Abstract
Il presente lavoro analizza la relazione tra gli stili didattici adottati dall’insegnante e gli stili cognitivi degli studenti nella scuola secondaria di secondo grado. L’obiettivo principale è individuare strategie comunicative e metodologiche efficaci per sostenere l’apprendimento dell’intera classe (composta mediamente da 25 studenti), prevenendo la dispersione scolastica e garantendo un’effettiva inclusione degli allievi con neurodivergenze (in particolare appartenenti allo spettro autistico[1, 2]) e DSA. Attraverso il metodo epistemologico “Problemi-Teorie-Critiche”[6, 15], si ipotizza che l’alternanza sistematica degli stili di insegnamento stimoli molteplici canali sensoriali e cognitivi, incrementando l’attenzione generale e permettendo il raggiungimento degli obiettivi didattici. Vengono analizzati sia il bilancio di un’esperienza pluridecennale nelle materie tecniche (Informatica, Elettronica, Telecomunicazioni) [5], sia casi di studio inerenti a studenti autistici ad alto e basso potenziale[1, 3].
Parole chiave: Stili didattici, Stili cognitivi, Spettro autistico, Inclusione scolastica, Epistemologia della didattica, Metodo Problemi-Teorie-Critiche, Didattica inclusiva. Comunicazione efficace.

Fig. 1: Descrizione di un “semplice” modello di comunicazione. Perché passi la comunicazione devono essere “accesi” sia trasmettitore che ricevitore. Inoltre il codice di comunicazione deve essere lo stesso.
1. Introduzione e Inquadramento Teorico
1.1. Il Problema Didattico ed Epistemologico
In una classe standard di circa 25 studenti della scuola secondaria superiore, l’esperienza empirica mostra che solo una minoranza (circa il 15–20%, pari a 4-5 ragazzi) non presenta uno stile cognitivo nettamente “dominante”. La maggioranza degli allievi predilige specifiche modalità di elaborazione dell’informazione. Qualora il docente utilizzi uno stile di insegnamento rigido o univoco, parte della classe riscontra rilevanti difficoltà nell’agganciarsi ai metodi spiegati.
Il problema centrale risiede nella seguente domanda metodologica: Come strutturare la didattica per l’intera classe garantendo che nessun allievo venga lasciato indietro, con particolare attenzione agli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e con disturbo dello spettro autistico?[2, 5]
1.2. Modelli Teorici di Riferimento
Il framework teorico si articola su tre pilastri principali:
- Classificazione degli Stili di Insegnamento:
- Stile Costruttivista: Intende l’insegnare come stimolazione e facilitazione dell’apprendimento. Impiega strategie quali modellizzazione, analogie e metafore, inferenze, spiazzamento cognitivo (indovinelli o problemi apparentemente impossibili per ampliare i confini mentali), simulazioni (“pensa come uno scienziato”), metacognizione e radicamento nelle percezioni sensoriali ed emotive.
- Stile Positivistico-Comportamentale.
- Stile Psicoanalitico.
- Canali Sensoriali Fondamentali: Visivo, uditivo, cinestesico, olfattivo e tattile. La maggior parte degli individui integra i dati provenienti da più canali. Nei casi di isolamento percettivo o difficoltà comunicative (come nello spettro autistico o nei deficit sensoriali), calibrare correttamente il canale espressivo diventa determinante[1, 2].
- Modelli degli Stili Cognitivi: Categorizzazioni fondate sui contributi della letteratura psicopedagogica (De Beni, 2003; Sternberg, 1998, 2000).
1.3. Ipotesi e Assioma di Lavoro
Si assume come ipotesi fondante che variare e alternare lo stile didattico aumenti l’attenzione media degli allievi e consenta di intercettare lo stile cognitivo dominante dei singoli studenti, favorendo al contempo lo sviluppo e l’integrazione di stili cognitivi secondari[4, 5].
2. Materiali e Metodi
2.1. Contestualizzazione e Vincoli
- Ambiente: Scuola secondaria di secondo grado (es. Istituto Tecnico Industriale “A. Rossi”).
- Campione: Classi formate da circa 25 allievi (inclusi studenti con DSA quali dislessia e discalculia, e studenti con disturbo dello spettro autistico).
- Vincolo metodologico: La didattica deve essere erogata per l’intera classe, evitando frammentazioni o isolamenti del singolo allievo[5].
2.2. Il Metodo “Problemi-Teorie-Critiche”
In accordo con l’impostazione epistemologica popperiana, l’azione didattica [6] segue la sequenza:
- Problema: Definizione della difficoltà di apprendimento o dell’obiettivo comunicativo;
- Teoria: Elaborazione di un’ipotesi didattica e applicazione di uno stile d’insegnamento mirato;
- Critica: Valutazione dell’efficacia comunicativa e verifica dei risultati di apprendimento conseguiti dagli allievi.
