Perché comunicare è importante!

Anno: 2021 - Volume 6 / Fascicolo: 4 / Articolo: 4 / Periodo: lug-set

Autori: Carla Rossella Cavallo
Insegnante di Scuola Primaria presso l’I.C. di Grantorto, Gazzo, San Pietro in Gù (Pd)
Per citare questo articolo: Cavallo CR. Perché comunicare è importante! Fisiatria Italiana [Internet]. 2021 lug-set;6(4):7-9. Disponibile su: https://www.fisiatriaitaliana.it/perche-comunicare-e-importante

Il termine comunicare deriva dal latino communicare, un verbo collegato alla parola communis, cioè comune. Con il termine communicare si indicava l’azione di mettere in comune, rendere comune.

Per arricchire la lingua italiana gli intellettuali nel periodo del Medioevo acquisirono questo termine dalla lingua latina. Nella lingua italiana viene utilizzato con diversi significati. 

In questo mio articolo voglio approfondire il termine comunicare nel significato di entrare in rapporto con gli altri. Sappiamo che la comunicazione è l’elemento che sta alla base di tutte le interazioni sociali, sia in ambito privato che lavorativo. È fondamentale possedere delle buone capacità comunicative per farsi capire dagli altri e stabilire delle relazioni interpersonali positive.

Pensare di vivere senza comunicare è impossibile, il significato della comunicazione sta nel risultato che otteniamo e non nelle intenzioni di chi comunica. Una comunicazione deve essere efficace, quest’ultimo non è sempre facile, poiché dovrà esserci un codice comune (stessa lingua, condivisione degli stessi valori …).

La comunicazione è uno “scambio interattivo tra almeno due partecipanti, che hanno reciprocamente intenzione e consapevolezza comunicativa e che condividono un determinato significato sulla base di sistemi simbolici e di segnalazione convenzionali stabiliti dalla cultura di riferimento”.

La comunicazione assolve diverse funzioni tra le tante è utile anche per conoscere il mondo esterno e sviluppare nuove conoscenze.

Un altro funzione fondamentale è quello di poter esprimere se stessi, le emozioni, lo status e il ruolo sociale. 

L’uomo, in quanto animale sociale, ha necessità di creare e mantenere una rete di affetti che lo supporti a livello sia emotivo che pratico. Inoltre, ha bisogno di organizzarsi con la collettività per dividere i compiti da svolgere e stabilire delle regole di convivenza. Una buona competenza comunicativa permette, di ottemperare al meglio queste funzioni e di integrarsi in modo efficace nella società.

Per comunicare possiamo utilizzare una comunicazione non verbale o paraverbale. 

Per comunicazione non verbale si può intendere la prossemica (la disciplina che studia lo spazio e le distanze all’interno di una comunicazione, sia verbale che non verbale), la postura, i movimenti e i gesti, espressioni del viso, movimento degli occhi, … .

Per comunicazione paraverbale si intende la prosodia, il tono di voce, volume, timbro della voce, ritmo della parola, …

Va fatta un’altra precisazione cioè che la comunicazione dipende anche dal contesto. Parlare con il proprio capo (impostazione formale) è ben diverso che chiacchierare al bar con un amico (scambio più confidenziale).

A questo punto mi sembra giusto specificare che la comunicazione può svolgersi tra persone che appartengono a livelli gerarchici uguali o diversi (comunicazione simmetrica o complementare). Scambi tra due amici o due partner sono forme di comunicazione simmetrica, il rapporto tra alunno e insegnante è invece di tipo complementare perché uno è in una posizione di subordinazione rispetto all’altro.

Altro punto saliente della comunicazione è il risultato che raggiungeremo che dipenderà anche dal tipo di linguaggio che usiamo: 

  • assertivo (osservando la postura,l’ espressione del corpo, gli occhi, la voce, la gestualità), integrità, onestà, franchezza, rispetto.

Il linguaggio assertivo è tra il linguaggio aggressivo e il passivo. La comunicazione assertiva si basa su diverse abilità che permettono di stare meglio con se stessi e con gli altri. Corrisponde alla capacità di saper comunicare i propri sentimenti (sia positivi che negativi), di intrattenere relazioni interpersonali, di esprimere un parere contrario a quello degli altri, di sapersi auto-apprezzare, ma anche di riconoscere i propri limiti, di prendere decisioni e di esercitare scelte senza eccessiva ansia” (Cotler & Guerra, 1976).

Una persona assertiva si mette in un’ottica di interesse e confronto al dialogo. C’è rispetto dei propri turni di ascolto ed espressione, che vengono assunti in modo cortese ma deciso, si verifica la comprensione da parte dell’altro.

