Saldi di fine stagione

Anno: 2021 - Volume 6 / Fascicolo: 4 / Articolo: 2 / Periodo: lug-set

Autori: Morena Ottaviani
Per citare questo articolo: Ottaviani M. Saldi di fine stagione. Fisiatria Italiana [Internet]. 2021 lug-set;6(4):3-4. Disponibile su: https://www.fisiatriaitaliana.it/saldi-di-fine-stagione

Ricevo la telefonata piuttosto allarmata da parte di una collega Fisiatra, che esercita a pochi chilometri di distanza dal mio studio: la sua preoccupazione è conseguenza della notizia dell’imminente apertura di uno di quei Poliambulatori che racchiudono un po’ tutte le discipline Mediche e Diagnostiche esattamente di fronte allo studio in cui svolge la sua attività da anni. 

Sono da sempre stata una sostenitrice della libera e legittima concorrenza, che ritengo debba pungolare le persone a non adagiarsi su allori conquistati negli anni: la continua ricerca di un miglioramento qualitativo del servizio deve essere responsabilmente perseguita sempre, non solo in prospettiva delle verifiche di qualità periodicamente effettuate dagli organi regionali o dalle varie aziende certificanti. Tuttavia è il concetto di “legittimità” che troppo spesso corre sulla linea di confine.

Nel 2006 una riforma che viene ricordata da tutti come “Legge Bersani” aveva istituito una sorta di appiattimento e uniformazione in attività di vari generi; due tra gli effetti sortiti da tale riforma sono rappresentati dalla scomparsa del Tariffario Minimo che gli Ordini Professionali avevano e la libertà di aprire attività commerciali della stessa tipologia senza esigenze di alcun distanziamento tra le stesse. Il secondo di questi effetti nel caso della mia collega si evince dal fatto che è sufficiente attraversare una strada per passare da un Centro di Riabilitazione accreditato dalla Regione ad un Poliambulatorio Specialistico privato, proprietà di una di quelle maxi società che riescono ad offrire prestazioni “Low-cost” (come va di moda dire in questi tempi) puntando su grandi numeri di utenza.

Il Tariffario Minimo aveva lo scopo di impedire la “prostituzione” di alcuni professionisti privi di scrupoli e di dignità professionale, disposti a ricevere compensi irrisori pur di accaparrarsi il cliente (o, nel nostro caso, il paziente). L’Ordine professionale imponeva una Dignità appunto, che purtroppo non è una caratteristica innata nell’essere umano. I politici hanno preferito giocare la carta “accaparravoti” del “Guarda come ti faccio risparmiare, cittadino mio” piuttosto che occuparsi di verificare il livello qualitativo dei servizi proposti. Ma questa è solo una mia opinione personale e, come tale, lascia il tempo che trova.

Ciò che emerge dalla telefonata della collega è che nel poliambulatorio antistante, la Visita Specialistica del Medico Fisiatra viene erogata al costo di € 45,00. L’aspetto preoccupante e, sinceramente, destabilizzante della storia, tuttavia, non è rappresentato tanto dai 45 euro (che sono indiscutibilmente ridicoli, dal momento che nella stessa sede, il costo di una visita del tecnico Podologo costa € 40,00), quanto dal fatto che qualsiasi altra visita specialistica medica nello stesso Poliambulatorio ha un costo che oscilla tra i 90 ed i 150 euro. Trovo vergognoso che il SSN, le cui tariffe sonno ancora quelle stabilite nel lontano 1996,  riconosca 22,50 euro per una Visita Medica Specialistica, ma almeno la cifra ridicola unisce tutti gli specialisti di tutte le discipline mediche. Ora, avrei piacere di chiedere al collega che si presta a tali manovre, quale tipo di differenza professionale crede che possa sussistere tra una sua visita e quella di un qualsiasi altro Speciallista. Il tempo di un Fisiatra vale forse meno di quello di un Ortopedico o di un Dermatologo? Non credo proprio, a meno che per “visita” si intenda dare una rapida occhiata alla documentazione clinica del paziente e buttare lì un progetto riabilitativo con il famigerato “Metodo Random”! Comunque, per quanto rapidi ed approssimativi si possa essere, considerando il tempo necessario per far accomodare il paziente (parliamo di disabili, quindi difficilmente sono persone rapide negli spostamenti), due parole di spiegazione reciproca, una rapida occhiata agli eventuali esami, il tempo materiale per scrivere una diagnosi ed una prescrizione (non certo una relazione di valutazione clinica, perché si suppone che il paziente non venga neppure sfiorato in tutto il processo), vogliamo impiegare meno di 15 minuti? Quando ho dovuto cambiare il rubinetto del lavandino in cucina, il mio idraulico per una mezz’oretta di lavoro mi ha chiesto 50 euro, così leggendo questa tariffe mi domando se i sacrifici fatti da mamma e papà per pagarmi l’università e mantenermi fino alla Laurea siano valsi la pena. Davvero, non riesco a comprendere come possano coesistere nello stesso ambulatorio tariffe così ridicole e diverse per specialità, addirittura mortificanti per i Fisiatri. Potrei forse capire se la politica del poliambulatorio fosse giustappunto Low-cost, con tutte (ma tutte!) le tariffe delle varie prestazioni al ribasso. Così, sinceramente, no. 

