La Rete che intrappola

Anno: 2026 - Vol. 11 / Fascicolo: 23 / Periodo: apr-giu

Autori:

Morena Ottaviani

Dir. San. C.M.R.  Centro Medico Riabilitativo di Casarza Ligure (GE)


Se la memoria non mi tradisce, Mark Zuckerberg pensò alla sua creatura Facebook come ad uno di quegli annuari tipici delle scuole superiori statunitensi, in cui sono riprodotti i volti dei vari studenti con l’elencazione di alcune caratteristiche personali del periodo scolastico e, a volte, con la descrizione di cosa ogni studente ha per costi dire combinato nella vita. Così i primi passi che probabilmente ciascuno di noi ha compiuto dopo essersi registrato, sono stati direzionati verso i vecchi compagni di scuola. Ed era divertente riallacciare i contatti, perché spesso i ricordi reciproci si intersecavano risvegliando immagini ed emozioni che si erano perse nell’affollamento dei nostri individuali pensieri.

Poi è iniziata l’era dell’ostentazione, e tutto è cambiato. Ciascuno a dimostrare che era il più bello, il più bravo, quello che aveva avuto più successo, che era arrivato più in alto nella vita e nel lavoro. E se quello che si ostentava non corrispondeva alla realtà, poco importava. Chi poteva dimostrarlo?

E alla fine l’ostentazione​ ha preso risvolti commerciali.

Il mio prodotto è il migliore, nel mio lavoro io sono il top, la mia competenza è irraggiungibile per gli altri, la mia ricetta per la carbonara è la migliore e così via. Ci sono persone che ne hanno fatto una professione addirittura, sono infatti nati gli “influencer”: personaggi che ricevono compensi per indossare un accessorio o esaltare le qualità di qualsiasi prodotto. 
E i campi di applicazione sono passati dal famigerato pandoro alle ricette culinarie per approdare anche al settore sanitario.

Ma qui non si scherza. Anzi, non si dovrebbe scherzare…. In realtà ci sarebbe poco da scherzare e molto da rivedere, ma procediamo con ordine.

Intanto le competenze. Dottor Google, si sa, ormai assiste gran parte dei cittadini; in tempi più recenti si è associato con altri “esperti ” del settore: AI, Chat GPT, Gemini, tutti “laureati” all’Università binaria 0-1 del Mondo Intero con tutte le Specializzazioni possibili. Quotidianamente ci troviamo in studio almeno un paziente che ha già una diagnosi e una ipotesi terapeutica suggerita dal web, e non è facile convincerlo che la rete e le risposte che fornisce necessitano di una corretta interpretazione e che altrettanto fondamentale è il modo in cui vengono posti i quesiti. Lungi da me rinnegare l’utilità dell’intelligenza artificiale, ma prendiamo atto del fatto che è come un bambino che impara da ciò che vede ed ascolta, solo che è molto smart – come direbbero gli anglosassoni – e quindi confronta e ricerca con estrema rapidità; ma il punto di partenza viene fornito da noi e siamo poi noi a dover interpretare le risposte ricevute, con la nostra capacità di ragionamento e le nostre competenze acquisite negli anni e dal nostro percorso formativo.

Sempre nell’ambito delle competenze, in rete e ancora più nei social dilagano migliaia di “Fenomeni” tanto che ad Oslo stanno seriamente valutando di estendere il numero dei Nobel da assegnare. Esiste una normativa sia europea (Regolamento UE 2024/1689 ) sia italiana (Legge n. 132/2025 ) che impone di contrassegnare in modo chiaro e visibile le foto o i video modificati o creati dall’Intelligenza Artificiale, però bisognerebbe regolamentare anche questi Pavoni Social che troppo spesso sono veramente imbarazzanti per ciò che affermano. 

