IVANO COLOMBO ci ha lasciati

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di Massimiliano Cossu

Ivano Colombo forse è un nome che dice poco ai giovani fisiatri, ma è senza dubbio uno dei grandi padri della fisiatria italiana.  Tra i tanti suoi meriti basti ricordare quello che fatto per la Medicina Manuale in Italia, con i suoi corsi che hanno introdotto in tanti anni migliaia di medici in questa disciplina. 

Oppure la direzione della rivista “La Riabilitazione” ,nata e portata avanti per numerosi anni (dal 1968 sino al 2017) dal gruppo di medici appartenenti al glorioso “Istituto di Terapia Fisica e Riabilitazione” del Niguarda, , cresciuti sotto la sua guida.

 Ma ricordarlo solo per questo è assai riduttivo nei suoi confronti . 

Lui ha dato molto alla Fisiatria italiana, forse di più di quanto abbia ricevuto in cambio. Talora alcune sue prese di posizione (mi viene in mente ad esempio quella sull’impiego delle terapie fisiche) sono state accolte da alcuni con una sorta di compatimento , ma lui credeva ciecamente in quello che faceva, perché prima l’aveva provato di persona. A tutti coloro che hanno avuto la fortuna di lavorare con lui nel suo Istituto, tra tanto altro, ha insegnato a farsi sempre una propria diretta esperienza, ad evitare acritiche accettazioni o pregiudiziali rifiuti. 

Era una persona molto altruista e buona. Basti questo aneddoto personale. Io ero appena stato assunto e lui , il primario, veniva a prendere me, l’ultimo arrivato degli assistenti, nonostante abitassimo molto lontano tra di noi, per portarmi in Ospedale. 

E quanto mi ha e ci ha insegnato. Quanto ci ha insegnato a come visitare i pazienti, a come si deve saperli ascoltare. Quanti fisiatri seguendo i suoi insegnamenti hanno raggiunto le posizioni apicali ospedaliere. 

L’insegnare ai giovani medici, il contatto umano con i pazienti, il  poter visitare delle persone, il poter far qualcosa di utile per loro, erano molto importanti, direi vitali per lui .Quando con il passare degli anni tutto questo si è progressivamente ridotto, ha cominciato ad intristirsi.

Poi negli ultimi anni la situazione è peggiorata con la perdita della sua amata Laura. Usciva raramente di casa, se non accompagnato. Non aveva perso la gioia di vivere, grazie all’affetto della figlia, dei nipoti, degli amici che andavano ogni tanto a fargli visita. Tuttavia vederlo in quelle condizioni per chi ne aveva apprezzato per anni la straordinaria vitalità, era veramente uno strazio. 

Ma il peggio doveva ancora arrivare. A seguito di una caduta in casa, si ruppe un  femore, da qui perdita di ulteriore autonomia, ed u anno fa il ricovero in una casa di riposo, dove ormai era condannato alla carrozzina. Ma la mente era rimasta lucida , pur con alti e bassi,ed anche in questa sede non perdeva l’occasione di dare suggerimenti ai terapisti

 E poi è arrivato questo terribile virus.

 Lui che amava stare con la gente è morto solo, senza che potessimo dargli l’estremo saluto, dirgli l’ultimo grazie.

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  1. Grazie prof. Colombo Ti ricordo sempre con grande nostalgia e grazie a Massimiliano per avercelo ricordato così bene. Ho sempre pensato che un dovere dei viventi è di ricordare sempre chi non c’è più. Un abbraccio Ivano

  2. Io voglio solo aggiungere questa nota a quanto ha così ben scritto Massimiliano : se volessi avere in mente un collega che,al di la della competenza professionale ,capacità didattica e clinica,potesse rappresentare appieno la “Medicina fisica e riabilitativa” come disciplina sintetica ed unitaria penserei proprio ad Ivano . Sono felice e fortunato per averlo conosciuto fin dai tempi della mia Specializzazione a Milano.

  3. Con Ivano Colombo ci lascia uno degli ultimi “mostri sacri” della prima generazione fisiatrica italiana. Lo conobbi nel lontano 1974-75 quando frequentavo la scuola di specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitazione a Milano. Il prof. Colombo (primario al Niguarda, succedendo al prof. Farneti) insegnava Terapia Fisica e Medicina Manuale. Per anni ha diretto la rivista “Riabilitazione” affidandone poi la direzione ad uno dei suoi allievi prediletti, M. Cossu. Era un uomo colto, arguto, mai banale. Lo dobbiamo ricordare perché è stato uno dei personaggi che ha posto le solide basi di quel grande edificio che poi è stato negli anni faticosamente costruito ( la Riabilitazione Italiana).