2.3. Metodologie e Strumenti per le Discipline Tecnico-Scientifiche
Nelle materie dell’area informatica e tecnologica, vengono alternate molteplici metodologie [9]:
- Lezione frontale e lettura/comprensione del testo;
- Flipped classroom (classe capovolta) e Blended learning / DDI (piattaforme Google Classroom, Moodle);
- Learn by doing (fai e impara) e didattica per problem solving;
- Esercitazioni guidate, simulazioni software (Scratch, Flowgorithm, applet interattive, suite OpenSource) e lavoro pratico in laboratorio;
- Domande veloci dal posto, spiegazioni/interrogazioni alla lavagna ed esercitazioni al calcolatore.
2.4. Esempio di Trasposizione Didattica Multimodale: “Il Condensatore”
Per dimostrare l’applicazione dell’alternanza metodologica, l’insegnamento di un singolo argomento (il condensatore) viene declinato su vari canali:
- Spiegazione orale: Spiegazione a parole del funzionamento (Canale Uditivo).
- Supporto grafico: Utilizzo di schemi strutturali e grafici alla lavagna (Uditivo + Visivo statico).
- Contenuto multimediale e analisi critica: Proiezione di video sulla fabbricazione del componente e discussione guidata (Uditivo + Visivo dinamico + Interattivo critico).
- Modellizzazione matematica: Formalizzazione delle equazioni fisiche del componente.
- Esperienza di laboratorio: Manipolazione del componente reale e inserimento in un circuito (Visivo + Uditivo + Cinestesico/Manuale).
- Simulazione software: Utilizzo di un’applet per simulare il comportamento delle cariche al PC.

Fig. 2: Descrizione visiva dell’ alternanza metodologico- didattica sull’ esempio del condensatore.
3. Risultati e Analisi della Casistica
3.1. Risultati Empirici nell’Insegnamento Disciplinare (Ultimi 15 Anni)
L’osservazione dei risultati scolastici nelle discipline di Informatica, Elettronica e Telecomunicazioni su un arco temporale di circa 15 anni evidenzia i seguenti dati [5]:
- Il numero di valutazioni insufficienti a fine anno è compreso tra 0 e 15% degli studenti per classe.
- Circa il 98% degli studenti insufficienti è stato respinto a causa di insufficienze diffuse in molteplici altre materie, evidenziando una debolezza generale e non legata alla didattica specialistica della singola materia.
- La maggior parte degli allievi con DSA e con disturbo dello spettro autistico motivati non ha necessitato di misure facilitative, raggiungendo autonomamente valutazioni pari o superiori alla sufficienza.
3.2. Casistica Pedagogico-Clinica e di Sostegno
L’esperienza condotta dall’insegnante di sostegno e pedagogista clinico [1, 2, 5] conferma l’efficacia dell’alternanza degli stili didattici:
- Caso 1 (Alto Potenziale – Liceo): Allievo con disturbo dello spettro autistico ad alto potenziale (abilità superiori alla media in alcuni ambiti a fronte di difficoltà in altri). La variazione dello stile didattico ha permesso di valorizzare le eccellenze individuali integrandole nel lavoro di classe.
- Caso 2 (Basso Potenziale – Istituto Tecnico): Allievo con disturbo dello spettro autistico a basso potenziale (difficoltà diffuse nella maggior parte degli ambiti). La diversificazione dei canali percettivi (particolarmente visivo-pratici) ha favorito la comprensione dei concetti e il mantenimento del contatto attentivo.
4. Discussione e Critiche
4.1. Punti di Forza e Valore Inclusivo
L’alternanza degli stili d’insegnamento garantisce vantaggi sistemici:
- Mantiene elevata l’attenzione media della classe intera.
- Permette di intercettare lo stile cognitivo dominante di ciascun allievo senza creare percorsi isolati.
- Stimola e sviluppa gradualmente i canali cognitivi meno utilizzati dallo studente.
- Favorisce l’inclusione reale degli allievi con DSA e autismo, valorizzando le loro potenzialità [1, 2, 5].
4.2. Limiti Epistemologici e Metodologici
È doveroso evidenziare alcuni limiti intrinseci del contesto scolastico:
- Irreversibilità del processo didattico: Alla fine dell’anno scolastico non è possibile “resettare” gli studenti per verificare l’apprendimento ottenuto con un metodo differente sullo stesso campione.
- Non oggettività rigorosa dei risultati: I dati raccolti derivano dalla pratica didattica ed empirica in classe, pertanto non sono formalmente dimostrabili in senso di “laboratorio rigoroso”.
- Variabilità disciplinare: L’efficacia e le modalità di applicazione possono variare in base alla specifica materia insegnata.
4.3. Implicazioni per il Consiglio di Classe, prospettive e sviluppi futuri
Si evidenzia l’opportunità di promuovere momenti di confronto e brainstorming tra i docenti del Consiglio di Classe in merito agli stili didattici. Viene inoltre suggerito un approfondimento sulle cause primarie (ambientali, genetiche, neurologiche [8, 10, 13, 15]) dei DSA e della disabilità, per superare un approccio puramente burocratico o compensativo.
