Low dose medicine

Anno: 2021 - Vol 6 / Fascicolo: 5 / Articolo: / Periodo: ott-dic

Autori: Domenico Uliano
Per citare questo articolo:

VI PRESENTIAMO UNA INTERESSANTE INTERVISTA A MORENA OTTAVIANI SULLA LOW DOSE MEDICINE, CON RISVOLTI NOTEVOLI NELLA PRATICA CLINICA DEL MEDICO FISIATRA

D: Dott.ssa Ottaviani, lei ha una consolidata esperienza sulla low dose medicine, ci può dire di che si tratta ?

R: La Low Dose Medicine è una Medicina che si propone di riportare un organismo malato alle condizioni fisiologiche originali attraverso l’utilizzo delle molecole segnale (signaling molecules) rappresentate da neuropeptidi, ormoni, citochine e fattori di crescita che sono normalmente presenti nel corpo e che, in condizioni di salute, controllano e guidano le funzioni fisiologiche dell’organismo.

Parallelamente alle signaling molecules, la farmacologia LDM attinge anche dall’immenso patrimonio di conoscenze sulle sostanze naturali (di origine vegetale, animale e minerale) studiate sotto la lente di ingrandimento della Biologia Molecolare.

Se riconosciamo che lo stato di Malattia è presente quando la concentrazione delle signaling molucules a livello della matrice extra-cellulare è in eccesso o in difetto, mentre la loro concentrazione fisiologica rappresenta lo stato di omeostasi e cioè di benessere, allora l’approccio terapeutico del Medico nei confronti della Malattia necessariamente cambia.

D: In che senso?

Cambia nel senso che non si ricerca la soppressione a tutti i costi del sintomo, ma si cerca in primo luogo di capirne le cause (sostanzialmente facendo Diagnosi) e poi cercando di ristabilire l’equilibrio alterato in modo da ricondurre l’organismo in condizione di salute. Il sintomo è un segnale che va ascoltato, compreso e corretto, non brutalmente soppresso, altrimenti anche la fase diagnostica potrebbe essere alterata. 

Premetto che comunque ogni caso è unico, non si può standardizzare nulla ma soprattutto, non devono esistere estremismi o integralismi terapeutici: se il paziente ha un dolore lancinante, è ovvio che non possiamo lasciarlo annegare nella propria sofferenza, ma dobbiamo essere rapidi nell’interpretazione dei segnali per poterlo far stare meglio.

Nel mio studio è appesa una frase di Paracelso che afferma: “Coloro che si limitano a studiare e a trattare gli effetti della malattia sono come quelle persone che si immaginano di poter mandare via l’inverno spazzando la neve sulla soglia della loro porta, Non è la neve che causa l’inverno, ma è l’inverno che causa la neve”.

Noi Fisiatri siamo un po’ dei “meccanici” dell’organismo: se non si capisce perché qualcosa non va, non si può capire come intervenire nella riparazione. In questo, i principi base della LDM rispecchiano benissimo il nostro approccio.

D: Quali sono gli impieghi delle Low Dose Medicine impieghi ad oggi?

R: Credo che l’utilizzo più eclatante e diffuso di questa sostanze abbia avuto luogo in Reumatologia, contesto in cui vengono chiamati “Farmaci Biologici”. Praticamente si è passati da protocolli farmacologici ad azione prevalentemente “soppressiva” di un sistema immunitario per così dire “anarchico” alla ricerca di una modulazione della risposta sregolata dell’organismo. Sono sempre più numerosi i malati reumatici in trattamento con questi Farmaci Biologici che, oltre a migliorare la loro qualità di vita, sono praticamente privi di effetti collaterali. Mentre purtroppo conosciamo bene quanto fossero devastanti gli effetti avversi delle precedenti terapie farmacologiche, sia a breve sia a lungo termine, essendo spesso questi pazienti in trattamento continuativo.

Del resto, se pensiamo che le prime citochine sono state identificate negli anni ’60, possiamo ben comprendere come si tratti di un processo in divenire: man mano che emergono nuove informazioni, nuovi studi scientifici, emergeranno nuovi protocolli terapeutici. L’importante è che sia stato chiarito e diffuso il concetto che il Sintomo non deve essere soppresso ma deve essere compreso, valutato e modulato affinchè l’organismo ritrovi il proprio equilibrio omeostatico.

D: come si inserisce la Low Dose Medicine nello studio del Fisiatra?

