I disturbi psicologici e dell’alimentazione e della nutrizione (DNA) negli atleti di body building

Anno: 2026 - Vol. 11 / Fascicolo: 23 / Periodo: apr-giu

Autori:

Diego Monsignore1,2,3

1Ambulatorio di Riabilitazione Neuromotoria Capodarco-Anteo, via Lungro 3, Rome, Italy

2Consorzio Univesitario Humanitas-Lumsa, via della Conciliazione 22, Rome, Italy

3Università San Raffaele, via di Val Cannuta, 247, Rome, Italy


Psychological and eating disorders in bodybuilding athletes

Riassunto
Lo scopo di questa revisione è stato quello di analizzare i disturbi psicologici e alimentari negli atleti di bodybuilding, una disciplina focalizzata sull’estetica e la composizione corporea. L’ossessione per il corpo perfetto, amplificata dall’avvento dei social media, può essere associata a numerosi disturbi psicologici come ansia sociale, depressione, dipendenza dall’esercizio fisico e può culminare anche nell’abuso di sostanze dopanti.
L’insorgenza di questo tipo di disturbi può anche favorire lo sviluppo di disturbi alimentari come anoressia, bulimia, binge eating, ortoressia e vigoressia, o essi stessi ne possono essere l’effetto e manifestarsi in un periodo antecedente alla diagnosi psichiatrica delle cause. 
Questa tipologia di disturbi sono spesso associati a diete estreme e allenamenti eccessivi, dove trova parte in un morboso circolo vizioso la percezione alterata del proprio corpo.
Diversi tes diagnostici, come il Muscle Dysmorphic Disorder Inventory (MDDI) e l’Eating Attitude Test (EAT), sono strumenti utili per nell’identificazione e nel successivo trattamento.
Questo articolo sottolinea infine l’importanza di interventi multidisciplinari per affrontare le problematiche psicologiche e alimentari legate all’agonismo ed in particolar modo al mondo del bodybuilding.

Parole chiave:
Nutrizione clinica; Disturbi dell’alimentazione e nutrizione; Nutrizione sportiva; Bodybuilding

Abstract
The purpose of this review was to analyze psychological and eating disorders in bodybuilding athletes, a discipline focused on aesthetics and body composition. The obsession with the perfect body, amplified by the advent of social media, can be associated with numerous psychological disorders such as social anxiety, depression, exercise addiction, and can even lead to performance-enhancing drug abuse.
The onset of these types of disorders can also promote the development of eating disorders such as anorexia, bulimia, binge eating, orthorexia, and vigorexia, or they themselves can be a consequence of these disorders and manifest themselves before the underlying causes are psychiatrically diagnosed.
These types of disorders are often associated with extreme dieting, excessive training, and an altered perception of one’s body.
Several diagnostic tests, such as the Muscle Dysmorphic Disorder Inventory (MDDI) and the Eating Attitude Test (EAT), are useful tools for identification and subsequent treatment.
Finally, this article highlights the importance of multidisciplinary interventions to address the psychological and nutritional issues associated with competitive sports, particularly bodybuilding.

Keywords:
Clinical nutrition; Eating disorders; Sport nutrition; Bodybuilding

1. Introduzione

Il bodybuilding, noto anche sotto il nome di culturismo, è una disciplina sportiva il cui obiettivo è lo sviluppo muscolare attraverso una routine di allenamenti in sovraccarico ed una corretta alimentazione, con l’obiettivo di migliorare la composizione corporea, l’armonia, la simmetria e la definizione del proprio corpo.
Tuttavia, essendo una disciplina basata sull’immagine corporea e sull’estetica, è molto esposta all’insorgenza di disturbi di varia natura, sia sotto soglia che manifesti.
Con l’evoluzione dei social media ha subito inoltre una progressiva trasformazione, basandosi maggiormente sulla fisiologia e sulla psicologia degli atleti, ma d’altra parte è divenuta anche di dominio pubblico la possibile estremizzazione dei suoi risultati ed i mezzi, talvolta con diete ed integratori alimentari, ma spesso con farmaci e sostanze dopanti, che vengono utilizzati per ottenerli.
Infatti, con l’aumentare della popolarità del bodybuilding tramite i mass media, nei quali viene raffigurata la perfezione corporea, si riscontra un conseguente aumento del bisogno della soddisfazione incentrando l’importanza sulla propria immagine.
Molti individui infatti iniziano a praticare questa disciplina mossi dall’insoddisfazione dell’immagine corporea cercando di avvicinarsi il più possibile ad un corpo ideale raffigurato e diffuso sui social networks [1].
Tuttavia, la ricerca ostinata del corpo perfetto molto spesso sfocia in un inizio di disturbi psicologici nell’atleta, presentandosi sotto forma di ansia sociale per il proprio corpo, disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, dipendenza dall’esercizio fisico eccessivo, abuso di sostanze dopanti, disturbi bipolari e depressione, caratterizzati inoltre, da un’ossessione concernenti routine molto rigide a livello degli stessi allenamenti e di diete [2-3].

2. I disturbi psicotici tipici degli atleti di body building

Già nel 1993, secondo la letteratura, Pope, Katz e Hudson notarono in un campione di culturisti un disturbo noto sotto il nome di dismorfismo muscolare, costituito da una preoccupazione eccessiva concernente le proprie dimensioni e struttura corporea, percepita erroneamente come non muscolarmente significativa [4].
La dismorfia muscolare è correlata ad una falsa percezione del proprio corpo, che viene intuito come ipomuscolarizzato, e con una marcata preoccupazione per una ricerca di un corpo caratterizzato da una forte muscolatura e una bassa percentuale di massa grassa.
Solitamente questo disturbo è più frequente negli atleti d’élite di bodybuilding rispetto agli atleti amatoriali con la relativa e frequente insorgenza di sintomi clinici; infatti, come evidenziato da numerosi studi sul test Muscle dysmorphic disorder inventory (MDDI), si riporta una maggiore frequenza di ansia e ansia sociale, depressione, nevrosi e perfezionismo i quali sono solitamente inversamente proporzionali all’autostima [5].
La dismorfia muscolare può essere associata al bisogno di perfezionismo caratterizzato dalla perfezione verso sé stessi, verso gli altri o verso la società, che si attua in soggetti affetti da questo disturbo su aspettative non realistiche verso sé stessi, imposto come limite da superare per ottenere la loro stessa approvazione [6].
Inoltre, questi disturbi trovano la loro insorgenza solitamente tra l’adolescenza e la prima età adulta, esacerbati da una bassa autostima, difficoltà nella regolazione emotiva, ansia nell’interazione sociale, ricerca del perfezionismo, i quali sono successivamente associati ad una ridotta qualità di vita fino ad arrivare ad un crescente rischio di suicidio e assunzione di sostanze dopan.
Infine, questi disturbi possono presentare sintomi dissociativi, associandone la presenza con traumi nel corso della vita dei soggetti che ne provocano l’insorgenza [7].

2.1 I test diagnostici

I test principalmente utilizzati nella diagnosi dei disturbi psicologici negli atleti sono:

    • Muscle Dysmorphic disorder inventory (MDDI) (inventario del disturbo di dismorfismo muscolare): questionario riguardante le emozioni ed i comportamenti scaturiti dall’immagine corporea;

    • Symptom checklist-90-R (SCL-90-R): questionario che ha lo scopo di valutare la gravità dei sintomi concernenti il disagio psicologico;

    • Exercise dependence scale (EDS-R) (scala sulla dipendenza da esercizio): valuta la dipendenza dall’esercizio fisico;

    • Body image concern inventory (BICI) (inventario delle preoccupazioni relative all’immagine corporea): valuta la preoccupazione legata alla propria immagine corporea.

