1) Appena eletto, lei ha detto: “Più tutele per il medico”. Quali le priorità del suo mandato?
Quando parlo di “più tutele per il medico” non intendo una rivendicazione corporativa, ma una necessità di sistema. Tutelare il medico significa tutelare il cittadino, la qualità delle cure, la sicurezza dei percorsi diagnostici e terapeutici e la corretta assunzione delle responsabilità professionali.
La prima priorità del mio mandato sarà rafforzare il ruolo del medico fisiatra all’interno del Servizio Sanitario Nazionale e dei percorsi riabilitativi. Il Fisiatra è il medico specialista della disabilità, della funzione, della presa in carico riabilitativa e del progetto riabilitativo individuale. È la figura che valuta la persona nella sua complessità clinica, funzionale, sociale e prognostica, definendo gli obiettivi del trattamento e coordinando il percorso insieme alle altre professioni sanitarie.
Un’altra priorità fondamentale è contribuire, come ANF, alla definizione di una legge quadro sull’atto medico e sull’atto sanitario. Oggi manca nel nostro ordinamento una cornice chiara, generale e moderna che definisca in modo inequivocabile ciò che compete esclusivamente al medico — diagnosi, prognosi, prescrizione, indicazione terapeutica e responsabilità clinica del percorso — e ciò che compete agli altri professionisti sanitari, ciascuno nell’ambito del proprio profilo professionale.
Questa assenza normativa genera confusione, sovrapposizioni, conflitti interpretativi e rischi per i cittadini. Non si tratta di ridurre il valore delle altre professioni sanitarie, che sono indispensabili e con le quali il fisiatra lavora quotidianamente in équipe. Al contrario, una legge quadro servirebbe proprio a garantire tutte le professioni, chiarendo competenze, responsabilità e limiti operativi. Dove i ruoli sono chiari, la collaborazione è più forte; dove i ruoli sono confusi, aumenta il rischio clinico, giuridico e organizzativo.
ANF intende quindi lavorare per una sanità nella quale il medico fisiatra sia riconosciuto come figura centrale nella governance clinica della riabilitazione, in piena collaborazione con fisioterapisti, terapisti occupazionali, logopedisti, infermieri, psicologi, tecnici e tutte le professionalità coinvolte nei percorsi di cura.
2) Quali sono le criticità della professione di fisiatra oggi? Come è cambiata la professione negli anni? Gode del giusto riconoscimento?
La professione del fisiatra è cambiata moltissimo. Un tempo la riabilitazione veniva spesso percepita come una fase successiva, quasi accessoria, rispetto alla diagnosi e alla cura della malattia. Oggi, invece, la riabilitazione è parte essenziale dei percorsi di salute: riguarda l’anziano fragile, il paziente neurologico, ortopedico, reumatologico, cardiologico, oncologico, respiratorio, il dolore cronico, la disabilità complessa, gli esiti post-chirurgici, le patologie degenerative e molte condizioni che incidono sulla qualità della vita.
Il fisiatra non cura soltanto una lesione o un segmento corporeo: valuta la persona nella sua capacità di muoversi, comunicare, lavorare, essere autonoma, partecipare alla vita familiare e sociale. È una specialità profondamente moderna, perché mette insieme clinica, funzione, tecnologia, appropriatezza e visione biopsicosociale.
Tuttavia, il riconoscimento non è ancora adeguato. La principale criticità è che troppo spesso la riabilitazione viene considerata una prestazione esecutiva e non un percorso medico specialistico. Questo è un errore culturale e organizzativo. Prima di qualsiasi trattamento riabilitativo serio deve esserci una valutazione medica specialistica, una diagnosi, una prognosi funzionale, l’individuazione degli obiettivi e la costruzione di un progetto terapeutico-riabilitativo appropriato.
Un’altra criticità è il tentativo, sempre più frequente, di semplificare i percorsi eliminando o marginalizzando il momento medico-specialistico. In nome della velocità o dell’accesso diretto si rischia di confondere la presa in carico riabilitativa con una generica erogazione di prestazioni. Ma il paziente non è un codice tariffario e non è una somma di sedute: è una persona che ha bisogno di un inquadramento clinico corretto.
La mancanza di una legge quadro sull’atto medico e sull’atto sanitario aggrava questo problema. Se non si chiarisce che diagnosi, prognosi, prescrizione e definizione del percorso terapeutico sono atti medici, si apre la strada a interpretazioni pericolose, a disomogeneità regionali e a modelli organizzativi che possono mettere a rischio l’appropriatezza delle cure.
Il fisiatra merita maggiore riconoscimento perché è uno specialista strategico per una società che invecchia, per la gestione della cronicità, per la riduzione della disabilità e per la sostenibilità del sistema sanitario. Investire in fisiatria significa ridurre ricoveri impropri, complicanze, perdita di autonomia, istituzionalizzazione e costi sociali.
3) La professione di fisiatra ha ancora appeal? È una professione ancora scelta dai giovani? Perché?
Sì, la Medicina Fisica e Riabilitativa ha ancora grande appeal, ma bisogna essere onesti: deve essere raccontata meglio e valorizzata di più. È una specialità affascinante perché consente al medico di incidere concretamente sulla vita quotidiana delle persone. Il fisiatra spesso accompagna il paziente in momenti delicatissimi: dopo un ictus, un trauma, un intervento chirurgico, una diagnosi neurologica, una malattia cronica, una perdita di autonomia. È una medicina che non si limita a dire “che malattia hai”, ma prova a rispondere a una domanda più ampia: “che cosa puoi recuperare, come puoi vivere meglio, quale autonomia possiamo restituirti”.
Per molti giovani medici questo è un aspetto molto attrattivo. La fisiatria è anche una specialità dinamica, multidisciplinare e aperta all’innovazione: dalla robotica alle tecnologie assistive, dall’ecografia muscoloscheletrica alla fisiatria interventistica, comprese le procedure infiltrative eco-guidate, dalla medicina del dolore alla medicina manuale, fino alla neuroriabilitazione e alla riabilitazione cardiologica, respiratoria, oncologica, sportiva e geriatrica.
Il problema è che il sistema talvolta non valorizza abbastanza questa complessità. Se la fisiatria viene ridotta a burocrazia prescrittiva o a semplice autorizzazione di prestazioni, perde attrattività. Se invece viene riconosciuta per quello che è — una disciplina clinica centrale nella medicina della funzione e della disabilità — allora può diventare una delle specialità più importanti del futuro.
Ai giovani bisogna dire con chiarezza che il fisiatra non è un medico “di serie B” e non è un semplice prescrittore di fisioterapia. È uno specialista che formula diagnosi, definisce prognosi funzionali, imposta percorsi terapeutici, coordina équipe, utilizza strumenti clinici e tecnologici avanzati e si assume responsabilità decisive nella presa in carico del paziente.
Proprio per questo ANF vuole lavorare anche sull’identità professionale dei giovani fisiatri, sulla formazione, sulla presenza nei territori, negli ospedali, negli ambulatori specialistici, nelle strutture accreditate e nei tavoli istituzionali. Dobbiamo rendere evidente che la fisiatria è una professione medica del futuro.
4) Qual è lo stato di salute della categoria?
Direi che il fisiatra gode di ottima salute clinica, ma avrebbe bisogno di qualche “terapia riabilitativa” sul piano del riconoscimento professionale e organizzativo.
La nostra è una categoria competente, preparata, abituata a lavorare nella complessità e a trovare soluzioni dove spesso altri vedono solo problemi. Il fisiatra è un medico che entra in gioco quando non basta curare la malattia, ma bisogna restituire funzione, autonomia, movimento, partecipazione e qualità di vita. Questo rende la nostra specialità estremamente attuale.
Il paradosso è che siamo sempre più necessari, ma non sempre adeguatamente valorizzati. La fisiatria è una disciplina moderna, trasversale, indispensabile in una società che invecchia e che convive sempre di più con cronicità e disabilità. Tuttavia, il sistema sanitario tende ancora talvolta a considerarci “dopo” la fase acuta, mentre noi siamo parte integrante del percorso di cura.
Quindi, per usare un linguaggio a noi familiare, la categoria non è certo “allettata”: cammina, lavora, produce salute e ha grandi potenzialità. Ma deve recuperare pienamente forza, postura e centralità. E questo sarà uno degli obiettivi di ANF: aiutare la fisiatria a stare in piedi con maggiore consapevolezza del proprio valore, senza complessi di inferiorità e senza accettare ruoli marginali rispetto alla funzione fondamentale che svolge per i pazienti e per il Servizio Sanitario Nazionale.