Esiste una definizione più appropriata della “visita” quando si tratta di Fisiatria ed è “Valutazione per la presa in carico del disabile”. Questa implica che col paziente si parli, ci si faccia spiegare cosa è accaduto, si vagli la documentazione clinica ed iconografica, e dopo tutto ciò, arriva il momento in cui si VISITA il paziente, facendolo anche spogliare se è il caso, per poter valutare meglio con gli occhi e con le mani le problematicità presenti e quelle riferite (che non sempre coincidono!).

Non si può neppure trovare giustificazione nella legge della domanda e dell’offerta, perché sappiamo benissimo quale penuria di Fisiatri ci sia da sempre. Stiamo parlando oltretutto di piccole realtà urbane con meno di 30 mila abitanti e non certo degli oltre 3 milioni di abitanti di Milano, per cui una struttura come quella che sta per concretizzarsi di fronte alla Collega avrà un impatto veramente devastante, temo.

Il risultato di queste manovre, alla fine, sarà che le piccole realtà come quella in cui esercita la Collega, verranno strette in un angolo, forse obbligate a chiudere, a medio o breve termine in quanto non sorrette da grosse società. E così la sana concorrenza sarà andata a farsi benedire, con beneplacito di quegli organi che dovrebbero vigilare e tutelare gli interessi dei Fisiatri, compresi quelli della Collega, ma che nella realtà non esistono perché troppo impegnati a scaldare la solita, vecchia poltrona.

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  1. É DAVVERO UN ARGOMENTO CHE MERITEREBBE UNA IMPORTANTE AZIONE SINDACALE SIA GENERALE DELLA CATEGORIA MEDICA, MA SOPRATTUTTO DEI FISIATRI. Purtroppo siamo assenti o anestetizzati, tra venditori di corsi e silenziosi scaldapoktrone. Prosit.

    1. Esatto. Purtroppo non esiste una vera rappresentanza che si adoperi per difendere gli interessi della categoria dei Fisiatri, anzi, siamo proprio noi i primi ad agire in modo autolesivo per la nostra Specialità. Chi dovrebbe tra l’altro stimolare i Fisiatri ad esigere il rispetto che ci meritiamo, latita perchè troppo impegnato nei “giochi di potere” ed evidentemente non ha tempo per raccogliere le denunce di chi combatte quotidianamente sul territorio e vorrebbe ricevere un conforto ed un’assistenza nelle battaglie da combattere.

  2. Invierò alla collega Ottaviani ampia relazione sull”attività svolta dal sindacato FIMMFIR negli ultimi 7 anni ,credo che i fatti concreti gli faranno cambiare opinione ; criticare senza nessun fondamento e facile per tutti, agire con concretezza a difesa e tutela della professione del Fisiatra e ben altra cosa , ci vuole: dedizione competenza ed enormi sacrifici ..La critica gratuita non risolve i problemi . Suggerisco alla Collega Ottaviani di iscriversi al SIMMFIR e magari candidarsi come componente del direttivo nazionale cosi potrà lottare insieme a tanti altri colleghi a difesa e tutela della professione del Fisiatra . Le lotte sindacali si fanno con i fatti concreti e non con le critiche gratuite .

