Il mondo dietro una stoccata

Anno: 2025 - Vol. 10 / Fascicolo: 21 / Periodo: ott-dic

Autori:

Nicolò Piacentini

Medico della Nazionale Italiana di Scherma in Carrozzina


Il rumore metallico delle lame si mescola al silenzio teso del palazzetto. Un attimo dopo, a distanza di poche ore dalla storica impresa che ci porta in finale, battendo per la prima volta la Cina, si completa l’ultima rimonta decisiva che ci proietta sul tetto del mondo: la squadra di sciabola maschile ha scritto la storia, l’Italia è campione del Mondo!

2-7 settembre 2025: Campionati del Mondo Paralimpici di Iksan (Corea del Sud). Dalla spedizione la nazionale italiana di scherma in carrozzina torna trionfante con due medaglie d’oro, due d’argento e tre di bronzo, seconda nel medagliere solo alla Cina.

Riavvolgiamo però il nastro di qualche mese quando, a breve distanza dalle Paralimpiadi di Parigi 2024, con un bottino di un argento e tre bronzi, l’Italia ha cominciato un nuovo quadriennio, con uno staff tecnico completamente rinnovato e l’inserimento di molti giovani atleti esordienti, che già nelle gare di Coppa del Mondo avevano iniziato a mostrare le proprie potenzialità.

La mia esperienza con il mondo dello sport paralimpico è iniziata in questo contesto, quasi per caso, con la chiamata del Medico Federale, che mi invitava a occuparmi del settore Paralimpico in qualità di referente medico.

Già dai primi giorni del ritiro di preparazione, fin dai primi istanti, ho avuto la sensazione che quella che mi apprestavo ad iniziare fosse molto più di un’esperienza professionale: in realtà stavo entrando intimamente in contatto con l’essenza stessa della mia missione di fisiatra, vale a dire la concezione del lato umano della riabilitazione, l’unicità della persona, la rivalutazione del mondo della disabilità non intesa come impairment, limitazione fisica, ma come capacità e funzionalità residua, modificando il mio consueto piano di analisi personale e scientifica.

Nonostante i volumi studiati e l’esperienza clinica degli ambulatori e dei reparti riabilitativi maturata negli anni di formazione specialistica, è stato con questa esperienza che ho imparato a vedere, a scorgere il potenziale riabilitativo, attraverso gli occhi di chi la disabilità la vive, la sfida e la sconfigge ogni giorno, spingendosi al superamento dei limiti e delle barriere fisiche e psicologiche ancora troppo spesso costruite dalla società: l’atleta paralimpico.

In poco tempo sono arrivato a gioire per una vittoria, ad osservare la reazione alla sconfitta, sperimentando una tempesta di emozioni intense, che talvolta finiscono per sbalzarti fuori dalla nave e ti lasciano con il dubbio che possa non essere dotato degli strumenti necessari per affrontare tutta questa umanità. Ho imparato a percepire e rendere mia la potenza emotiva che si cela dietro a una medaglia mondiale, frutto di un percorso condiviso e caratterizzato da cadute, cambi di rotta, tratti illuminati dal sole cocente e altri all’ombra, infortuni, fasi riabilitative, ansie, frustrazioni, paure, delusioni, istanti di condivisione e di solitudine.

In questi mesi abbiamo fatto i conti con fasi di ricondizionamento cardiovascolare generale in conseguenza di pneumotoraci spontanei, lesioni muscolari, tendinopatie agli arti superiori, contusioni ossee, distrazioni legamentose, gestione di affezioni cliniche di varia tipologia ed entità, quali sindromi influenzali, infezioni intestinali e urinarie, pirosi gastrica, lesioni da pressione. La condivisione è stata totale anche all’interno dello staff tecnico: commissari tecnici, preparatori, addetti alla logistica, tecnici delle armi, maestri, medici, fisioterapisti, ciascuno al sostegno del gruppo e con lo spirito di una squadra forte, coesa, consapevole delle proprie potenzialità e pronta ad affrontare insieme di petto tutti gli ostacoli.

La straordinarietà dell’atleta paralimpico non è la tanto decantata e retorica figura del supereroe, che supera ciascuna difficoltà mostrando una resilienza totale, quanto piuttosto il suo “culto della bellezza”, la bellezza che si cela dietro una protesi di arto inferiore accantonata vicino a una maglietta da allenamento, nell’atteggiamento in flessione di una mano con spasticità, nella naturalezza dei gesti e dello sguardo di ragazzi in carrozzina che non fingono aria di normalità, ma dimostrano la sensibilità e la grandezza di aver trovato nella semplicità la ragione stessa del proprio essere al mondo.

Allora gli sguardi evocativi magistralmente immortalati dai fotografi ufficiali dell’evento, assieme a tutti i dettagli apparentemente insignificanti, sono qui a testimoniare quanto per la definizione della Persona, dei suoi caratteri distintivi, dei suoi pregi e dei suoi valori non siano rilevanti le facoltà fisiche perdute a causa di un evento disabilitante, ma le peculiarità umane di ciascuno.

In un contesto simile, l’idea di disabilità non può che svanire e lasciare spazio a quella di unicità da cui scaturisce il più potente e incontenibile impulso alla vita.

La misura di chi siamo è ciò che facciamo con ciò che abbiamo”.

Mondiale Paralimpico di Iksan, 2-7 settembre 2025. Foto di Augusto Bizzi

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  1. Che racconto intenso. Complimenti dott. Piacentini. Le auguro di continuare a vivere emozioni positive come quella raccontata.

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