  4. Grazie signor Colombo per averci dato lezioni di vita.
    Sono lieta di aver avuto il piacere di conoscerla è stata sempre disponibile per tutti, una persona splendida che non ci potremo mai dimenticare.
    Col suo sorriso stampato costantemente nel suo volto.
    È un grosso dispiacere aver perso l’esponente della fisiatria.
    Un grosso abbraccio.

  5. Sono Saverio,
    ho conosciuto per la prima volta il Grande Prof. IVANO COLOMBO nell’anno 1981 tramite il Rag.Maggi Rodolfo, della Industria Chimica Maggi di Novate Milanese , di cui ero il suo segretario amministrativo, e , da quel momento ha preteso che diventassi il suo segretario particolare perché con il citato Rag.Maggi avevano concordato di aprire un Studio di Medicina Riabilitativa in via G.Frua n.8 prima e successivamente,al n°9 con ampi locali predisposti per la collocazione di apparecchiature per la riabilitazione meccanica e manuale.
    Fatta una ridotta ricostruzione della affezionata conoscenza e collaborazione col Grande IVANO, mi rimane solo il rimpianto di aver perduto il mio grande e Buono Amico FRATELLONE , perché era così che Lui mi chiamava.
    Indimenticabile rimane la Sua ineguagliabile bontà e, da non dimenticare , anche , che alle persone , specialmente ad alcuni anziani , praticava le sue visite gratuitamente.
    Che possa riposare in pace.
    Saverio Cicchiello.

  6. una persona adorabile io milazzo sono arrivata nel suo sttudio nel 1992 con una diagnosi di sclerosi multipla fatta presso l’ospedale San Donato di milano.
    ricordo il mio stato d’animo sono stata visitata e subito leggendo la risonanza magnetica mi ha guardato dicendomi hai avuto i reumatismi da piccola? io risposi di si e lui ricordo disse questi medici npn sanno leggere gli esami (vi risparmio la terminologia colorita) questi medici fanno fare gli esami perché non SANNO DIAGNOSTICARE LE MALATTIE.
    Mi ha salvato la vita e da allora parlare di un hrande amico è dir poco.
    persona meravigliosa un grandissimo UOMO e quando a perso la sua adorata mogliettina davanti alla chiesa mi ha stretto forte a se.
    Ti voglio bene Ivan e ti porterò nel mio cuore.
    Rosalia Milazzo

  7. Ciao papà ,questa terribile situazione non mi ha permesso di starti vicino in questi ultimi giorni della tua vita,ma ,non ha potuto toglierci l’amore che ci legava e sò che mi hai sentita comunque accanto a te!Voglio ringraziare tutti voi per l’affetto,la stima ed il ricordo per papà.Ora vi racconto come lo vedevo io!Era un’uomo particolare………originale,talvolta sfrontato,ma,chi lo conosceva bene,sapeva che era un modo per celare la sua innata timidezza che però veniva supportata dalla presenza di mia mamma che sempre lo incoraggiava ,supportava e gli dava la sicurezza che nonostante tutto gli mancava.Il mio ricordo più vivo di quando ero una bimba è di un papà tutto il giorno al lavoro e dopo cena chiuso nello studio di casa con la testa sepolta tra piramidi di enormi libri.La sua sete incolmabile di sapere e di migliorarsi lo ha portato oltre alla laurea in medicina e molteplici specializzazioni anche a conseguire la laurea in lettere moderne io c’ero,avevo 8 anni e pesavo:vorrei avere solo metà del suo piacere allo studio….lo ammiravo e in parte lo invidiavo non era mai sazio di cultura.Intuitivo,profondo,umano,semplice,generoso verso tutti, forse anche un pò geniale,ma non lo sapeva!Si è vero era poco presente,ma quando era con me,c’era veramente ed è riuscito a trasmettermi tanti valori e l’amore per questo lavoro che sè fatto con il cuore ti arricchisce dentro.Diceva sempre che il paziente và considerato nella sua interezza,bisogna saper guadare oltre la facciata e tutto sarà facile perchè il paziente si aprirà,si affiderà e così guarirà!!Parole sante.Non posso che dire un enorme grazie per la fortuna che ho avuto,essere sua figlia. Ho amato lui e mamma con tutta me stessa,mi hanno resa la donna che sono oggi.Loro vivono in me,sono con me e spero anche nel cuore di chi li ha conosciuti.Arrivederci papi e mami……

    1. Cara Anton io lo conosciuto era una bella persona mi dispiace per te Anton che è stato un grande dolore ma devi sapere che lui Li dov’è e felice un forte abbraccio Angela

  8. LA VERA STORIA DELLA MEDICINA MANUALE IN ITALIA.
    Vorrei ricordare del Prof. Ivano Colombo alcune cose che forse non tutti possono sapere. Egli nasce come Fisiatra con il Prof. PIETRO FARNETI, assieme a Silvano BOCCARDI. A Colombo il FARNETI affidò lo studio della parte Ortopedica ed al BOCCARDI quella Neurologica. Colombo inoltre dedicò a Boccardi il nome del suo primo figlio, Silvano.
    * Nel 1962 Colombo incontra a Parigi Robert Maigne e conosce la Medicina Manuale, ricordo che mi raccontò di essere stato anche in Inghilterra da Waghemacher, suo amico in quel periodo. Nel 1967 Maigne fonda a Parigi il DIU (Diploma InterUniversitario).
    * Ma già nel 1965 il Prof. Colombo Fonda la Sessione di MM della SIMFER presso l’Istituto di Terapia Fisica e Riabilitazione H. Niguarda Cà Granda.
    * Nello stesso 1965 Colombo partecipa alla FIMM a Londra, dove non viene accolta la sua richiesta di riconoscimento della Sezione.
    * 8-10.12.1966 1° Corso di MM a Riva del Garda.
    * 25.2.1968 Riconoscimento Sez. di MM della SIMFER, Riconoscimento dalla FIMM e Fondazione della Rivista “LA RIABILITAZIONE”, direttore PIETRO FARNETI.
    * 19-20.4.1969 2° Corso di aggiornamento in MM a Saint Vincent.
    * DI QUESTI CORSI DI AGGIORNAMENTO ALL’ISTITUTO DI TERAPIA FISICA E RIABILITAZIONE DEL NIGUARDA SE NE SONO SVOLTI ANCORA MOLTISSIMI, L’ULTIMO DEI QUALI, IL 32° NEL 2007, PRESSO IL DON ORIONE DI MILANO SOTTO L’EGIDA SIMFER ED ULEMMA.
    * Dopo Farneti, Egli ha diretto la Rivista fino al 2017, data della sua chiusura.
    Questa, cari Colleghi è solo la piccola parte di ricordi vissuti con il mio maestro e che ho ritenuto doveroso esternare al mondo scientifico.
    Vorrei dedicare questa breve esposizione alla memoria del Mio Maestro IVANO COLOMBO ed a Mio figlio IVANO.

  9. Ciao Prof!
    Con il tuo modo talvolta “colorito” ma sempre diretto a lasciare nelle nostre menti i tuoi insegnamenti ci hai fatto capire quanto sia importante il rapporto tra terapista e paziente , il confronto ed il lavoro di squadra tra noi terapisti ma anche con medici ,infermieri e tutta l’equipe che sta attorno ad un malato .
    Ci hai sempre detto di osservare bene la persona e di ascoltarla perché spesso i suoi dolori sono legati ed influenzati da tutta la sfera psicologica ….
    Ogni volta che arrivava un paziente che aveva un problema nuovo non per te ma da noi visto solo sui libri, ci chiamavi tutti nel tuo studio per farci conoscere questo nuovo “caso “ che poi ci avresti affidato……
    Sei sempre stato un “ innovatore” nel campo della fisiatria e questo l’hai trasmesso anche a noi.
    Buon viaggio Prof!
    Grazie dei tuoi insegnamenti !

  10. Caro Direttore,
    La notizia della scomparsa di Ivano Colombo mi ha afflitto non poco; Uomo di grande cultura umanistica e al tempo di radicate conoscenze nella Scienza Medica. Uomo elegante, amante del vino e della bellezza interiore ed esteriore del genere femminile. L’ultima volta che lo vidi, dieci anni fa, o forse più, mi lasciò il numero del tassista che lo aveva ospitato per un breve tragitto da Fiumicino al centro di Roma, indicandomi le terapie che quell’uomo avrebbe dovuto fare per una lombalgia di cui soffriva. Era prima di tutto un Medico dedicato al Paziente. Si struggeva nel tentativo di coinvolgere le giovani generazioni nell’amore verso la Medicina Manuale, e in generale verso la Fisiatria.
    Mi piace ricordarlo con un componimento poetico e un congedo da lui composto nel 2017: è estrapolato delle prime pagine dell’ultimo numero della rivista “La Riabilitazione” da lui fondata.
    LA STRADA
    Ho fatto tutta la strada in salita.
    Ora ho il passo pesante ed il fiato grosso.
    Davanti a me la strada è in discesa, verso la fine.
    Là , in fondo, mi siederò e fumerò l’ultimo sigaro.
    Ho fatto tutta la strada in salita, ma la meta è ancora lontana.
    Guardo avanti e continuo la mia fatica.
    Quando sarò là, in cima, guarderò in basso la strada percorsa, e riderò.
    Ivano Colombo

