Con sempre maggiore perplessità assistiamo all’ennesimo tentativo da parte degli Ordini dei Fisioterapisti, oggi di quello del Friuli-Venezia Giulia, di forzare la mano alle norme nazionali, invocando l’approvazione in Consiglio Regionale di un ordine del giorno che propone l’accesso diretto alla fisioterapia, senza passare dalla valutazione del Medico Specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione (Fisiatra).
A motivare questa richiesta – ancora una volta – sarebbero le liste d’attesa.
Peccato che, nel tentativo di “semplificare”, si finisca per proporre scorciatoie incompatibili con le norme vigenti, che rischiano di produrre prestazioni inappropriate, inutili o – peggio – pericolose per il paziente.
Le leggi non si eludono con ordini del giorno
Il Decreto del Ministero della Salute del 23 giugno 2023, che ha aggiornato il Nomenclatore Tariffario Nazionale, recepito anche dal FVG, è chiarissimo:
“La prescrizione delle prestazioni fisioterapiche erogabili dal Servizio Sanitario Nazionale deve essere effettuata da medici specialisti in Medicina Fisica e Riabilitazione.”
Quindi: nessun accesso diretto, nessuna elusione tramite “protocolli semplificati”.
Le Regioni non possono modificare i criteri di appropriatezza clinica stabiliti a livello nazionale.
L’appropriatezza nasce dalla diagnosi. Che è atto medico.
Il Medico Fisiatra non è un “passaggio burocratico” come si vorrebbe far credere, ma la figura centrale per garantire la diagnosi clinico-funzionale, e quindi la sicurezza, l’efficacia e la personalizzazione del trattamento riabilitativo.
Ma il cittadino ha diritto a sapere che:
– un dolore lombare può nascondere una frattura vertebrale, una neoplasia o una patologia infiammatoria sistemica;
– un formicolio può indicare una radicolopatia, una mielopatia, una neuropatia periferica;
– un mal di spalla non è solo “un tendine infiammato”.
Una prestazione erogata senza valutazione medica non è semplificata: è clinicamente inappropriata e potenzialmente pericolosa.
Il fisioterapista non ha competenza diagnostica né prescrittiva.
Nonostante la narrazione reiterata, il fisioterapista è un professionista sanitario con autonomia operativa, ma non può formulare diagnosi, né definire piani riabilitativi completi, secondo:
– D.M. 741/1994 (profilo professionale),
– D.P.C.M. 12/01/2017 – LEA,
– D.M. 29/03/2001 – Requisiti per l’assistenza riabilitativa,
– Legge 3/2018 (Legge Lorenzin).
Rilanciare ciclicamente l’idea dell’accesso diretto non cambia la realtà giuridica, ma aumenta la confusione dei cittadini, che rischiano di affidarsi a percorsi non regolamentati, privi di garanzie cliniche.
Le attese si risolvono con investimenti, non con scorciatoie
I tempi d’attesa per le visite fisiatriche sono reali, ma la soluzione non è “saltare” la diagnosi medica. È:
– potenziare la rete dei Fisiatri pubblici,
– migliorare l’efficienza organizzativa,
– integrare percorsi condivisi, non unilaterali.
In ogni altro ambito clinico (cardiologico, neurologico, oncologico), nessuno propone di saltare la visita medica per accelerare i tempi.
Perché in riabilitazione dovrebbe essere diverso?
Attenzione: non è un problema di categoria, ma di tutela del paziente
L’insistenza nel proporre “accessi diretti” a trattamenti senza diagnosi, travestita da lotta per i diritti del cittadino, è in realtà un’azione pericolosa:
– mette a rischio la salute del paziente;
– indebolisce il principio di appropriatezza;
– espone il sistema a contenziosi legali e danni economici.
Serve più serietà e meno marketing.
Non si risolvono le criticità del sistema abbassando il livello di tutela.
In conclusione: il paziente ha diritto a una presa in carico medica, non a una prestazione frettolosa. Il cittadino non è uno sprovveduto. Non vuole “saltare lo specialista”, vuole essere curato in modo corretto. E per farlo, serve partire da una diagnosi. Non da un modulo, non da una scorciatoia, non da un algoritmo.
Chi propone l’accesso diretto alla fisioterapia senza diagnosi fisiatrica sta offrendo false soluzioni semplicistiche a problemi complessi. E questo, nella sanità, è inaccettabile.

Verrebbe da dire “….per fortuna cha l’ANF c’é….”e che difende non solo i legittimi interessi di una Disciplina e di una categoria, ma soprattutto perché si sta facendo carico di tutelare la salute dei cittadini, la qualità delle cure medico specialistiche e l’appropriatezza. E dunque dov’é la Federazione degli Ordini dei Medici? Se ci sei batti un colpo Anelli.