La politica dell’Upgrade

Anno: 2026 - Vol 11 / Fascicolo: 24 / Periodo: iug-set

Autori:

Morena Ottaviani


Ho le idee confuse…. Nei miei oltre 30 anni di Laurea in Medicina (meglio specificare…) e oltre 25 di Medico Fisiatra (anche qui, meglio specificare…) ho sempre pensato che tenermi aggiornata, partecipare a corsi e congressi, leggere pubblicazioni scientifiche avesse lo scopo appunto di mantenere aggiornate le mie conoscenze e le mie competenze dal momento che questo ultimo decennio ha visto una rapidità evolutiva in qualsiasi campo e figuriamoci nella Medicina.

Invece, se mi guardo intorno, mi sorge il dubbio di aver male interpretato, di aver frainteso, insomma: di non aver capito proprio un bel niente!

Ovunque si percepisce chiaramente una sottile e strisciante tendenza a ritenere che un Corso di aggiornamento, un Master rappresentino un magico upgrade del proprio titolo di studio. Si utilizzano come termini di paragone titoli universitari conseguiti all’estero, dove il piano di formazione didattico ha caratteristiche differenti, e (cosa ancora più importante, ma di ovvia conseguenza) la Legislatura ha fondamenti diversi. 

Mi spiego meglio. Recentemente ho seguito un corso di Radioprotezione; tuttavia ciò non fa di me uno Specialista in Fisica Sanitaria perché non ho una Laurea Magistrale in Fisica (2 anni) e una Specializzazione triennale in Fisica Medica.

Nemmeno se si dovesse concretizzare una carenza di Fisici Sanitari potrei ambire a ricoprire tale ruolo.

E quando ho seguito un corso sulla chirurgia del ginocchio, non sono certo andata ad attrezzare una sala operatoria nel mio studio, ove sottoporre i miei pazienti ad artroscopia.

Perché in ogni professione l’appropriatezza di formazione e competenze è fondamentale, ma in materia sanitaria diventa un’esigenza che non può e non deve essere ignorata: chi mette la propria salute nelle nostre mani DEVE essere tutelato affichè i Professionisti siano appropriatamente formati e qualificati, in modo inequivocabile.

Ho recentemente visionato un video in cui l’ennesimo oratore afflitto dal solito delirio di onnipotenza afferma che “i pazienti ci chiedono un farmaco o un esame diagnostico…”. E quindi? Se il paziente ci dovesse chiedere di redigere la sua dichiarazione dei redditi, ci dobbiamo inventare Commercialisti? E se ci dovesse chiedere di progettare un’abitazione, ci dobbiamo travestire da Ingeneri solo perché abbiamo l’abbonamento a “Ville e Giardini”? Anche a me spesso il paziente chiede indicazioni in merito all’esercizio terapeutico, ma la mia risposta è da oltre 25 anni sempre la stessa: “Non si preoccupi: il Fisioterapista le mostrerà tutto nel modo più appropriato e le insegnerà cosa potrà fare in autonomia ”

Sempre nello stesso delirante intervento, il medesimo oratore afferma che “nel 90% dei casi noi sappiamo cosa fare”. Ma come non capire che è quel restante 10% in cui sei consapevole di non sapere come comportarti che ti dovrebbe rendere responsabile, allontanandoti da pericolose ambizioni? Che dovrebbe indurti a pensare che molto probabilmente in quel 90%, di cui ti senti tanto sicuro, possono rientrare chissà quanti casi che “credi” di aver inquadrato ma che in realtà possono nascondere profonde insidie, insidie pericolose per il paziente in primo luogo??

Quanta tracotanza emerge da questi personaggi (pochi, fortunatamente) che credono che basti un corso di Perfezionamento o un Master Universitario per trasformare la propria Laurea in qualcosa che non è, per abilitarli a pratiche che non competono loro perché non basta un corso nemmeno di un anno per renderli edotti in Medicina, ma servono 6 anni di Università seguiti poi dai 4 ai 5 anni per Specializzarsi.

E’ giusto che il Tecnico Sanitario si adoperi affinchè possa conseguire una specializzazione in uno specifico settore: è il principio cardine del concetto che non si può essere tuttologi. Ma proprio per questo mi riesce veramente difficile comprendere come chi ricerca una propria specificità di ruolo, possa poi pensare di poter subentrare ad un Medico ed alle sue competenze. Dov’è la coerenza in tutto ciò? Quando partecipai al corso sulla chirurgia del ginocchio, il mio scopo era meglio comprendere cosa avveniva in sala operatoria per poter meglio intervenire sul paziente dal punto di vista riabilitativo, non certo per sostituirmi all’Ortopedico.

E poi c’è la scusa della carenza di Medici, come se questo ci consentisse di svendere la professione del Medico ad un altro qualsiasi Tecnico Sanitario. Il problema non si risolve sostituendo i Medici con dei surrogati non qualificabili come medici, ma venendo ad affrontare i veri motivi per cui i Medici (nel pubblico) mancano. Se magari si prendesse in considerazione di gratificare con un po’ di meritocrazia, se si consentisse ai professionisti di scegliere liberamente dove svolgere la professione, ovviamente garantendo una presenza in struttura pubblica adeguata a coprire le esigenze e le necessità, ma senza poi ostracizzare una volontà di attività libero professionale magari (perché no?) per compensare una remunerazione economica non proprio adeguata….Magari….. Se un professionista volesse lavorare 8 ore al giorno nl pubblico e altrettanto nel privato, perché dovrebbe essere in qualche modo punito per ciò? Nessuno ha mai pensato che magari oltre a risolvere il problema del fuggi-fuggi generale dagli ospedali, anche l’attività lavorativa avrebbe un sapore migliore? Perché la gratificazione sia spirituale sia economica, è noto, si riflette su una migliore resa lavorativa.

Meditate, gente….meditate.

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  1. C’è una differenza profonda tra crescere e diventare qualcos’altro. La formazione continua serve a rendere ciascun professionista migliore nella propria professione, non a modificare la natura del titolo che lo abilita. Le competenze non sono un traguardo da conquistare con un semplice “upgrade”, ma il risultato di percorsi formativi, responsabilità ed esperienze diverse. Quando si perde questa consapevolezza, il rischio non è solo la confusione dei ruoli, ma l’indebolimento del principio più importante della sanità: la tutela del paziente. L’articolo di Morena ricorda con lucidità che il vero progresso non consiste nell’abbattere i confini delle competenze, ma nel rafforzare la collaborazione tra professionisti, ciascuno autorevole nel proprio ambito. È questa la strada della buona medicina.

  2. Chiarezza dei percorsi formativi e delle responsabilita’, collaborazione tra professionisti, elementi fondamentali, sapientemente affrontati nella riflessione. Da condividere pienamente. Non e’ una guerra tra professioni e professionisti, ma una battaglia per l’appropriatezza, la sostenibilita’ e la sicurezza delle cure per i nostri pazienti. Grazie Morena

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