  • Aggressivo (osservando la postura, l’espressione del corpo, gli occhi, la voce, la gestualità), è caratterizzato da un eccesso di imposizione del proprio punto di vista su quello altrui. Usando un linguaggio aggressivo si cerca di raggiungere gli obiettivi prefissati, ma a discapito della qualità della relazione. Chi lo utilizza ha la percezione di essere “migliori”. Si interrompe l’altro e si invade il suo spazio. L’interlocutore può uscire umiliato dalla conversazione. Questo tipo di comunicazione è spesso usata anche negli episodi di bullismo e di mobbing.
  • Passivo (osservando la postura,l’ espressione del corpo, gli occhi, la voce, la gestualità), tende ad inibire le proprie emozioni e a sentirsi in imbarazzo o in ansia durante gli scambi sociali. Percepisce i propri bisogni come inferiori a quelli degli altri e non fa valere la propria posizione. Tendenzialmente ha paura di sbagliare, subisce senza reagire ed evita i conflitti. Il tono di voce è solitamente basso e insicuro.

Dopo aver fatto questa sintetica analisi della comunicazione vediamo nella disabilità che ruolo ha la comunicazione.

Come ho detto precedentemente la comunicazione è fondamentale, immaginiamo di creare una relazione insegnante/alunno senza comunicazione, è impossibile anche da immaginare. Quando si entra in classe si deve aver ben chiaro che immagine si vuole dare di se e che rapporto si vuole creare, l’adulto è l’esempio ed è la guida ma molte volte diventa la persona formale/confidente, colui o colei con il quale si riesce a parlare. Sicuramente l’insegnante dovrà possedere la qualità empatica e secondo me dovrebbe essere assertivo. 

In tutte le classi ci possono essere situazioni che necessitano maggior attenzione, come un alunno disabile, un B.E.S., D.S.A, … e per ogni situazione l’insegnante deve cercare di capire com’è meglio comunicare.  Nel mondo della disabilità la comunicazione non è sempre diretta e facile, facendo un veloce viaggio mentale dei diversi alunni disabili che ho conosciuto la prima cosa che mi viene in mente è proprio l’inizio. Il primo periodo, quello della conoscenze e della conquista di fiducia, eh sì, perché loro devono fidarsi di te, devono trovare qualcosa per cui credere in te. Parlando di comunicazione penso ad un progetto svolto come Pedagogista Clinico, rivolto ad un bambino con mutismo selettivo, era in quinta e la situazione ormai era tanto difficile, le insegnanti non sapevano più come e cosa fare, questo alunno parlava solo con un amico della classe e nell’orecchio e se l’amico era assente, non andava neanche in bagno.

Iniziammo il percorso in tre (io, lui e l’amico), dopo due settimane siamo riusciti ad invitare altri due bambini e continuavamo con i nostri giochi di comunicazione, un’ora e mezza a settimana e arrivammo a giugno che accettò di partecipare alla recita di fine anno. L’anno scolastico successivo iniziò le scuole medie, io non ebbi notizie. Dopo un anno e mezzo (frequentava la seconda media) un pomeriggio di febbraio, il segretario del centro pedagogico con il quale collaboro mi chiama e mi dice che è stato inserito un ragazzino con mutismo selettivo. Incontro i genitori e l’insegnante di sostegno e decido di incontrare il ragazzo la settimana successiva. Arriva all’appuntamento lui, O. ovviamente più grande di come lo avevo lasciato ma con lo stesso modo di comunicare con gli occhi. Mi ha riconosciuto subito e mi ha sempre parlato, ricordava tutti i giochi e non dimenticherò mai quando mi chiese di non dire ai genitori che parlava.

Non ho poteri particolari ne mi reputo una pedagogista speciale, semplicemente ho seguito il mio istinto, le mie conoscenze e la disponibilità all’ascolto e alla collaborazione. Il risultato positivo è stato grazie ad O. che si è fidato.

In quel momento capii che in poco tempo e anni prima era nata una bella relazione di fiducia che sfruttai per farlo interagire con i suoi compagni di classe e con gli insegnanti. 

Non c’è una ricetta specifica ed unica da poter utilizzare, l’unica indicazione che mi sento di dare è provare a capire l’altro, ascoltare e far diventare bagaglio proprio ciò che reputiamo utile e giusto nei gesti e nei modi degli altri, non ho mai creduto e continuo a non credere che facendo prevalere la superiorità si ottenga molto anzi …

 Il comportamento e le azioni verso un’altra persona sono sempre seguiti da una conseguenza relativa e coerente!

Sitografia:

http://sfbct.unimc.it/it/didattica/corso-specializzazione-sostegno/sostegno-18_19/PECS.pdf

http://www.istitutosuperiorebruno-dorso.it/scuola-lavoro/DocumentiUtili/Lezione%20n%203.pdf

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