  11. Ivano Colombo ha dimostrato, anche oggi, su quesa rivista, quanto fosse e quanto continui ad essere ricordato con stima ed affetto da tutti. Migliaia di visitatori hanno letto il suo ricordo in questi giorni. E tanti di più ricordano come, insieme ad i suoi collaboratori, sia stato, per tantissimi di noi, un punto di riferimento per la Fisiatria italiana, in un epoca in cui i riferimenti erano davvero pochi, Aver frequentato i suoi corsi di medicina manuale ci ha dato ancor di più la voglia di innamorarci di questa disciplina. Andare da Robert Maidne e da Ivano Colombo era il modo migliore per apprendere e testimoniare l’interesse ed il desiderio di imparare, che ci pervadeva. L’Ospedale Niguarda era così diventato ,in quegli anni, per tutti noi, un Tempio di cultura riabilitativa e rimane un ricordo che non scomparirá mai dalla nostra mente.

    Domenico Uliano
    Direttore di Fisiatriaitaliana.it

  12. Purtroppo in ritardo, in questi giorni tristi dominati dall’incubo coronavirus,
    apprendo che il Prof.Ivano Colombo non c’è più…come dire che alla tristezza non c’è fine !!
    Il collega Salvatore Denaro ha già opportunamente sottolineato l’importanza scientifica ,
    professionale e storica di questa figura straordinaria.
    Io vorrei aggiungere il mio lontano ricordo di specializzando che ,come si dice dalle mie parti ‘più confuso che persuaso’ ,continuava a cercare sui libri risposte su come e quando sarebbe stato in grado di affrontare il lavoro sul campo.
    Per fortuna , quando ho avuto l’onore ed il piacere di conoscere il Prof. Colombo, la luce si è
    accesa !
    Così ,a metà degli anni novanta attraversavo l’Italia dalla Sicilia a Milano, spesso in treno, per poter condividere nello studio di Via Frua le sue esperienze professionali ,affiancandolo durante le visite ai pazienti.
    Poi , i corsi di medicina manuale al Niguarda, la fibrolisi diacutanea, la visita fisiatrica, le terapie fisiche…tutta la ricerca della conoscenza in grado di dare sicurezza e l’autostima necessaria per affrontare in modo responsabile il Mestiere del Fisiatra.
    La certificazione che tutto questo lavoro aveva prodotto gli effetti sperati venne proprio da Ivano (ci teneva al fatto che gli dessi del tu, ‘se mi dai del lei significa che vuoi mantenere le
    distanze, diceva ridendo’ ) avvenne infatti che mi chiedesse di sostituirlo con una certa regolarità in un suo impegno lavorativo.
    Capii così che forse potevo camminare con le mie gambe!
    Devo dire che la sua natura, il suo stile ,sono perfettamente riconoscibili nel ricordo pubblicato
    dalla Signora Rosalia.
    Nel tempo gli impegni reciproci non hanno permesso una frequentazione regolare ; però , in una delle ultime occasioni ( mi piaceva regalargli in occasione delle festività natalizie una bottiglia di
    champagne della marca che era stata molto amata da suo padre, come citava lui in un suo
    racconto) gli avevo esternato come, nonostante ci sentissimo poco per me
    lui rappresentasse un riferimento costante e soprattutto gli avevo manifestato quanto grande
    fosse la riconoscenza che nutrivo nei suoi confronti.
    Cosa rimane adesso di tutto questo…?
    Io non potrò altro che mantenere l’atteggiamento che mi è stato abituale in tutti questi anni e cioè nelle occasioni in cui dovesse capitare che un paziente si meravigli dell’efficacia di un
    trattamento fisioterapico, ( nel nostro mestiere può accadere anche questo…..! ),agli eventuali
    complimenti risponderò come sempre , sono solo stato fortunato ad aver avuto un così
    Grande Maestro.
    Le mie più sentite condoglianze ed un affettuoso saluto vanno ai suoi familiari e a tutti quelli
    che portano Ivano nel cuore.
    Grazie
    Peppe Pulvirenti