I soggetti che spesso presentano punteggi medi del test MDDI sono caratterizzati da dimensioni psicopatologiche culminanti in depressione, ansia e somatizzazione, mentre sono frequentemente riscontrati punteggi più elevati in soggetti dediti ad una asssunzione cronica di sostanze dopanti.
È stata riscontrata inoltre una correlazione diretta tra i punteggi dell’EDS-R con i punteggi dell’MDDI: soggetti che hanno presentato una dipendenza all’esercizio fisico sono caratterizzati anche da una dismorfia muscolare.
Inoltre, essendo la dismorfia muscolare spesso correlata a sintomi psicopatologici e comportamentali, molti autori sottolineano l’importanza di una pronta diagnosi anzichè una mera preoccupazione relativa al soggetto in esame per la propria immagine corporea o della performance, al fine di sviluppare interventi mirati alla terapia di questi disturbi.
L’assunzione di sostanze dopanti, la dipendenza da esercizio fisico e le preoccupazioni riguardanti l’immagine corporea sono le manifestazioni iniziali di questa patologia, che spesso richiedono l’intervento tramite approcci multidisciplinari per il trattamento [7].

3. I disturbi dell’alimentazione e della nutrizine negli atleti di body building (DNA)

La disciplina del bodybuilding, che trova le sue radici nel mondo estetico, molto spesso può incidere sullo sviluppo di disturbi che riguardano la nutrizione e l’alimentazione.
I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione che si manifestano negli atleti molto spesso non comprendono le stesse cause che si riscontrano nella popolazione generale, ma sono maggiormente coinvolte e incentrate sulle competizioni; infatti, gli atleti d’élite sono sottoposti a strategie estreme basate su alimentazione restrittiva e sessioni di allenamento eccessive [8].

Tra I principali disturbi riconosciuti nel manuale DSM-V si elencano:

    • Anoressia: caratterizzata da una riduzione dell’apporto energetico e svolgimento di sedute di allenamento eccessive con lo scopo di mantenere un basso peso corporeo; colpisce maggiormente le donne (avendo un rapporto di 9 a 1 tra donne e uomini), ed trova un tipico esordio in una età compresa tra i 12 ed i 25 anni [9].

Nel suo tipico algoritmo diagnostico, trovano posto come criteri specifici per poter stabilire la presenza di questo disturbo la riduzione del peso corporeo di almeno il 5% al di sotto nella norma, assenza di patologie organiche associate alla perdita di peso, morbosa preoccupazione sull’indice di massa corporea, un indotto e ridotto apporto energetico giornaliero inferiore alle 1200 kcal, amenorrea o oligomenorrea, percezione alterata del proprio corpo, necessità compulsiva di un eccessivo esercizio fisico [10].
I soggetti che presentano questo disturbo sono caratterizzati da un rifiuto nel mantenere il proprio peso corporeo al di sopra o al minimo (associato alle categorie di BMI), correlato ad una distorsione della propria immagine corporea. In questo circolo vizioso si incide spesso  sulla propria autostima rifuitando la realtà delle gravi condizioni del peso corporeo.
Purtroppo anche attualmente i sintomi iniziali molto spesso vengono sottovalutati, riconoscendoli come significativi solamente tipicamente manifesti.

    • Bulimia: disturbo caratterizzato da abbuffate con una sensazione di perdita del controllo associato ad atti compensatori associati alla preoccupazione di un aumento ponderale, come vomito autoindotto, uso di lassativi, uso di diuretici ed esercizio fisico eccessivo e frequenti digiuni, molto spesso correlati a livello psicologico ad una bassa autostima, elevato perfezionismo, obesità genitoriale con una pressione esterna concernente il proprio corporeo. Molti soggetti alternano il loro disturbo alimentare tra bulimia ed anoressia.
Frequentemente la bulimia è associata ad un disturbo psichiatrico pregresso e la sintomatologia a livello psicologico più comune è il disturbo dell’umore, l’ansia, il controllo degli impulsi e talvolta l’abuso di sostanze farmacologiche.
Si ha una prevalenza nelle donne distribuito in ugual misura fra tutte le classi sociali, con maggiore frequenza nei paesi industrializzati.
Per il trattamento di questo disturbo viene consigliata la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), al fine di ridurre le restrizioni alimentari e migliorare la sfera cognitiva e comportamentale per una migliore gestione dei comportamenti errati, culminando in strategie preventive per le possibili ricadute.
Questo trattamento viene considerato il più efficace, con una riduzione delle abbuffate già nelle prime settimane (nel 70% dei casi), con un decremento delle preoccupazioni legate al peso, immagine corporea e piano alimentare costruendo un sano rapporto con il proprio corpo e con il cibo [11].

    • Binge eating: è un disturbo associato ad un’insorgenza precoce di obesità, nel quale i soggetti molto spesso presentano depressione, ansia, con una tendenza a reprimere o elaborare in maniera ossessiva e/o negativa le proprie emozioni, culminando in un aumento delle preoccupazioni e sintomi psicopatologici.
L’aumento delle emozioni e delle preoccupazioni causa un incremento degli episodi di abbuffate con il tentativo di auto-regolare gli stati d’animo indesiderati, minimizzando il tempo relativo al consumo alimentare nel tentativo di raggiungere in breve tempo il senso di sazietà.
Il collegamento tra l’umore e le abbuffate è massimale, dove le emozioni negative emergono come fattore scatenante delle stesse, mentre proprio le abbuffate provano a colmare ed alleviare le sensazioni negative.
Inoltre, molti studi riportano come sia presente un vissuto ed una elaborazione completamente diverse rispetto alla popolazione generale, strutturando le emozioni negative e associandole ad una bassa tolleranza degli stati d’animo. Molte volte gli alterati comportamenti alimentari vengono associati all’abuso di sostanze o all’autolesionismo [12].
Una possibile strategia per ridurre questo disturbo sussiste nello strutturare strategie per il controllo delle emozioni regolandole in modo adattativo a seconda degli eventi quotidiani, con lo scopo di attenuare le situazioni difficili, tendendo alla risoluzione dei problemi, accettazione, e diminuzione sull’impatto emotivo [13].
Numerosi studi utilizzano come strategia per ridurre questo disturbo l’Ecological Momentary Assessment (EMA), una autovalutazione delle esperienze quotidiane, il comportamento e gli stati d’animo durante il giorno [14].

    • Ortoressia: disturbo associato alla qualità del cibo, nascente da una ossessione verso una sana alimentazione, molto spesso associata a sintomi riguardanti la restrizione ed il disordine alimentare simili all’anoressia e collegati al controllo morboso del peso, sebbene non sia associato, invece, all’alimentazione incontrollata, emotiva o all’insoddisfazione della propria immagine corporea.