5. Conclusioni
L’adozione di uno stile didattico flessibile e multimodale rappresenta una risposta concreta alla complessità delle classi moderne. L’alternanza delle metodologie comunicative e degli strumenti d’insegnamento non solo migliora le prestazioni complessive della classe, ma crea le condizioni ottimali per un’inclusione autentica ed efficace degli allievi con neurodivergenze e bisogni educativi speciali [1, 2, 5].

Fig. 3: Descrizione visiva della presenza di vari stili cognitivi dominanti in classe.
Bibliografia e Sitografia
- Cavallo, C. R. (2024). Un modo di essere! Fisiatria Italiana, 9(15), 26-29.
- Autismo e Pedagogia Speciale. Disponibile su: nonsolopedagogia.it.
- Aggressività e autolesionismo nell’autismo. Disponibile su: messinamedica.it.
- Stili di Apprendimento. Documento d’Istituto. Disponibile su: chieti4comprensivo.edu.it.
- Processo didattico in aula: individuazione di casi critici e azioni conseguenti. Fisiatria Italiana.
Suggerimenti per approfondimenti epistemologici e filosofici generali.
- 6 Antiseri, D. – Epistemologia e didattica delle scienze; Teoria unificata del metodo.
- 7 Bateson, G. – Verso un’ecologia della mente.
- 8 Facchini, F. – Antropologia.
- 9 Feyerabend, P. K. – Contro il metodo.
- 10 Fromm, E. – Anatomia della distruttività umana.
- 11 Kant, E. – Critica della ragion pura.
- 12 Kuhn, T. S. – La struttura delle rivoluzioni scientifiche.
- 13 Lorenz, K. – L’aggressività. “Il cosiddetto male”.
- 14 Piaget, J. – Biologia e conoscenza.
- 15 Popper, K. R., & Eccles, J. C. – L’io e il suo cervello.
Bibliografia specialistica.
16. Antonietti, A. (2003). Psicologia dell’apprendimento. Milano: Vita e Pensiero.
17. Boscolo, P. (2006). Psicologia dell’apprendimento scolastico: aspetti cognitivi e
motivazionali. Torino: UTET Università.
18. Cadamuro, A. (2004). Stili cognitivi e stili di apprendimento. Da «cosa» pensi a «come»
pensi. Roma: Carocci Editore.
19. Collins, A., Brown, J. S., & Newman, S. E. (1995). L’apprendistato cognitivo: per
insegnare a leggere, scrivere e a far di conto. In C. Pontecorvo (A cura di), La
condivisione della conoscenza. Firenze: La Nuova Italia.
20. Cornoldi, C., De Beni, R., & Gruppo MT (2001). Imparare a studiare 2. Strategie, stili
cognitivi, metacognizione e atteggiamenti nello studio. Trento: Edizioni Centro Studi
Erickson.
21. De La Garanderie, A. (1991). I profili pedagogici. Determinare l’attitudine scolastica.
Firenze: La Nuova Italia.
22. Flavell, J. H. (1979). Metacognition and cognitive monitoring: A new area of cognitive-
developmental inquiry. American Psychologist, 34(10), 906-911.
23. Gardner, H. (1994). Intelligenze multiple. Milano: Anabasi.
24. Kagan, J. (1966). Reflection-impulsivity: The generality and dynamics of conceptual
tempo. Journal of Abnormal Psychology, 71(1), 17-24.
25. Keefe, J. W. (1987). Learning Style Theory and Practice. Reston, VA: National Association
of Secondary School Principals.
26. Kolb, D. A. (1984). Experiential Learning: Experience as the Source of Learning and
Development. Englewood Cliffs, NJ: Prentice-Hall.
27. Mariani, L. (2000). La motivazione a imparare. Autonomia e strategie nel percorso
scolastico. Roma: Carocci Editore.
28. Sternberg, R. J. (1998). Stili di pensiero. Le differenze individuali nell’apprendimento e
nella soluzione dei problemi. Trento: Edizioni Centro Studi Erickson.14. Witkin, H. A., & Goodenough, D. R. (1981). Cognitive Styles: Essence and Origins. New
York: International Universities Press.
Sitografia specialistica
29. Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) – Indicazioni Nazionali e linee guida per la
personalizzazione della didattica: https://www.istruzione.it
30. Edizioni Centro Studi Erickson – Archivio metodologico su metacognizione, stili cognitivi
e bisogni educativi speciali: https://www.erickson.it
31. Associazione Italiana Dislessia (AID) – Guida agli stili di apprendimento e alle strategie
compensative: https://www.aiditalia.org
32. State of Mind (Rivista di Scienze Psicologiche) – Approfondimenti tematici su stili
cognitivi e apprendimento: https://www.stateofmind.it
33. Area ETS – Risorse pedagogiche per una didattica inclusiva e differenziata: