervento.

Mastandrea felicemente sposato in attesa del secondo figlio passa da una vita felice ad una situazione di disperazione e deve interfacciarsi con la vita ospedaliera con le proprie regole scritte ma specialmente non scritte.

La storia a volte fra il provocatoria ed il satirico rappresenta secondo me molto bene i pregi ed i tanti difetti della vita in ospedale che ogni professionista dovrebbe vedere per farsi un esame di coscienza se quello che vede rappresenta a volte la propria realtà.

Lo sceneggiato rappresenta molto bene la realtà come viene vissuta dai pazienti e di come l’ospedale è organizzato per le esigenze più del personale che non dei malati e d’altro canto chiamare i ricoverati PAZIENTI fa capire tante cose.

A me ha ricordato tante esperienze vissute da operatore o da “cliente” e francamente mi ha suscitato molta tristezza.

Sono affrontati molto bene la difficoltà degli operatori ad ascoltare veramente i malati, la disperazione dei pazienti davanti al male e la loro fragile dipendenza dai medici e dagli operatori in generale, la visione del primario, specie se chirurgo, come di una divinità, le insulse ed inutili proibizioni di cui il ricoverato è il terminale (come per esempio il divieto di bere, non richiesto dalla radiologia, prima di una Tac nelle 24 ore precedenti), il valore negativo delle porte chiuse da non aprire, le avventure sentimentali-sessuali fra i vari operatori (forse un modo per cercare di dimenticare tutte le tragedie umani con cui si convive quotidianamente in certi ambienti).

Molto divertente ma tragicamente vero è quando la fiction affronta il problema dell’alimentazione e cioè dell’eccellenza del cibo italiano (specie negli ultimi anni), presente in tutte le riviste, trasmissioni televisive, discorsi fra amici con relativa pubblicazione di molti libri sull’argomento(“51 programmi televisivi, 259 periodici, 620 opere, 1015 siti dedicati al cibo” così riferisce il protagonista dello sceneggiato), in netto contrasto con lo schifo del cibo che si mangia in ospedale. E qualcuno potrebbe dire che deve essere così per problemi di salute ed allora basta vivere l’esperienza di ricoverato in un ospedale pubblico all’estero (tipo il Hopital Saint-Louis di Parigi) per capire quanto le nostre eccellenze culinarie si bloccano inspiegabilmente e senza motivo alle porte dei nostri ospedali. Questo spesso per superficialità, leggerezza, mancanza di adeguati controlli da parte della dirigenza e a volte anche interessi economici. E domenica 28 gennaio pure la Littizzetto a “Che tempo che fa” ha affrontato l’argomento del cibo negli ospedali.

Il protagonista Mastandrea dice verso la fine dello sceneggiato “Io sono contento di stare qui. Prima di ammalarmi mi ritenevo indistruttibile ma se devo essere sincero la mia vita non girava bene. Se mi fossi ascoltato di più avrei sentito che qualcosa non andava. La malattia è arrivata in maniera esplosiva, deflagrante. Ha cambiato tutto. E anche se è difficile ammetterlo ha cambiato tutto in meglio. Mi ha aperto gli occhi, la testa, il cuore. Ora ho nuovi desideri. Voglio essere centrato, voglio stare in piedi, voglio vivere in asse su una linea verticale. Non voglio avere paura perché la paura ti mangia e non serve a niente. Voglio pagare le tasse con gioia perché un ospedale pubblico mi ha salvato la vita senza chiedermi nulla in cambio. Voglio guardarmi intorno e vivere tutto quello che è possibile con generosità e vitalità. Questo tumore mi ha salvato la vita. Senza questo tumore sarei senz’altro morto.”

Direi che è una delle più belle dichiarazioni di amore per la vita ospedaliera e forse una delle dichiarazioni più convincenti sul ruolo catartico della malattia e giustamente arriva in modo laico e per niente religioso.

Forse tutte queste problematiche non dovrebbero essere solo oggetto di una bella fiction che denuncia ironicamente ma anche dettagliatamente tutti gli aspetti negativi di molti nostri ospedali. Queste problematiche dovrebbero essere anche oggetto di tavoli ministeriali e regionali oltre che di congressi scientifici che spesso hanno relazioni sulla centralità del paziente con splendide diapositive ma poi la realtà è tutt’altra.

Penso che la televisione, il cinema, i libri, i giornali devono aiutarci a migliorare la Società e questa fiction dovrebbe farci riflettere per poi tentare di CAMBIARE I NOSTRI COMPORTAMENTI.

Mi piace segnalare anche le musiche originali e orchestrate da Giuliano Taviani e Carmelo Travia che alleggeriscono la visione di certe scene/argomenti; stiamo sempre raccontando la storia di malati tumorali.