    • Vigoressia: considerato un disturbo “fitness dipendente”, che colpisce maggiormente gli uomini: alla base si ha una mancanza di autostima con la necessità di sentirsi accettati, e come effetto a valle si ha lo svolgimento di sedute di allenamento eccessivo e diete iperproteiche al fine di ottenere un fisico tonico con un volume muscolare elevato.
Viene chiamata anche con il nome di dismorfia muscolare, disturbo psicologico in cui i soggetti hanno una percezione diversa dal loro reale corpo, valutandolo sempre con un tono muscolare mai evidente, percezione che li porta ad intraprendere sempre più allenamenti inappropriati e diete iperproteiche.
Si ha, inoltre, la presenza di una componente ansiogena e depressiva, dove l’ansia è associata sia a comportamenti tipici di questo disturbo che dell’ortoressia, mentre la depressione è associata prettamente alla vigoressia [15].
Inoltre, per una misurazione della sintomatologia vengono svolti alcuni test, come il Muscle Dysmorphia Disorder Inventory (MDDI), questionario composto da 13 domande per la valutazione dei comportamenti associata alla dismorfia muscolare, o come il Depression Anxiety Stress Scale (DASS-21) che consente di valutare i comportamenti associati alla depressione, allo stress e all’ansia [16-17].
E’ un disturbo che si riscontra soprattutto negli adolescenti con convinzioni distorte sulla propria immagine corporea che viene valutata sempre inferiore agli standard idealizzati e associata ad una pressione per l’uguaglianza dei livelli estetici legati alla bellezza sociale, alla vulnerabilità che culmina nell’adozione di comportamenti distorti e l’entrata nel ciclo vizioso di dieta e allenamenti rigidi [15].
I sintomi dei disturbi alimentari molto spesso trovano un inizio con piccoli cambiamenti nell’alimentazione motivati dal desiderio di perdere peso o di seguire un piano alimentare più sano: infatti, diversi studi dimostrano come una dieta autoimposta a differenza di una dieta gestita da specialisti precede l’insorgenza di comportamenti alimentari restrittivi o con disturbi alimentari. In molti casi, soggetti che sperimentano diete restrittive, perdono il controllo riprendendo peso, ciò può essere l’inizio di un ciclo di restrizioni, abbuffate con sempre maggiori restrizioni o atti compensatori [18].

3.1 I test di valutazione dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione

Lo strumento più utilizzato per valutare la sintomatologia di questi disturbi è l’Eating attitude test di Garner e Garfinkel (EAT-40), pubblicato nel 1979 mentre una seconda versione è stata pubblicata nel 1982 (EAT-26), sebbene con questo test non sia possibile una distinzione tra anoressia e bulimia. Ciononostante, rappresenta il primo passo per poter riconoscere la presenza di disturbi portando ad un trattamento precoce riducendo gravi complicanze.
Il test si sviluppa seguendo tre criteri:

    – Punteggio totalizzato al test EAT: se si raggiungono 20 o più punti si ha un maggior rischio di sviluppare un disturbo alimentare indicando la presenza di un comportamento alimentare alterato ed un interesse verso il cibo ed il peso corporeo.

– Risposte affermative riguardanti domande relative al comportamento correlato all’alimentazione e alla perdita di peso: in caso di risposte affermative il soggetto presenta dei comportamenti disordinati riguardo l’alimentazione, e in questi casi si consiglia di consultare uno specialista in salute mentale che tratta i disturbi del comportamento alimentare.

    – Indice di massa corporea: calcolo basato sull’altezza e sul peso corporeo del soggetto.

Il test presenta due versioni, una estesa composta da 40 domande ed una ridotta composta da 26 domande, il punteggio viene valutato secondo una scala Likert composta da 1 (mai) a 6 punti (sempre) per il test esteso, mentre per il test ridotto la scala è composta da 0 (mai) a 3 (sempre). La somma dei punti ha il compito di definire il comportamento alimentare del soggetto, se il punteggio è uguale o superiore a 20 il soggetto presenta un comportamento alimentare disordinato.
Inoltre, gli atleti possono attraversare diverse fasi inerenti al loro piano alimentare e alla loro preparazione atletica in cui il loro corpo è sottoposto a diverse fonti di stress dove si alternano fasi di digiuno a fasi di sovralimentazione. I possibili fattori legati al digiuno sono spesso l’alterazione del senso di fame, l’ossessione per il cibo, la depressione e i traumi passati [19].
Molto spesso chi presenta questo disturbo è sintomatico di una insoddisfazione nei propri confronti, sviluppa un senso di fallimento incentrando il proprio valore sulla propria eccessiva magrezza esercitando un controllo ossessivo sul peso corporeo, con una tendenza al perfezionismo costituito da standard irrealistici, esacerbati da traumi passati, scarsa autostima di se stessi e impulsi incontrollati.