R: La definizione di Low Dose Medicine afferma che si tratta di una Medicina incentrata su 3 principi:

  1. curare la persona e non solo la malattia
  2. agire sulle cause e non solo sui sintomi
  3. considerare la persona nella sua globalità mente-corpo e nella sua individualità

Come si può facilmente vedere, sono le caratteristiche di un qualsiasi intervento riabilitativo e sono i principi su cui si basa l’approccio del Medico Fisiatra al Disabile. Anche il Fisiatra e la sua equipe si impegnano affinchè il Disabile raggiunga il ripristino delle funzioni lese: l’unica differenza è che in Riabilitazione, a volte, occorre aggiustare l’asticella della condizione fisiologica in funzione del tipo di lesione subito. Ma sappiamo bene quanto resiliente sia l’organismo umano, in grado di adattarsi a nuove condizioni che gli eventi avversi talora impongono.

D: come nasce il suo interesse nei confronti della Low Dose Medicine?

R: I pazienti che vengono nel mio studio sono alla ricerca di una risposta nei confronti del dolore. Spesso arrivano da un percorso lungo e difficile, che li ha trascinati in un pellegrinaggio che, evidentemente non ha dato i risultati sperati. Quando poi si tratta di pazienti con un quadro clinico complesso, portatori di Pace-maker o in terapia anticoagulante, le prospettive terapeutiche vengono indubbiamente limitate dalle comorbilità ed il successo terapeutico spesso viene a mancare. La Low Dose Medicine riesce a fornire strumenti utili a contrastare il dolore muscolo-scheletrico che danno risultati spesso sovrapponibili a quelli ottenuti attraverso i classici FANS, senza però in alcun modo interferire con la terapia farmacologica assunta dal paziente.

R: Sono provvedimenti terapeutici associabili ad altri?

D: Le terapie possono essere associate e combinate tra di loro. Premesso che mai e poi mai ci si deve permettere di modificare la lista dei farmaci assunti dal paziente, si tratta di trovare nuovi spazi in cui agire. Le sostanze Low Dose possono essere facilmente associate ad altri farmaci ed a tutte le terapie fisiche senza alcun problema. Spesso risulta molto utile anche l’associazione con tecniche di Medicina Manuale e/o di agopuntura, andando a stimolare in quest’ultimo caso gli agopunti specifici per il caso.

Sia ben chiaro però, che qualora esistano gli estremi per dover intervenire ad esempio con una terapia steroidea, si deve procedere senza alcun dubbio in quel senso: come dicevo, un buon Medico non deve essere integralista in alcun modo ma deve cercare si essere preparato in modo polivalente per poter dare al paziente la risposta più appropriata al suo caso.

D: Come si procede solitamente?

R: Come sempre, affinché ci siano risultati positivi, occorre fare diagnosi e mai come in questa scelta terapeutica la diagnosi deve essere corretta ed accurata per poter scegliere con attenzione i prodotti più appropriati. Occorre essere un po’ come dei cecchini anziché sparare a raffica: spesso infatti un insuccesso terapeutico è da imputare ad una diagnosi errata più che ad una mancata efficacia delle sostanze impiegate.

Come dicevo, spesso mi trovo a prescrivere un Progetto Riabilitativo che contempla inizialmente alcune sedute di Medicina Manuale, poi passiamo magari alla somministrazione intradermica negli agopunti riferiti alla problematica di una sostanza Low Dose, ed infine un ciclo di Rieducazione Motoria con il Fisioterapista definisce il quadro clinico in modo risolutivo. Se poi si tratta di pazienti che non presentano controindicazioni verso le Terapie Fisiche, spesso vengono prescritte anche Onde d’urto piuttosto che Te.Ca.R terapia o altri elettromedicali ad integrazione.

D: un esempio di sostanza Low Dose utile per il Fisiatra?

R: Be’ indubbiamente l’Arnica compositum (che è disponibile anche in fiale iniettabili) è un prezioso alleato per uno specialista come il Fisiatra. Rappresenta il capofila dei famaci anti-infiammatori biologici low dose dal momento che stimola la produzione di TGF-b che inibisce le citochine pro-infiammatorie; contemporaneamente viene stimolata la produzione di IL-10, che possiede valenza anti-infiammatoria e determina così una modulazione del processo infiammatorio. Senza volerci addentrate troppo nel complesso capitolo delle citochine, ormai diversi studi clinici hanno dimostrato che l’Arnica possiede proprietà antiedemigene, antidolorifiche, anti-infettive ed è in grado di agire su tutte le 6 fasi del processo infiammatorio.

Da sempre ritengo che più siano gli strumenti che abbiamo a disposizione per trattare i nostri assistiti, maggiore è la possibilità di riuscire a centrare il risultato. L’importante è evitare i preconcetti, evitare di denigrare ciò che non si conosce, piuttosto informarsi e cercare di colmare le proprie lacune, e diffidando di chi non ha le qualifiche ed i titoli per prescrivere un trattamento terapeutico.

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