Ora, finchè si tratta di una ricetta, alla peggio ci troveremo ad ordinare una pizza all’ultimo minuto. Ma quanto si parla di salute, purtroppo vengono fornite indicazioni fuorvianti nella migliore delle ipotesi: troppo spesso dai contenuti emergono vere e proprie falsità. Il controllo non esiste, purtroppo. O meglio esiste, ma è come intrappolare l’acqua. Ho avuto modo di confrontarmi con membri dei NAS sull’argomento, e mi hanno confermato che il campo da monitorare è talmente immenso che risulta praticamente impossibile applicare un controllo capillare. Spesso sono di aiuto le segnalazioni che provengono dagli utenti (ANF ne ha prodotte diverse in questi anni) perché consentono di focalizzare la loro attenzione su obiettivi precisi.

Una caratteristica comune di questi “fenomeni” del web è il camice bianco: tutti, imprescindibilmente lo indossano così che di fronte a questa immagine ed a complemento del titolo di “Dottor” Pinco-Pallo, chi li visualizza viene indotto a pensare che sta ascoltando le parole di un Medico. Mi ricordo moltissimi anni fa l’emozione provata la prima volta che varcai la soglia di un reparto ospedaliero indossando il camice bianco per iniziare il mio tirocinio. Era una divisa, la divisa di ciò che volevo essere nella vita. Quando però con gli anni mi sono orientata verso quella che sarebbe diventata la mia Specializzazione, che comporta necessariamente un contatto molto diretto e manuale col paziente, non solamente attraverso un fonendoscopio o altri strumenti da Medico, spesso sotto il camice indossavo maglietta e pantaloni bianchi, addirittura toglievo il camice per essere più libera nei movimenti e nell’approccio al paziente. Ora, vorrei tanto che chi ha scelto di fare il Fisioterapista e che pertanto ha ancora più a lungo del Fisiatra necessità di trattare manualmente il paziente, mi spiegasse come pensa di poter lavorare appropriatamente indossando un camice che sì, fa tanto “figo”, ma quanto rompe le scatole quando devi inginocchiarti sul letto del paziente per mobilizzare un’anca? E non parliamo poi dell’osteopata o del kinesiologo o del fenomeno di turno.
Quindi, è lecito supporre che in questi video presentati nei social, il camice venga indossato solo per indurre chi li visualizza a credere che stanno ascoltando le parole di un Medico e non di un Dottore.

Eviterò di scendere nel dettaglio delle affermazioni che vengono prodotte. Vorrei solo dire che una “infiltrazione”, ad esempio, non può prescindere dalla perforazione degli strati cutanei, muscolari e capsulari: tutto il resto NON E’ una infiltrazione. E che prima di prendere in carico un paziente, il Fisioterapista effettua la VALUTAZIONE fisioterapica, perché la VISITA fisiatrica è già stata effettuata a priori dal Medico specialista Fisiatra, altrimenti quel fisioterapista si troverebbe a compiere un abuso di professione medica, come recentemente ribadito dalla Cassazione.
Ma tutto questo è ben noto a noi che lavoriamo nel settore riabilitativo. Purtroppo, non è così per chi visualizza come paziente e si trova a doversi districare in un caos informativo scoraggiante. Non c’è giorno che passi senza che almeno un paziente mi esprima il proprio sconforto e la confusione che prova nell’ascoltare una marea di informazioni che dicono tutto e il contrario di tutto.

Così abbiamo preso una decisione, che ci costerà tempo ed ulteriore impegno, ma che vuole provare a dare dei punti di riferimento certi per tutti gli utenti che vagano sui social alla ricerca di risposte sull’argomento salute. Del resto, abbiamo pensato che il sistema migliore per combattere la disinformazione sanitaria fosse attuabile solamente con gli stessi mezzi usati dai nostri “competitor“. Non faremo critiche o censure: daremo semplicemente le informazioni come devono essere fornite, in modo corretto e sostenute dalle normative di riferimento.

Ci vedremo presto.

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