C’è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui il comune commento degli Ortopedici nei confronti delle Terapie Fisiche era che non servisse a nulla. Bisogna purtroppo riconoscere che la mancanza di “difesa” da parte di noi Fisiatri nei confronti della “macchinette” ha condotto inesorabilmente agli attuali LEA, ma non è mia intenzione tornare su questo argomento che rappresenta un triste capitolo della Fisiatria. Il mio intento oggi è raccontare una storia che mi ha indotto a rimpiangere i “vecchi” ortopedici denigratori rispetto a certi giovani tanto baldanzosi quanto …. disinformati (per usare una terminologia “politically correct”).
Mi contatta un amico, un collega, un “fratello” non di sangue ma di vita e di storia. Mi racconta che ha da molti mesi un dolore importante a carico delle spalle, persistente anche di notte, senza limitazione funzionale ma molto invalidante. Adesso abitiamo a 200 Km di distanza, per cui mi manda il referto di una risonanza magnetica dalla quale emerge un quadro infiammatorio degenerativo a carico di sovraspinato e sottoscapolare sostanzialmente privo di versamento essudativo nelle guaine o di borsite.
E mi gira il messaggio che un “amico” ortopedico gli ha inviato dopo aver visionato la RM.
A questo punto è indispensabile una premessa. Questo caro Amico sta combattendo da oltre 6 mesi con un Linfoma NH per il quale si sta sottoponendo a chemioterapia e immunoterapia.
Ascolto il messaggio dell’amico ortopedico.
Dopo una prima interpretazione della RM, tutto sommato, corretta sui dati che ne emergono, inizia il declino inesorabile e progressivo. Dapprima fa una descrizione dettagliata dei diversi tipi di acromion secondo Neer e secondo Bigliani, rammaricandosi circa il fatto che il “mio” amico corrisponde solamente ad un tipo 2 e quindi “non da sottoporre ad intervento chirurgico ma solamente, PURTROPPO, a fisioterapia“. Sentendo ciò mi verrebbe voglia di raccontargli della mia tesi di Laurea nel lontano 1994, dove già era emerso che il trattamento conservativo e quello chirurgico nella Sindrome da impingement davano risultati del tutto sovrapponibili; oppure magari di parlargli degli studi più recenti come il follow-up a 10 anni dello studio FIMPACT pubblicato su The BMJ nel 2025 o le linee guida della AAOS (American Academy of Orthopaedic Surgeons) e della JOSPT (Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy) pubblicate a inizio 2025 dai quali emergono raccomandazioni affinchè l’acomioplastica venga riservata solamente ad alcuni rari casi e comunque non debba mai rappresentare il primo approccio terapeutico. Ma in questo gioco sono solo un ascoltatore, quindi mi rammarico e procedo nell’ascolto.
A questo punto, inevitabile come il sole che tramonta ogni sera, arriva il “consiglione”: “magari potremmo fare una infiltrazione col cortisone”. E be’, certo: visto che, nonostante 30 anni di chirurgia sulle spalle e la chemioterapia e l’immunoterapia che sta assumendo da circa 6 mesi, la struttura dei tendini della cuffia dei rotatori appare priva di lesioni e non sono visibili versamenti o segni di borsite, vogliamo farci mancare una bella infiltrazione steroidea, con cui riuscire a creare precipitati nella speranza di giungere, finalmente, ad una lesione sacrosanta???
Dulcis in fundo, il tocco finale, la ciliegina sulla torta, il cacio sui maccheroni e chi più ne ha più ne metta: ” e comunque bisogna che tu faccia tanta tecarterapia“.
L’affetto che mi lega a questo amico è profondo, come dicevo, così quando l’ho richiamato dopo aver ascoltato in pochi minuti un così elevato concentrato di ….. non so nemmeno io come definire lo sproloquio appena sentito, ho esordito minacciando di dare un clamoroso pugno sul naso all’autore del messaggio.
Ora, se i consigli fossero arrivati dal vicino di casa, o dal commercialista, o dal meccanico mentre aspetti di ritirare l’auto non ci sarebbe certo l’esigenza di scriverci un articolo. Quando però è un Ortopedico a dispensare consigli terapeutici che non solo potrebbero danneggiare il paziente, ma che addirittura potrebbero riattivare una situazione ematologica che, al momento, sembrerebbe volgere verso una remissione, mi arrabbio. Terapie come la Tecar sono a dir poco controindicate nel paziente oncologico in genere ma non dovrebbero essere nemmeno nominate di fronte ad un linfoma, nemmeno lontanamente pensate. In questo caso ho rimpianto profondamente gli Ortopedici che deridevano le terapie fisiche del Fisiatra.
Una delle mie più profonde convinzioni è che nella vita si può imparare a fare tutto. L’altro mio pilastro è che, partendo dal presupposto che nessuno è “tuttologo”, se non sai qualcosa ammettilo candidamente e fermati lì. Esiste però un universo parallelo (ma neanche troppo) in cui qualcuno (o troppi?) crede di essere onnisciente e che la Laurea in Medicina ti renda competente in tutte le discipline. O forse, ancora una volta, come troppo spesso e da troppo tempo accade, prevale la convinzione che per essere Fisiatra non serva poi molto: tanto è il Fisioterapista poi che fa tutto, no?
Be’ questi personaggi dovrebbero sapere finalmente che invece senza le competenze appropriate che solo il Fisiatra (guarda-un-po’) possiede, con la Fisioterapia si possono fare dei danni, anche gravi, anche irreparabili. Dovrebbero imparare che se un Fisiatra non si arroga la competenza di stabilire quale protesi impiantare o come sintetizzare una frattura, allo stesso modo l’Ortopedico non si metta a suggerire terapie delle quali evidentemente non ne conosce l’azione o le potenzialità terapeutiche o le controindicazioni.
Sta circolando in questi tempi una pubblicità che dice: “Se non sei Medico, non fare il medico”. Personalmente aggiungerei: “Se non sei Specialista, non fare lo specialista”.
Epilogo
Per pura curiosità, ho interrogato l’AI sulla tecar e le sue controindicazioni, e vengono citate solo 3 situazioni:
- il portatore di pacemaker,
- la condizione di gravidanza,
- l’insensibilità al calore.
Tuttavia, ad una domanda di approfondimento circa la prescrivibilità di tecar al paziente oncologico, anche l’AI ammette che è una controindicazione assoluta, essendo una terapia che stimola il metabolismo cellulare e la vascolarizzazione.
Forse l’amico ortopedico aveva fatto una ricerca on line sull’argomento, ma senza realmente approfondire l’argomento più di tanto nemmeno in questo contesto.
Che tristezza…
Ho sempre detto quando colleghi medici o fisioterapisti parlavano dell’inutilità delle “macchinette” MAGARI NON FACESSERO NULLA!
E non mi sono mai vergognato nell’ambulatorio della UOC di consigliare di contattare altri colleghi quando non capivo o non sapevo cosa dire al paziente.