 

da Sanita informazione  L’intervista a Valerio Mastrandrea

 

RICERCA e FINANZIAMENTI: riflessioni dopo il caso Regeni

di David Antonio Fletzer                  

 

Alcune settimane fa ho letto su La Repubblica un interessante articolo di Carlo Bonini “Regeni fa paura a Cambridge – è legittimo chiedere all’università inglese chi ha finanziato la ricerca di Giulio in Egitto?”

Conosciamo tutti, probabilmente, i fatti e le vicende riguardanti la morte, dopo essere stato torturato, di Regeni e sappiamo i grossi sospetti (per non dire quasi certezze) sull’agire delle forze dell’ordine egiziane e le difficoltà affrontate dal Governo e dalla Procura di Roma per cercare di far luce su questa tristissima vicenda, ma non voglio affrontare l’argomento che ha risvolti di politica interna ed internazionale.

Voglio, invece, riflettere su quello che fa emergere l’articolo, cioè sul rapporto fra Cambridge e questo assassinio. Dispiace leggere l’attacco del mondo accademico inglese che, anche tramite l’intervista del vice-Chancellor (praticamente il Rettore) dell’Università inglese, prof. Toope, si è scagliato contro la Procura e la stampa italiana, pur non citandoli mai, così come dispiace rilevare apparenti atteggiamenti omissivi provenienti non solo dal Paese medio-orientale. Recentemente la magistratura italiana ha finalmente interrogato la professoressa Maha Abdelrahman, tutor di Regeni, che finora, mi è sembrato, non era apparsa molto collaborativa nella ricerca della verità.

Il mondo scientifico inglese ha difeso il diritto della ricerca e della riservatezza dei finanziamenti, ma la ricerca non è libera se ha bisogno di finanziamenti segreti e, quando capitano eventi come quello successo allo studioso italiano, difendere il diritto dei ricercatori a non comunicare la provenienza dei fondi rischia di sembrare un atteggiamento omertoso, per non parlare di vera e propria possibile complicità.

Questo è il punto su cui desidero soffermarmi, cioè non vorrei affrontare il caso Regeni bensì l’etica dei finanziamenti per la RICERCA in generale, che proprio l’efferato omicidio del nostro connazionale ha drammaticamente evidenziato. Sicuramente dichiarare i finanziamenti della ricerca, una volta pubblicata, negli acknowledgements è eticamente valido, anche se forse non bisognerebbe dichiarare solo quelli direttamente rivolti alla ricerca in questione, ma anche quelli indiretti e destinati in vario modo ai ricercatori.

L’articolo di Repubblica si interroga su come mai nella sua ricerca, la griglia di domande che Regeni sottoponeva ai sindacalisti proponeva ossessivamente quesiti che avevano a che fare con la polizia e la repressione operata dagli apparati egiziani.

Negli ultimi anni sono state scoperte falsità in prestigiose ricerche internazionali ed è nota la probabile presenza di svariate “consorterie” nel mondo della stampa scientifica, a cui bisogna sottostare se si desidera pubblicare. E’ vero che la ricerca deve essere libera, ma perché deve anche essere auto-referenziata e senza alcun controllo da parte di organismi nazionali o sovranazionali? Parlando proprio della autonomia della ricerca, mi sembra importante sottolineare come a volte in alcuni lavori scientifici vengono inseriti nomi apparentemente estranei che probabilmente nulla hanno a che fare con la ricerca in questione e sono piuttosto frutto di accordi di convenienza e opportunità fra molti soggetti estranei al mondo culturale. E questi possibili accordi fanno parte di una ricerca libera?

Alla luce di queste osservazioni, che vengono periodicamente diffuse dalla stampa, forse il mondo politico e scientifico si dovrebbe porre alcune domande per evitare che la ricerca possa sembrare parzialmente frutto di interessi personali o di gruppi di potere, soprattutto in riferimento ai fondi, pubblici e non, e dovrebbe indagare sulle ricadute economico imprenditoriali in campo medico di alcune ricerche cliniche, che forse libere non sono. Nel 2013 in Germania il ministro dell’Istruzione e della Ricerca scientifica, Annette Schavan, accusata di aver copiato la tesi di dottorato, si dimise e l’Università di Dusseldorf, dove nel 1980 aveva conseguito il dottorato, le revocò il titolo accusandola di plagio per la tesi, con l’approvazione di 12 componenti del consiglio giudicante di facoltà, due voti contrari e un’astensione e mi sono sempre chiesto se mai sarebbe potuto succedere nel nostro Paese.

Come si vede ci siamo allontanati molto dall’evento criminoso del Cairo ma penso sia importante che partendo dalla anomala reazione della prestigiosa Università di Cambridge si faccia, da Sanitari, una seria e più ampia riflessione sugli effetti di alcuni “studi scientifici” nel nostro mondo.

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