4. I disturbi psicologici secondari all’utilizzo di sostanza dopanti

È attualmente in aumento l’assunzione di steroidi anabolizzanti androgeni sia in atleti d’élite che amatoriali, utilizzati per incrementare le prestazioni, sebbene la motivazione principale di fondo siano i disturbi psicologici, come la dismorfia muscolare.
Inoltre, l’assunzione di sostanze dopanti porta ad effetti collaterali a livello centrale come sbalzi umorali, disturbi bipolari e con il tempo depressione, psicosi e ipomania. La gravità di questi disturbi varia a seconda delle dosi assunte [20].
Negli anni Settanta il termine “psicosi da steroidi” veniva associato a sintomi che variavano da affettivi a schizofrenici associati alla sindrome organica cerebrale.
I sintomi generalmente erano circoscritti ad agitazione, instabilità emotiva, riduzione della concentrazione, cambiamenti del sonno, allucinazioni, delirio, compromissione intermittente della memoria e mutismo [21].
Tramite uno studio è stato riscontrato che l’assunzione attuale o precedente di sostanze dopanti nelle atlete ammonta a circa il 33%, di cui il 56% delle utilizzatrici ha mostrato sintomi ipomaniacali, mentre il 40% ha presentato sintomi depressivi durante l’astinenza [22].
Il 15% degli atleti utilizzatori presenta un disturbo depressivo maggiore rispetto al 7% degli atleti durante l’astinenza.
Tuttavia, i soggetti che assumono sostanze dopanti presentano un rischio depressivo maggiore durante i primi mesi di astinenza [23].
Gli atleti generalmente assumono sostanze dopanti per poco tempo, attraverso cicli con una durata da 8 a 16 settimane intervallato da interruzioni.
Tuttavia, alcuni soggetti continuano ad assumere sostanze dopanti culminando nell’abuso, tentando di migliorare ulteriormente la loro performance atletica ed il loro aspetto estetico, sviluppando nel 30% dei casi una dipendenza caratterizzata da impulsi incontrollati.
La dipendenza, caratterizzata da sintomi di astinenza dopo interruzione, è associata alla tolleranza e alla necessità di incrementare le dosi assunte per ottenere gli stessi effetti. Questo si traduce in un uso ordinario e costante provocando danni spesso irreparabili alla salute [24].
I soggetti dipendenti da sostanze dopanti si distinguono dai soggetti non dipendenti attraverso le seguenti caratteristiche: dosi elevate, numero maggiore di cicli farmacologici, maggiore dismorfia fisica e maggiore aggressività [25].
Questi soggetti assumono dosi oltre il limite fisiologico, molto spesso impiegando tecniche “piramidali” dove progressivamente incrementano le dosi ed effettuando inoltre più combinazioni attraverso diverse vie di somministrazione [26].
Inoltre, è stato dimostrato che i livelli maggiori di aggressività si riscontrano maggiormente in atleti farmaco-dipendenti, associati a concentrazioni sierologiche elevate di testosterone [27].
Inoltre, si osservano cambiamenti dopaminergici, serotonigenici e noradrenergici a livello cerebrale che guidano ancor di più i soggetti nei lori circoli viziosi di disturbi del comportamento alimentare, circondando la loro vita di ossessività, perfezionismo, ansia sociale e narcisismo [28] e culminando, infine, anche con il suicidio conseguentemente all’interruzione delle somministrazioni.
In conclusione, sebbene sia lo svolgimento dell’attività fisica anche nelle palestre focalizzato al divertimento e al miglioramento della salute, soprattutto con l’avvento dei social media la nostra epoca vive un profondo senso di smarrimento ed incertezza, sentimenti che se supportati da predisposizioni sia organiche che psicologiche trovano una possibile via senza uscita nei disturbi dell’alimentazione e della nutrizione.

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