    1. Tu mi suggerisci di associarmi al SIMFIR e di mettermi a disposizione del sindacato? La tua memoria perde colpi evidentemente, Dott. Calvaruso. Io mi sono iscritta orgogliosamente ancora da specializzanda al SIMFER ed ho continuato a farlo finché tu mi hai palesato che non c’è spazio per chi si vuole mettere a disposizione per lavorare con passione e senza riconoscimenti. Se vuoi posso rinfrescarti la memoria.
      Posso ricordarti di come mi venne chiesto di non candidarmi (facevo così paura?) per non alterare “gli equilibri” studiati a tavolino delle imminenti elezioni, e in cambio avrei avuto un piccolo ruolo nel sindacato che non richiedeva elezione ma solo una tua nomina (in quanto presidente del SIMMFIR) avvallata degli altri membri del direttivo. Posso ricordarti di quando mi dicesti, ovviamente ad elezioni svolte, che alcune persone non concordavano nell’assegnarmi quell’incarico e mi suggeristi di parlare con loro (che, ovviamente, negarono tutto). Posso ricordarti di quando ti offristi mediatore pro domo mea, mentre in realtà erano probabilmente solo strategie per prendere tempo visto che non mi hai mai più aggiornato. Giochi di potere. Nulla più. Posso infine ricordarti di quando ti dissi che non sarei comunque stata interessata a fare la bella statuina o il cucciolo che annuisce sul cruscotto dell’auto nell’ambito del direttivo, che se la mia presenza doveva essere solo simbolica, be’, grazie, ma anche no!
      Posso accettare che tu mi metta a disposizione tutto il lavoro che il sindacato affermi abbia svolto in questi anni sotto la tua presidenza, anzi, lo attendo con piacere. Posso accettare che tu non sia d’accordo con le mie affermazioni e le mie polemiche. Ma che tu mi dica che reputi le mie critiche gratuite e soprattutto che mi solleciti ad iscrivermi al SIMFIR ed a propormi per lottare insieme ai suoi componenti, be’ questo mi spiace, ma visto ciò che è successo (e tu sai ciò che è successo), questo proprio non lo posso accettare.
      Mi spiace che tu non sia in grado di tollerare le critiche (peccato, perché solitamente aiutano a crescere e chiunque dovrebbe aspirare sempre a crescere), ma forse il limite maggiore di questo sindacato è che è unico, senza confronti, senza antagonismi. Solitamente esistono diversi sindacati che accolgono diverse opinioni. Si chiama Democrazia. Evidentemente per i Fisiatri non può esistere questo stato di Democrazia. Però, se permetti, ciascuno di noi si può arrogare il diritto di non aderire ad un organo dal quale non si sente rappresentato. E altrettanto ciascuno di noi può permettersi di esprimere critiche, dissapori ed opinioni contrastanti. Lo dimostra il fatto che le tue parole sono state pubblicate. E la mia risposta pure.

  3. Non entro volutamente nel confronto dei commenti dei colleghi Calvaruso e Ottaviani avendo già espresso a suo tempo il mio pensiero ma avendo avuto esperienze sindacali nell’ANAAO e nella stessa SIMMFIR dalle segreterie storiche della coppia Giustini-Maglione e poi con la vicinanza fraterna con quella di Uliano e poi avendo lavorato con De Marchi nel triennio 2008/2011 posso confermare l’estrema importanza di un dibattito sul ruolo del sindacato proprio alla luce di un regionalismo spinto (stesse vaccinazioni obbligatorie durano in Lombardia 10 anni e nel Lazio 6 anni!!!!!) che mi faceva tornare a casa, dopo le prime riunioni del direttivo sindacale, profondamente DEPRESSO.
    Ma penso che il sindacato dei fisiatri italiani abbia bisogno di una profonda innovazione basata sulla TRASPARENZA a partire proprio dalle elezioni del Direttivo e difatti dopo il 2014 feci la formale richiesta da socio al Segretario di arrivare alla presentazione scritta delle candidature alle varie cariche per evitare che circolassero foglietti con nominativi per le elezioni dei membri del Direttivo all’insaputa anche dei diretti interessati. Purtroppo non ho poi mai saputo nulla di quella mia richiesta. Inoltre mi auguro che l’elezione del Segretario avvenga in modo diretto e non come ora da parte del Direttivo nella sua prima riunione. È bene che anche le consuetudini diventino regole esplicite espresse in uno statuto/regolamento.
    Ma penso anche che il Sindacato non possa permettersi di avere iscritti indiretti ovvero uno si iscrive alla Società ed automaticamente si iscrive al Sindacato. Nemmeno ai tempi del vecchio partito comunista italiano, iscrivendosi al partito ci si iscriveva alla CGIL, ed è come se oggi mi iscrivessi a Fratelli d’Italia ed avessi l’automatica iscrizione alla CISNAL o ad altro Sindacato. Penso che ci possano essere fisiatri che siano interessati ad iscriversi alla Società ma non al Sindacato e viceversa e questo anche ai fini dei bilanci economici che devono essere totalmente indipendenti senza travasi dall’uno all’altro. Sono consapevole che questa scelta potrebbe essere difficile ma sono convinto che nel tempo sarebbe vincente.
    Essere sindacalisti nello Stato del Gattopardo è molto difficile ma per questo ritengo che la trasparenza sia ancora più importante. Sono altrettanto convinto che alcune battaglie non siano solo sindacali ma anche scientifiche perchè per esempio che una protesi d’anca debba essere operata da un ortopedico e non da altri specialisti o altre figure professionali è un valore scientifico e non solo sindacale

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