  13. Caro zio,apprendo solo ora della tua scomparsa,sei stato per me un esempio di vita
    un uomo da cui imparare,debbo molto a te.
    grazie per essere esistito.
    franco luciano zigrossi

  14. Riceviamo dalla figlia di Ivano e, con affetto pubblichiamo, la elegia funebre nel giorno della commemorazione di Ivano Colombo.E lo ricordiamo con piacere, insieme ai suoi amici e collaboratori, con un pensiero ad un epoca che sembra davvero tanto tanto lontana.

    É’ un grande onore ma anche una grande responsabilità per me parlare di Ivano Colombo, del prof. Ivano Colombo.
    Un grande onore perché si tratta di rendere omaggio non solo ad un grande uomo di scienza ma anche ad un uomo che ha segnato la vita di tanti di noi.
    Una grande responsabilità per il timore di non riuscire a far emergere tutta la sua multiforme personalità
    É stato un grande medico, per molti versi un innovatore, che, come spesso succede, non ha forse ricevuto tutta quella considerazione e quel rispetto che meritava. Ma ha insegnato a me, a tanti, cosa vuol dire essere medico. Ci ha insegnato che prima della malattia viene il paziente; ci ha insegnato la grande importanza che ha il saper ascoltare il paziente.
    Era fiero di essere un fisiatra, un riabilitatore, nonostante abbia preso altre specialità, ed ha trasmesso l’ entusiasmo per questa disciplina ai suoi i figli che ha aiutato ad intraprendere la stessa strada Ha saputo creare una scuola di fisiatri molti dei quali grazie ai suoi insegnamenti ed alla sua garanzia sono arrivati alle massime cariche ospedaliere. Tra le tante innovazioni che la nostra specialità, allora ancora agli inizi, gli deve, è di aver introdotto la medicina manuale in Italia, formando per decenni con i suoi corsi all’Ospedale Niguarda migliaia di medici.
    E’ stato il mio primario, ma non il primario vecchio stile, è stato il primario amico, il primario padre. E questo non solo per me, ma per tanti come me. L’insegnare ai giovani medici, il poter visitare i pazienti, poter far qualcosa di utile per loro, era la fiamma che lo teneva in vita. Per lui il suo reparto, il suo Istituto di terapia fisica e riabilitazione, era come una famiglia, i suoi medici degli amici con cui condividere le fatiche, guardie notturne comprese.
    E che dire dell’uomo, dell’amico Ivan. Certamente un uomo non privo di contraddizioni. Il suo approccio schietto, libero, talora non proprio, come si suol dire “corretto” creava qualche imbarazzo nella gente che non lo conosceva.
    Ma un uomo non si giudica per quel che dice ma per quel che fa.
    Chi l’ha conosciuto bene, ed io credo di essere tra questi, ha capito che si trattava di una maschera che si metteva per farsi accettare dagli altri, una maschera dietro la quale si celava una grande umanità, oserei dire quasi una timidezza. Nel suo più intimo era assai diverso di quello che spesso mostrava in pubblico. É l’umanità, la dolcezza che traspare dai suoi libri di memorie. Perché non era solo un uomo di scienza, era anche un uomo di grande cultura, un uomo che ad un certo punto decise di prendere la laurea in lettere.
    Lui voleva essere amico e sentirsi amico.
    Per amicizia ha fatto cose che pochi farebbero. E forse non è un caso che il suo sport preferito, che ha anche praticato per anni, anche come old, sia stato il rugby dove lo spirito di amicizia è una regola non solo fra i compagni ma anche con gli avversari.
    Io voglio continuare a ricordarmelo non come era negli ultimi tempi, intristito per non essere più d’aiuto agli altri, per non aver più quel contatto con le persone che gli dava entusiasmo, per alcune amarezze familiari, ma soprattutto per la perdita della sua Laura, con la quale aveva diviso per molti anni apparenti bisticci ed un vero grande amore.
    Voglio continuare a ricordarlo come appare in una fotografia che ci era stata scattata un po’ di anni fa in Sicilia da un altro suo amato e riconoscente allievo , che non può essere qui a ringraziarlo, lui sorridente, con il suo berretto in testa, ed il sigaro in bocca, con a fianco naturalmente la sua Laura.
    Massimiliano Cossu in presenza dei colleghi Leuci, Combi e Cigolini

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